Li conterai, alla fine, i battiti del mio cuore. Sono li,
tutti per te, posti nello scatolone delle attese, o dove le stagioni si
avvicendano. Sono capitato in un porto di mare e sono partito per numerosi
viaggi e alcune volte ho smarrito anche la via, di proposito ovviamente, perché
quello che mi inseguiva ringhiava mi era sempre addosso. Gli sfuggivo di poco e
spesso mi sorprendeva nel sonno, o nella notte, quando il cuore si fermava e
sbottava, vomitava ubriaco di dolore nervosismo, di occhi blu e capelli spessi
che ancora imperversano nascosti nella mia stanza…fuochi spenti.
Allontanarsi con la ragione nelle mani, con il desiderio di
scatenare un grande incendio nel tuo cielo è assai pesante e complicato, e
altrettanto complicato è sdraiarsi e contare le stelle. Perché come potrei?
Come potrei stare in pace con la coscienza quando ho un
pezzo di mondo che mi manca, come potrei condividere le stelle da solo, lo
spazio, i pianeti, le interminabili galassie che ruotano e che finiscono con
te? Ecco si, mi mancava la fine, il piccolo, gigantesco, insignificante,
categorico punto. La famosa linea dell’orizzonte che solcano le barche lontane
nel mare, il cartello che dice: “di qui in avanti non c’è più nulla”, la pittoresca scritta “The End”. Ne
ero certo, ero in caduta libera da chissà quale grattacielo e cercavo un piano
su cui atterrare, noncurante dell’impatto, tanto il cuore era perso…senza te.

