Una fiammella che si accende nella notte non si accende per caso. Scocca da un'entità nascosta. Dai sensi ardenti e dagli animi concitati. Se la fiammella si accende di giorno non si nota, si penserà che non ci sia niente di strano, che tutto si svolge secondo abitudine. Ma rimane pur sempre un' avvisaglia di qualcosa, seppur piccola. Questo l'uomo ancora non l'ha capito; spesso da una fiammella isolata riesce a far scaturire un incendio dirompente.
E' l'inibizione dei sensi che non fa cogliere quello scintillio alle persone. Eppure di scintille ce ne sono a volontà, ma non le vedono!
Un cane che osserva, un tuono che rimbomba, il vento che porta sussurri.....un tramonto rosa.
Forse è proprio perchè sono cosi accecati dal buio nero pece che non riescono a scorgere la luce.
Forse è la mancanza di vita che li rende così opachi, è il veloce scorrere del tempo che lascia tutti disarmati, ignari di quale sia la luce o il buio, di cosa sia il bene e il male;
Tempo perso inutilmente a scrivere.
La maggior parte delle fiammelle ora vacilla, svariate sono spente.
E' come quando si scrive una poesia e poi per vergogna o irritazione di ciò che si è scritto, si strappa il foglio, rimanendo imbronciati con lo sguardo fisso fuori dalla finestra a domandarsi:
"Possibile che le fiamme della ragione le veda solo io?"
Informazioni personali
mercoledì 29 settembre 2010
domenica 19 settembre 2010
Ad Ambrogio Fogar

Lasciatemi volare nel cielo azzurro e nel mare blu; Ho un appuntamento che non può essere rimandato. Sono l'uomo che fugge la vita e va a passeggio con la morte, sono l'essenza mortale dell'avventura, dell'estremo, del naufragare solo nell'Oceano nero.
Tra la vita e le sue incomprensioni, le sue insignificanti paranoie, il suo stress conformista,
io scalo la parete ghiacciata del monte più alto. Parlo con animali che mi ascoltano e mi seguono fino alla fine.
E chissà, chissà se alla fine il veleno della realtà, l'invidia dei vili in mezzo a quella sabbia mi abbia voluto spezzare.
Spezzare le ali ad un uccello che compie il suo ordinario volo, strappare i sogni di un bambino.
Chissà se quella macchina non si fosse ribaltata e la mia spina dorsale fosse ancora integra, chissà se davvero sarei arrivato in braccio a Dio, a irridermi di lui dopo aver varcato la nuvola più alta,
dopo aver attraversato fuoco e acqua, per dimostrare che le ali di un sognatore non si perdono mai.
Ma i sognatori, si sà, sono presi in giro, e spesso vengono sbalzati da cavallo violentemente come fossero cowboyes in un rodeo.
Mi resta l'amaro in bocca, osservo quel monte dalla mia sedia a rotelle con rabbia e impotenza.
Non respiro più, non vivo più, ma presto volerò verso quelle vette, quei mari, quei ghiacciaci che mi appartengono.
Già ti vedo io, che sali l'ultima roccia e affannato, ti togli gli occhiali da sole e dalle nuvole osservi noi, povere formiche, che viviamo frenetici, troppo impegnati per sollevare la testa.
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martedì 14 settembre 2010
Ritratto
Occhi nel buio osservano. Dalla vecchia casina sperduta sulle montagne si intravede salire un filo di fumo nero. La tormenta di neve è iniziata. Perfino i lupi restano nelle loro tane al caldo. Nella stanza poco illuminata un vecchio con barba bianca e capigliatura canuta scrive sulla sua pergamena. La legna sibila nel camino, le fiamme emanano la luce che cozza con il buio, formando così una penombra innaturale. Il fischio del vento che viene da fuori sembra accompagnare le parole che scrive l'anziano sulla pergamena.
"Se è vero che il tempo cancella i dolori, per me sembra non passare mai. L'aria mi pare sempre più rarefatta, sento di stare in una clessidra, ma la sabbia che mi scorre striscia fastidiosamente sulle mie ferite, infettandole e facendole risanguinare. Nella mi vita ho vissuto in posti sbagliati.
Sentivo il bisogno di spostarmi perchè il mio posto ideale è qui, tra le vette amiche e i cani fedeli, nei boschi silenti e i gufi cantanti, tra i cervi dormienti e i lupi amanti.
Libero dalle chiacchiere della gente, dai falsi eroi, dai maestri di vita, dai morti viventi che camminano nelle strade.
Qui scambio le notti per i giorni, i lupi per agnelli, gli animali per le persone, la solitudine per la compagnia, il silenzio per una piacevole chiacchierata.
Sento il mio cuore parlare agli alberi ed urlare al vento.
Raccolgo mele mai viste prima, bevo acqua che più buona non c'è.
Mi sento leggero come un sospiro di malinconia, mi libro nel cielo blu baciato dal sole.
Una volta avevo intorno a me persone che facevano domande inutili e poco affidabili, ora ho vicino a me lupi che non parlano, ma che piangono insieme a me di notte, e parlano con me di giorno e mangiano con me, e ridono con me....
Sono riuscito a piangere pensando ad un animale in fin di vita e vedendo un uccello volare via al tramonto, in fuga dall'inverno. Ho imparato cosa vuol dire vivere, vivere e sognare, tanto che a stento distinguo la differenza tra le due cose.
Ho visto mille albe e mille tramonti, tutti diversi tra loro; Ho visto piogge e fulmini, ho visto demoni e angeli, ho visto Aquile e falchi..... Ma mai ho sentito i miei polmoni gonfiarsi d'aria, mai il mio cuore battere così regolarmente e il vento passare tra i miei capelli, dandomi l'impressione di venire accarezzato da una mano invisibile, come adesso!
Eppure, in autunno ho visto i miei amici morire. Gli alberi mi salutarono con un promessa, per poi appassirsi; gli orsi mi abbracciarono e andarono a dormire; Gli scoiattoli cinguettarono qualcosa e si scavarono un buco nel tronco di una quercia; I cervi migrarono a est; Le Aquile risalirono il crinale; I fiumi si ghiacciarono lasciandomi con un sorriso; Ma i lupi mi tennero sveglio di notte, e mi fecero compagnia di giorno; Se nevicava troppo mi portavano delle carcasse di carne....
Ma ora, sento di dovermene andare, il mio tempo qui è finito. Me ne andrò in punta di piedi, in silenzio, spegnendo con un soffio la candela e chiudendo piano la porta."
Qui termina lo scritto. Del vecchio non si seppe più nulla, sparì tra la tormenta a notte fonda, dopo aver baciato i suoi adorati lupi; questi ultimi lo videro incamminarsi verso la montagna più alta, poi più nulla. I lupi iniziarono ad ululare per tutta la notte, e in estate, alcun animale fece ritorno, gli alberi non rifiorirono, gli scoiattoli non uscirono dai tronchi, e gli orsi non tornarono. I ruscelli si prosciugarono e i cervi rimasero ad est.
"Se è vero che il tempo cancella i dolori, per me sembra non passare mai. L'aria mi pare sempre più rarefatta, sento di stare in una clessidra, ma la sabbia che mi scorre striscia fastidiosamente sulle mie ferite, infettandole e facendole risanguinare. Nella mi vita ho vissuto in posti sbagliati.
Sentivo il bisogno di spostarmi perchè il mio posto ideale è qui, tra le vette amiche e i cani fedeli, nei boschi silenti e i gufi cantanti, tra i cervi dormienti e i lupi amanti.
Libero dalle chiacchiere della gente, dai falsi eroi, dai maestri di vita, dai morti viventi che camminano nelle strade.
Qui scambio le notti per i giorni, i lupi per agnelli, gli animali per le persone, la solitudine per la compagnia, il silenzio per una piacevole chiacchierata.
Sento il mio cuore parlare agli alberi ed urlare al vento.
Raccolgo mele mai viste prima, bevo acqua che più buona non c'è.
Mi sento leggero come un sospiro di malinconia, mi libro nel cielo blu baciato dal sole.
Una volta avevo intorno a me persone che facevano domande inutili e poco affidabili, ora ho vicino a me lupi che non parlano, ma che piangono insieme a me di notte, e parlano con me di giorno e mangiano con me, e ridono con me....
Sono riuscito a piangere pensando ad un animale in fin di vita e vedendo un uccello volare via al tramonto, in fuga dall'inverno. Ho imparato cosa vuol dire vivere, vivere e sognare, tanto che a stento distinguo la differenza tra le due cose.
Ho visto mille albe e mille tramonti, tutti diversi tra loro; Ho visto piogge e fulmini, ho visto demoni e angeli, ho visto Aquile e falchi..... Ma mai ho sentito i miei polmoni gonfiarsi d'aria, mai il mio cuore battere così regolarmente e il vento passare tra i miei capelli, dandomi l'impressione di venire accarezzato da una mano invisibile, come adesso!
Eppure, in autunno ho visto i miei amici morire. Gli alberi mi salutarono con un promessa, per poi appassirsi; gli orsi mi abbracciarono e andarono a dormire; Gli scoiattoli cinguettarono qualcosa e si scavarono un buco nel tronco di una quercia; I cervi migrarono a est; Le Aquile risalirono il crinale; I fiumi si ghiacciarono lasciandomi con un sorriso; Ma i lupi mi tennero sveglio di notte, e mi fecero compagnia di giorno; Se nevicava troppo mi portavano delle carcasse di carne....
Ma ora, sento di dovermene andare, il mio tempo qui è finito. Me ne andrò in punta di piedi, in silenzio, spegnendo con un soffio la candela e chiudendo piano la porta."
Qui termina lo scritto. Del vecchio non si seppe più nulla, sparì tra la tormenta a notte fonda, dopo aver baciato i suoi adorati lupi; questi ultimi lo videro incamminarsi verso la montagna più alta, poi più nulla. I lupi iniziarono ad ululare per tutta la notte, e in estate, alcun animale fece ritorno, gli alberi non rifiorirono, gli scoiattoli non uscirono dai tronchi, e gli orsi non tornarono. I ruscelli si prosciugarono e i cervi rimasero ad est.
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sabato 11 settembre 2010
Vorrei
Vorrei afferrare il silenzio e conservarlo per i momenti di confusione.
Vorrei nuotare nel sangue che lava il mio cuore, vorrei mettere la testa sotto terra e gridare ai morti.
Vorrei incendiare la mia passione, vorrei distruggere il mio rancore, vorrei legare il mio amore.
Vorrei fotografare questo attimo, vorrei scendere alla prossima fermata.
Vorrei parlare con il mio cane, e capirlo ogni volta che i nostri occhi si incrociano.
Vorrei correre come un cavallo indomito nelle praterie a picco sulle scogliere.
Vorrei ascoltare l'arpa magica delle muse.
Vorrei stare solo, seduto sulla grande rupe, guardando in faccia la luna piena mentre viene corteggiata dall'ululato malinconico dei lupi.
La sicurezza che cresce cozza contro il dolore mandandolo in mille pezzi, come il vetro che si infrange sotto i colpi rancorosi di due amanti, come la paura che si respira prima di combattere.
Vorrei osservare l'alba dal monte più alto, vorrei urlare nel vuoto e sentire se qualcuno risponde.
Vorrei fermare l'eco di mille ricordi.
Vorrei volteggiare nell'aria assieme ai miei pensieri e districarli uno per uno.
Vorrei vivere su una nuvola, in modo da non dover sopportare il grigiore, in modo da osservare sempre il sole!
Vorrei nuotare nel sangue che lava il mio cuore, vorrei mettere la testa sotto terra e gridare ai morti.
Vorrei incendiare la mia passione, vorrei distruggere il mio rancore, vorrei legare il mio amore.
Vorrei fotografare questo attimo, vorrei scendere alla prossima fermata.
Vorrei parlare con il mio cane, e capirlo ogni volta che i nostri occhi si incrociano.
Vorrei correre come un cavallo indomito nelle praterie a picco sulle scogliere.
Vorrei ascoltare l'arpa magica delle muse.
Vorrei stare solo, seduto sulla grande rupe, guardando in faccia la luna piena mentre viene corteggiata dall'ululato malinconico dei lupi.
La sicurezza che cresce cozza contro il dolore mandandolo in mille pezzi, come il vetro che si infrange sotto i colpi rancorosi di due amanti, come la paura che si respira prima di combattere.
Vorrei osservare l'alba dal monte più alto, vorrei urlare nel vuoto e sentire se qualcuno risponde.
Vorrei fermare l'eco di mille ricordi.
Vorrei volteggiare nell'aria assieme ai miei pensieri e districarli uno per uno.
Vorrei vivere su una nuvola, in modo da non dover sopportare il grigiore, in modo da osservare sempre il sole!
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martedì 7 settembre 2010
Tormento D'Amore
Sotto il cielo nero e la pioggia battente sono dentro una casa, agonizzante.
Il camino è acceso e il fuoco arde, come il mio cuore che urla nel petto dietro un muro di odio.
Sento il calore salire dai piedi, sento la maledetta voglia esplodere. La mia furia è pronta ad abbattersi come mille Aquile nobili che vanno ad arpionare le loro prede, come le frecce scagliate dagli arceri, come un lupo che fiuta il nemico nell'ombra.
Il letto sembra una lastra di marmo, non fa che accentuare le mie sensazioni. Inutile stare fermi. Le dita scorrono frenetiche sulla tastiera.
Sono un lupo e tu sei la mia luna, il mio tormento, la mia dannazione.
Sei come la vetta agognata per gli scalatori, sei la meta ambita da viaggiatori.
Troppe mani su di te, troppi occhi ti hanno osservato, troppe labbra ti han baciato. Vorrei coglierti come una rosa ma ho paura di essere punto dalle tue spine, vorrei metterti il mio cuore in mano e farti sentire come si agita sentendoti vicina.
Il camino è acceso e il fuoco arde, come il mio cuore che urla nel petto dietro un muro di odio.
Sento il calore salire dai piedi, sento la maledetta voglia esplodere. La mia furia è pronta ad abbattersi come mille Aquile nobili che vanno ad arpionare le loro prede, come le frecce scagliate dagli arceri, come un lupo che fiuta il nemico nell'ombra.
Il letto sembra una lastra di marmo, non fa che accentuare le mie sensazioni. Inutile stare fermi. Le dita scorrono frenetiche sulla tastiera.
Sono un lupo e tu sei la mia luna, il mio tormento, la mia dannazione.
Sei come la vetta agognata per gli scalatori, sei la meta ambita da viaggiatori.
Troppe mani su di te, troppi occhi ti hanno osservato, troppe labbra ti han baciato. Vorrei coglierti come una rosa ma ho paura di essere punto dalle tue spine, vorrei metterti il mio cuore in mano e farti sentire come si agita sentendoti vicina.
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