
E ritrovarsi come un boscaiolo di fronte al focolare, nella casa di legno sommersa dalla neve sulla punta malvagia della montagna.
Non c'è nulla di più sacro del fuoco. Questo parla. Sussurra cose in una lingua che scricchiola e che ipnotizza. A volte è bassa, ma altre volte sembra adirarsi e sibila e scoppia, dipende dai pensieri della persona che lo fissa.
Immaginate la casa nella penombra ornata dalla flebile luce che deforma ogni profilo della casa, e proietta tante ombre che danzano sui muri e sul pavimento. Sono i ricordi che tornano, i fantasmi del passato che prendono vita. Li, affondato nella poltrona di stoffe, giace pensoso il boscaiolo, che inebriato dal calore che gli soffia in faccia, sta con gli occhi spalancati a spiare le fiamme, a cercare di cogliere la loro lingua arcana, talmente le spia a lungo che il corpo non si scorge, è celato dal buio, mentre mostra solo il viso reso arancione dal bagliore del fuoco, sfoggiando due occhi apparentemente privi di vita, persi in quel turbinio di calore e luci, in quella danza fiammesca propria di una menade, che posseduta dal Dio, inizia a divincolarsi e a muoversi come una serpe che muore.
Fuori il mantello nero della notte adagiava candidi cristalli di neve che scendevano copiosi ricoprendo tutto. Il Boscaiolo, con gli occhi ancora sbarrati, iniziò pian piano a reclinare il capo sulla spalla, in preda al sonno che corse veloce verso di lui.
Lingue di fuoco ora prendevano vita, sollevando l'uomo e accarezzandolo.
Grossi spirali di fumo iniziavano a levarsi dal corpo. Le mani ardenti lo consumavano. Il volto sempre addormentato, mostrava una sinistra tranquillità, nonostante si stesse sgretolando, incenerendosi completamente, fino a sparire tra le risa delle fiamme, che concitate nell'azione, ora si erano placate, continuando a sibilare bieche.
Maestosa è una priamide di legna accatastata che arde, ma altrettanto fragile e precaria, pronta ad accasciarsi su se stessa non appena il fuoco divora un legno di troppo.


