domenica 21 novembre 2010

Come Adesso

Correre mentre il tempo viene scandito dalle lancette di un orologio, in una camera vuota di emozioni passate. Tra i brividi di freddo di una vita incandescente, tra la distanza, la fugacità degli attimi e i giorni lucidi; dietro parole sospese nel cielo.
Inutile che piangi. Tra le tue lacrime vedo un faro che di notte richiama le navi, ora richiama i ricordi che naufragano dentro il tuo mare melmoso. Ti sembrerà di morire ancor prima di aver vissuto, di aver buttato te stessa nello specchio in cui ti osservi ogni mattina. Ripenserai alle serate spese in giro, quando tornavi stanca e ti chiedevi dove andasse a finire il vento che ti soffiava nei capelli mentre ti sussurava alle orecchie le parole che sibilavo tra me e me, seduto sul vortice della mia mente, a districare le trecce che mi immobilizzano.
E sembrerà di volare ma staremo solo cadendo, sembrerà di nuotare ma staremo solo affogando; ma so, che se apro gli occhi, mi accorgerò che starò solo in mezzo al mare, al buio, come un pellegrino nel deserto che accende il fuoco con le fiamme del suo cuore, che parla strano e rimane in silenzio mentre il destino del mondo si compie. Forse questi viaggi mentali ti sembreranno strani, eppure ogni giorno vengo richiamato alla realtà proprio mentre salgo sul mio aereo.
E' il folgore del tuono che si avvicina. La minima goccia di pioggia rimbomba come un eco violento. Ma tu, non la vedrai, starai dall'altra parte, al sole, mentre io ti osservo dall'ombra, come un esiliato, come adesso, seduto sul vortice dei miei pensieri a districare le trecce che mi immobilizzano.

mercoledì 17 novembre 2010

Anche lo spirito si ribella

Dalla cima più alta alla valle più verde, dal bosco più fitto al prato più secco, dal ghiacciaio più alto al lago più basso, il grido si espande.
Non per collera, sembra più un raptus, una follia pura. Eccolo, il nero mantello svolazza dalla cima mentre l'uomo urla.
Le mani piegate sulla testa, gli occhi carichi di follia, la bocca aperta in un sorriso deformato. Eran quegli occhi a incutere timore, un timore carico di fanatismo, di perfetta malvagità, che accoglieva la vita, quella nuova, mentre irrideva quella passata guardandola dall'alto del monte.
L'urlo ora si andava incastrando nella gola, tranciando l'aria che aveva intorno, quasi a schiaffeggiare la città sottostante, presa nelle sue follie, nel suo esaurimento quotidiano, nei suoi complessi adolescenziali.
Le vene affioravano sulla pelle del viso, lo sforzo dell'uomo mentre urlava era intenso........quasi vomitasse la sua anima dannata, come un indemoniato che fugge l'acqua santa.
Era il segno dell'essenza umana che moriva nell'industria, nel lavoro e nell'economia; era l'abbrutimento dello spirito che si perdeva, che disconosceva la vita, che volava libero, puro, guardando poi l'inferno dall'alto e disperandosi per i morti che vi rimanevano.

martedì 2 novembre 2010

Di Notte.....

Vedo benissimo attraverso il buio e la luce intermittente dei lampi.
Sento un icebearg crescere nello stomaco e gelare tutto. Gelare i pensieri bollenti come lava,
gelare i ricordi densi come fumo vulcanico.
Il vulcano è in eruzione e tutti scappano, io solo ci vado incontro per affacciarmi nel cratere, e vedere se veramente quel fumo e quella lava, quella paura e quel terrore sono giustificati.
Che noi, che lo spirito che ci aleggia dentro è come un gioco tra innamorati; è un eterno inseguirsi ed evitarsi, un eterno stupirsi e picchiarsi, un eterno odiarsi e un eterno amarsi.
Ora che guardo la notte irradiata dai lampi, il cielo nero rigato dai rivoli di luce, dall'elettricità del mondo, dalla rabbia innata che scricchiola come un mobile vecchio, come le assi sconnesse di un pavimento di legno; desidero camminare sotto la pioggia da solo, tornare come per incanto indietro, viaggiare nel passato e ricucire quei fili che si sono strappati, rispolverare quei quadri impolverati abbandonati chissà dove.....
Sono come la luce flebile di una candela che danza sotto il ritmo del tuo sospiro, sotto il ritmo del tempo che consuma la cera e la spegne, sollevando un sottile filo di fumo bianco che si espande nella casa. Ora è buio e piove, gli occhi inermi nell'oblio lasciano vedere alla mente, accecata di tanti sogni e troppe illusioni.