Son svelte, adesso, le ore
vaghiamo dentro stanze piene di cose abbandonate
e spesso i nostri passi rincorrono il sole che muore.
E se adesso tornassi, col solito passo e la voce, le carezze tanto agognate
Sarebbe come risvegliarsi da un sogno, sarebbe come risvegliare il cuore.
Eppure l'aria non vuole: In grosse volute
il fumo s'alza dalla semioscurità della cucina, come a dire: dove guardate
E' solo il tempo, è stato solo il tempo; Non piangete, prima o dopo s'adda ferma 'o core.
Ma è proprio il nostro, di cuore, che fin troppo gonfio ci manda violente sferzate.
Ed il tempo, ahimè, scappa e si porta via tutto:
E non si vede niente, tante volte. Ho vissuto così tanto passato che adesso pare non esserci
mai stato.
Ma nella sua fuga mette alla prova ogni cosa: i legami, i ricordi e gli oggetti.
A 'do guardamm' non lo so, ma ci sentiamo sbilanciati: Mai come ora la vita s'è fatta seria e
crollano i giganti invincibili, intoccabili.
Ci lasciano, per mancanza di tempo. E noi cosi, incerti sul da farsi, guardiamo dove ci fa più comodo,
in basso, in aria o dietro, ma forse è proprio dietro che guardiamo, consapevoli del nuovo cambio di vento.
Ci allontaniamo, si, ma uniti. E noi pure, ma che dobbiamo fare?
C'è solo tanto buio da illuminare, e tante sono le cose amare.
Ed è da quest'ultima parola che si riparte, dalla sua connotazione attiva e positiva: Amare,
dopotutto è iniziato tutto cosi.
Informazioni personali
martedì 20 gennaio 2015
giovedì 2 gennaio 2014
Vaneggiare
Si potrebbero dire tante cose partendo da qualsiasi particolare. Anche il più inutile. Potrei perfino scrivere un trattato introducendolo con l'enumerazione dei vari fogli di carta che ho strappato prima di accettare l'opera originale. Oppure potrei iniziare cosi, in Medias Res, altrimenti cos'altro, potrei iniziare dalla fine, anche se è troppo scontato, ormai lo fanno tutti....La verità è che queste proposizioni appena scritte non hanno senso, mi sto solo rilassando a giocare con i pensieri e con le parole. Medias Res, non so perchè mi richiama all'espressione Lupus in Fabula. Penso che se Ludovico Einaudi suonasse ininterrottamente scriverei, di conseguenza, ininterrottamente.
Penso che se non ti avessi conosciuta....Chissà. No, t'ho cercata a lungo. Tra le trame e le pieghe della vita e del destino...sarei piombato io di li a poco. Dio quante cose t'ho scritto da quando ti conosco, giuro che spesso mi sembra di aver terminato le parole.
Il significato di stasera e di questa cosa informe che sto tirando fuori non so quale sia. Facciamo conto che io sia uno Storico, alle prese con la periodizzazione di...No vabbè, già stai sbadigliando, Storico- Periodizzazione...ma che parole so! Anzi no, periodizziamo la storia, la Nostra. Sicuramente si è evoluta e noi con lei...bè no in effetti non volevo affrontarlo cosi il discorso.
Oggi sto male, tutto mi infastidisce e tutto amo. La vita ed il mondo mi fanno male, non tu. C'è questa enorme trottola universale che stride mentre gira vorticosamente, sul mio cuore o sul tuo...? Sul mondo.
Amo il Mondo, anche se è pieno di cose imMonde. Ma tutto è Mondo. Tu perfino, il mio Mondo; l'unica luce, l'unica gemma tra i sassi sgretolati e frammentati che una volta componevano per intero, il Mondo appunto. Ti darei il Mondo se solo me lo chiedessi, no bè, te lo risparmio, ormai è sporco e vuoto.
Tutti questi vaneggiamenti per dirti che....bè in effetti non so cosa vorrei dire...è più un linguaggio non verbale. (Secondo me se questo testo venisse recitato a teatro in un monologo sarebbe bellissimo.) Comunque dicevo, ti sto scrivendo perchè vorrei provare a comunicarti in maniera fervida, icastica (parolone), quello che ho maturato in tutto questo tempo. E' solo che non mi vengono le parole. Ho solo una gran voglia di fare, di vedere...cosa ti aspetti. Io per te sono il male assoluto e il bene più grande, a volte; sai di che parlo, delle chiacchiere a cuore aperto, del sesso violento e tenero, della complicità, del mio voler essere presente nei tuoi problemi..E lo stesso vale per me, sei tutto, sei il mondo, ma sei anche il mio contrario. Come io sono il tuo. Ogni giorno prendiamo un bivio che ci separa, e poi magicamente ci estraniamo dai nostri corrispettivi schieramenti e ci uniamo, in un'entità nuova e unica, ma che dura poco, perchè l'età, i caratteri e i fattori esterni ci rigettano nei due schieramenti, e quindi ricomincia la sfida, la guerra. Guerra d'amore e di baci, di parole e insulti non detti, di gesti d'amore frenati, a volte. Spesso ci penso, che la fine è vicina. Una parte di me sa che forse non avremo vita lunga, cioè, la nostra storia non avrà vita lunga...E la colpa sarà mia, di voler per forza insistere sulla storia dell'amore, del destino ecc... E poi sarà anche tua, perchè non ci credi più di tanto all'amore indomabile e al destino :) . Sarei curioso di sentire i commenti nella tua testa mentre leggi sta roba...
Comunque mi sono stufato di ricalcare questo alone di "sentimentalismo" intorno a ciò che ti scrivo, quindi è bene fornire una visione oggettiva dei fatti. Adesso voglio che tu mi prometta una cosa, che quando arriverai al limite e vorrai fuggire di nuovo, mi devi promettere che sparirai nel nulla, senza rispondere al cell, senza dare segni di vita, io capirò e apprezzerò. Mi convincerò che vada bene cosi, nasconderò la nostra storia in un luogo segreto...è un degno finale per una Fiaba come la nostra, me la sfoglierò quando ne avrò voglia e la leggerò con il mio compagno più forte, come farai tu, nel segreto, facendo i miei stessi gesti, che inevitabilmente ti porteranno a sfiorarmi.
E la parte bella dove è. Una poesia di Majakovski, "All'amato me stesso", in una parte recita cosi:
"Dove trovare un'amata uguale a me? Angusto sarebbe il cielo per contenerla!". Il cielo, la terra, il Mondo, il mare, Londra...non c'è alcun posto per contenerti. Solo vorrei che un giorno, magari dopo una lunga giornata insieme, mentre ci scambiamo uno dei nostri sguardi che sfoderiamo quando c'è il picco della complicità, entrambi capissimo che è il momento della tregua e che c'è stato lo scatto: Livello successivo, puoi e posso accedere con te nell'altro mondo, salire l'altro scalino, protesi verso il niente, ma insieme. Lo so che potrebbe risultare smielato ma prova a capire, a leggere tra le righe...una cosa come la nostra non può essere come i rapporti di gioventù, io non sono un ragazzo normale, che si incontra tutti i giorni (sicuramente anche in termini negativi) e tu amore mio, tu sei il Mondo che gira e cambia, un vulcano di ambizione e di dubbi, di bellezza lucente e terribile. Io non mi aspetto nulla da te, non sentirti in colpa se magari quello che stai leggendo è arabo....io capirò, anzi, non capirò mai in effetti, ma lo accetterò. Non preoccuparti di niente in effetti, men che meno di me, nel caso tu non mi vedessi o non mi sentissi io ci sarò finchè tu lo vorrai e contribuirai a farmi essere....Mentre litighiamo o non ci capiamo, io costruisco e alimento.....mi siedo sul fondo del mare e t'aspetto trattenendo il fiato.....aspetto di respirare con te, anche se non ti nascondo che spesso ho tanta paura di essere di troppo.
Penso che se non ti avessi conosciuta....Chissà. No, t'ho cercata a lungo. Tra le trame e le pieghe della vita e del destino...sarei piombato io di li a poco. Dio quante cose t'ho scritto da quando ti conosco, giuro che spesso mi sembra di aver terminato le parole.
Il significato di stasera e di questa cosa informe che sto tirando fuori non so quale sia. Facciamo conto che io sia uno Storico, alle prese con la periodizzazione di...No vabbè, già stai sbadigliando, Storico- Periodizzazione...ma che parole so! Anzi no, periodizziamo la storia, la Nostra. Sicuramente si è evoluta e noi con lei...bè no in effetti non volevo affrontarlo cosi il discorso.
Oggi sto male, tutto mi infastidisce e tutto amo. La vita ed il mondo mi fanno male, non tu. C'è questa enorme trottola universale che stride mentre gira vorticosamente, sul mio cuore o sul tuo...? Sul mondo.
Amo il Mondo, anche se è pieno di cose imMonde. Ma tutto è Mondo. Tu perfino, il mio Mondo; l'unica luce, l'unica gemma tra i sassi sgretolati e frammentati che una volta componevano per intero, il Mondo appunto. Ti darei il Mondo se solo me lo chiedessi, no bè, te lo risparmio, ormai è sporco e vuoto.
Tutti questi vaneggiamenti per dirti che....bè in effetti non so cosa vorrei dire...è più un linguaggio non verbale. (Secondo me se questo testo venisse recitato a teatro in un monologo sarebbe bellissimo.) Comunque dicevo, ti sto scrivendo perchè vorrei provare a comunicarti in maniera fervida, icastica (parolone), quello che ho maturato in tutto questo tempo. E' solo che non mi vengono le parole. Ho solo una gran voglia di fare, di vedere...cosa ti aspetti. Io per te sono il male assoluto e il bene più grande, a volte; sai di che parlo, delle chiacchiere a cuore aperto, del sesso violento e tenero, della complicità, del mio voler essere presente nei tuoi problemi..E lo stesso vale per me, sei tutto, sei il mondo, ma sei anche il mio contrario. Come io sono il tuo. Ogni giorno prendiamo un bivio che ci separa, e poi magicamente ci estraniamo dai nostri corrispettivi schieramenti e ci uniamo, in un'entità nuova e unica, ma che dura poco, perchè l'età, i caratteri e i fattori esterni ci rigettano nei due schieramenti, e quindi ricomincia la sfida, la guerra. Guerra d'amore e di baci, di parole e insulti non detti, di gesti d'amore frenati, a volte. Spesso ci penso, che la fine è vicina. Una parte di me sa che forse non avremo vita lunga, cioè, la nostra storia non avrà vita lunga...E la colpa sarà mia, di voler per forza insistere sulla storia dell'amore, del destino ecc... E poi sarà anche tua, perchè non ci credi più di tanto all'amore indomabile e al destino :) . Sarei curioso di sentire i commenti nella tua testa mentre leggi sta roba...
Comunque mi sono stufato di ricalcare questo alone di "sentimentalismo" intorno a ciò che ti scrivo, quindi è bene fornire una visione oggettiva dei fatti. Adesso voglio che tu mi prometta una cosa, che quando arriverai al limite e vorrai fuggire di nuovo, mi devi promettere che sparirai nel nulla, senza rispondere al cell, senza dare segni di vita, io capirò e apprezzerò. Mi convincerò che vada bene cosi, nasconderò la nostra storia in un luogo segreto...è un degno finale per una Fiaba come la nostra, me la sfoglierò quando ne avrò voglia e la leggerò con il mio compagno più forte, come farai tu, nel segreto, facendo i miei stessi gesti, che inevitabilmente ti porteranno a sfiorarmi.
E la parte bella dove è. Una poesia di Majakovski, "All'amato me stesso", in una parte recita cosi:
"Dove trovare un'amata uguale a me? Angusto sarebbe il cielo per contenerla!". Il cielo, la terra, il Mondo, il mare, Londra...non c'è alcun posto per contenerti. Solo vorrei che un giorno, magari dopo una lunga giornata insieme, mentre ci scambiamo uno dei nostri sguardi che sfoderiamo quando c'è il picco della complicità, entrambi capissimo che è il momento della tregua e che c'è stato lo scatto: Livello successivo, puoi e posso accedere con te nell'altro mondo, salire l'altro scalino, protesi verso il niente, ma insieme. Lo so che potrebbe risultare smielato ma prova a capire, a leggere tra le righe...una cosa come la nostra non può essere come i rapporti di gioventù, io non sono un ragazzo normale, che si incontra tutti i giorni (sicuramente anche in termini negativi) e tu amore mio, tu sei il Mondo che gira e cambia, un vulcano di ambizione e di dubbi, di bellezza lucente e terribile. Io non mi aspetto nulla da te, non sentirti in colpa se magari quello che stai leggendo è arabo....io capirò, anzi, non capirò mai in effetti, ma lo accetterò. Non preoccuparti di niente in effetti, men che meno di me, nel caso tu non mi vedessi o non mi sentissi io ci sarò finchè tu lo vorrai e contribuirai a farmi essere....Mentre litighiamo o non ci capiamo, io costruisco e alimento.....mi siedo sul fondo del mare e t'aspetto trattenendo il fiato.....aspetto di respirare con te, anche se non ti nascondo che spesso ho tanta paura di essere di troppo.
martedì 1 ottobre 2013
SENZA FINE
Li conterai, alla fine, i battiti del mio cuore. Sono li,
tutti per te, posti nello scatolone delle attese, o dove le stagioni si
avvicendano. Sono capitato in un porto di mare e sono partito per numerosi
viaggi e alcune volte ho smarrito anche la via, di proposito ovviamente, perché
quello che mi inseguiva ringhiava mi era sempre addosso. Gli sfuggivo di poco e
spesso mi sorprendeva nel sonno, o nella notte, quando il cuore si fermava e
sbottava, vomitava ubriaco di dolore nervosismo, di occhi blu e capelli spessi
che ancora imperversano nascosti nella mia stanza…fuochi spenti.
Allontanarsi con la ragione nelle mani, con il desiderio di
scatenare un grande incendio nel tuo cielo è assai pesante e complicato, e
altrettanto complicato è sdraiarsi e contare le stelle. Perché come potrei?
Come potrei stare in pace con la coscienza quando ho un
pezzo di mondo che mi manca, come potrei condividere le stelle da solo, lo
spazio, i pianeti, le interminabili galassie che ruotano e che finiscono con
te? Ecco si, mi mancava la fine, il piccolo, gigantesco, insignificante,
categorico punto. La famosa linea dell’orizzonte che solcano le barche lontane
nel mare, il cartello che dice: “di qui in avanti non c’è più nulla”, la pittoresca scritta “The End”. Ne
ero certo, ero in caduta libera da chissà quale grattacielo e cercavo un piano
su cui atterrare, noncurante dell’impatto, tanto il cuore era perso…senza te.
martedì 25 giugno 2013
Amo senza sintassi
M'hanno tolto perfino le parole e i versi. Resto sospeso tra fogli di carta stampati e distese di libri. I ricordi li sfogliano. Seduto su una lingua di stoffa che mi culla. Rumori. Sordi, acuti, brevi, gravi...silenziosi. Un sibilo, poi il silenzio. Ancora un sibilo...poi in silenzio solleva il sole e srotola il manto nero della notte.
Pedalo senza rotelle. Senza sostegno cado. Vado avanti ignaro dell'assenza. Incapacità a braccetto dell'autocoscienza. Conta e dividi le gocce che cadono. Cielo grigio e brontolante. Tuona, "Aspetta!- ora piove troppo forte". Secchielli e teli da mare. Bottiglie d'acqua e conchiglie, Aiuto sto male! Rimbomba e riecheggia di vesti e di scoppi. Fulmini e Lampi salutano il cielo, vi prego fermate la vita.
Pedalo senza rotelle. Senza sostegno cado. Vado avanti ignaro dell'assenza. Incapacità a braccetto dell'autocoscienza. Conta e dividi le gocce che cadono. Cielo grigio e brontolante. Tuona, "Aspetta!- ora piove troppo forte". Secchielli e teli da mare. Bottiglie d'acqua e conchiglie, Aiuto sto male! Rimbomba e riecheggia di vesti e di scoppi. Fulmini e Lampi salutano il cielo, vi prego fermate la vita.
Un paio di zampe e di occhi languidi, unica essenza positiva. Brucio tra il ferro e le scintille. Fisssschio acuuuto ululante....Muoio in un orgasmo di vita...mani ed occhi, capelli, pelle, lingua, denti, sentimenti elettrici. Irrazionalismo selvaggio..incapacità di razionalizzazione...ancora carta ruvida...irrazionalismo selvaggio "Ascolti?- Pianoforte stonato di un'orchestra di fantasmi". Tori col rosso di un tappeto la cui stoffa è uguale alla sua maglietta. Non ho potuto selezionare parole più belle. Rimani-torna-aspetta-trovata. Esplodo e brucio di un amore insondabile. Fiore che porgo mano che non stringo....labbra a cuore, letto. Amore-Marzo-Amore-Scontri-Amore-Ragnatela-Amore-Bar Pino-Amore-Via San Fiorenzo-Amore- Sara&Giorgio-Amore-Lite cugina affetto fraterno. Amore-discoteca-Amore-gelosia-Amore-indipendenza-Amore fa caldo-Amore affogo. Amore-snai dormo da te sole primavera 2012. Amore-Sveglia. Amore-esami tuoi- Amore esami miei. Inverno soffia sotto grande M sopra grande F. Ritorno-di nuovo-ancora.
Non posso ascoltarti ancora di nuovo. Occhi azzurri magnetici....... Eterna calamita. Chiudi la porta. Trasloco. Londra e grande Aereo. Turbine supersoniche....Amore inviolato e irraggiungibile.
Io osservo da lontano...costruisco.
Mi alzo sempre da solo e sempre da solo ritorno, sul limitare di Leopardi, sul confine della follia. E' tardi, sveglia! Attesa infinita in luogo improbabile....E ancora mari sconfinati mari. Amore alzati è tardi. Stessa valigia in due, da solo al varco. Posto singolo-stanza singola. Singolo cuore per due persone, singola mente per nostri ricordi...tutto è doppio per me, non so a chi darlo. A cavallo del sogno. Assenza-presenza, Muoio in un ultimo guizzo...labbra a cuore...Grande EFFE fiammeggiante nel mio palmo fin troppo lontano.
martedì 27 novembre 2012
Lascio a voi il compito di porre un titolo.
Lascio a voi il compito di porre un titolo.
Lascio a voi la responsabilità di innalzare uno steccato, una cornice impermeabile, capace di svalorizzare un'intera opera.
Lascio a voi il compito di ricalcare dai versi un concetto omogeneo che traspare dall'elaborato.
Chissà se le vostre menti riusciranno a penetrare l'artificiosità ermetica delle parole. A scivolare sui cunei appuntiti delle lettere. A carpire l'essenza semantica.
Lascio i vostri occhi vagare tra le granate e le nebbie fitte del poeta. Tra i suoi rami intricati, e le trame del pensiero cosi contorte da sembrare uno stormo di uccelli in continue evoluzioni.
Ma non potete non osservare la vita. Io ci riesco perfino guardando attraverso un bicchiere da caffè.
Il cielo è cosi piccolo che posso scansarlo con le dita. Sono un gigante con un lungo capello rosso in mano.
Lascio a voi la responsabilità di innalzare uno steccato, una cornice impermeabile, capace di svalorizzare un'intera opera.
Lascio a voi il compito di ricalcare dai versi un concetto omogeneo che traspare dall'elaborato.
Chissà se le vostre menti riusciranno a penetrare l'artificiosità ermetica delle parole. A scivolare sui cunei appuntiti delle lettere. A carpire l'essenza semantica.
Lascio i vostri occhi vagare tra le granate e le nebbie fitte del poeta. Tra i suoi rami intricati, e le trame del pensiero cosi contorte da sembrare uno stormo di uccelli in continue evoluzioni.
Ma non potete non osservare la vita. Io ci riesco perfino guardando attraverso un bicchiere da caffè.
Il cielo è cosi piccolo che posso scansarlo con le dita. Sono un gigante con un lungo capello rosso in mano.
mercoledì 7 novembre 2012
Ostaggio della "Perfida Albione"
Ho parlato e riparlato con me stesso, ho strappato dal petto
quello che ho dentro e l’ho visto fuoriuscire con le lacrime. Mi rifiuto di lasciare il fuoco incustodito.
Ogni mattina è come cadere, come fare uno scivolone all’indietro, colpa dei
miei passi incerti o colpa dei miei occhi pieni di te che non mi fanno vedere
tutto il resto. Ho provato a camminare dritto, a far finta che sotto di me non
ci sia il vuoto. Ma poi aprivo gli occhi
e dovevo camminare attaccato al muro perché stavo sul bordo di un vulcano. E
non sai che significa guardarsi allo specchio e vedere riflesso il tuo volto e
i giorni cosi lunghi che mi ricordano che non ci sei. Cerco di trovare un
senso, di capire, ma sei troppo lontana per cercare di fare progetti e
pensieri.
Mi chiudo nel cantuccio affollato di ricordi che fanno un
gran vociare, ma quando mi richiudo la porta alle spalle si zittiscono, mi
guardano come fossero studenti e io fossi il professore, prendono posto, ed uno
alla volta parlano, iniziano a recitarmi davanti quei momenti;
La vita fa malissimo, ma la cosa che più mi fa male è che
non riesco a reagire. Spesso sono cosi sopraffatto che mi manca il respiro, e
mi sdoppio, mi vedo frignare e scuoto la testa con le braccia incrociate,
vorrei picchiarmi, farmi male, vorrei cercarti e trascinarti qui, mettendoti il
cuore in mano, indicandoti il cielo e rivelarti che ciò che porti al dito viene
da li, piovuto chissà da dove, lì dove
si ama sinceramente, lì dove corro sempre disperato a cercarti, a cercare
conferme, in un posto che somiglia tanto ai tuoi occhi. Un posto dove si vedono
i pianeti girare all’impazzata, ed il cielo ed il mare sono un tutt’uno, si
alternano, scivolano l’uno dentro l’altro. Un posto in cui ciò che penso prende
forma, e le migliaia di parole che rovescio sui fogli si uniscono dando forma
al tuo profilo.
Cosi mi ritrovo a farti segnali sbracciandomi, mentre vai
avanti persa nella tua vita. Cosi cerco di scuoterti, di parlarti nell’orecchio…mi
illudo di poter incidere il tuo cuore, di ricavarmi un posto.
E le parole che dico vorrei farti sentire quanto pesano.
E cerco un senso a ciò che faccio o dico, ma è dura
realizzare che la risposta sei tu. E’ dura, perché sei lontana, e sento di
avere uno squarcio nel cuore profondo come la distanza che ci separa.
E' un sentimento nuovo ed irripetibile, perfetto nelle sue contraddizioni, intenso nella sua essenza, nella sua capacità di stravolgermi e farmi sedere sulla cima della montagna ed aspettare la mia luna piena.
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lunedì 3 settembre 2012
Cercare
Hanno coperto il cielo di spicchi di luce velenosa. Mi sento
il petto pesante e ad ogni mio movimento sento la sostanza che lo riempie
rimbalzare contro le pareti del mio corpo, quasi fossi una bottiglia piena d’acqua.
Il vento forte fischia. Spazza il cielo e schiaffeggia il
mare, facendolo schiumare di una rabbia bianca, tanto che riversa il suo grido
sulla spiaggia, trascinando con sé tutto ciò che incontra.
Dalla strada vedo i suoi denti aguzzi che mangiano le dune
di sabbia, e le piante inermi venir sommerse. E due cani che rincorrono quella
furia, spensierati ma sicuramente più saggi di noi.
Lasciano tante impronte sul bagnasciuga, che vengono subito
cancellate dall’acqua. D’improvviso divento triste, con quanta facilità si
cancellano le cose? Vorrei riversare tutto l’odio che ho nel petto e regalarlo
al mare. Allora prendo un sasso e lo scaglio dalla strada verso le fauci umide
e fagocitanti dell’acqua, ma ecco che la pietra si blocca in aria davanti i
miei occhi.
Il vento si placa, e la piccola roccia inizia a roteare su sé
stessa, si illumina perfino, e vola in alto, cozza contro il sole e lo scansa,
spegnendolo ed offendendolo. Allora ecco il buio. E il freddo. Sono atterrito, il
mare urla e impreca davanti a me, i cani guaiscono e corrono, e il sole m’abbandona.
Le stelle stanno dietro di lui e mi guardano ferite e
deluse. Non mi illumina più niente, se non l’ira, il sasso scagliato che ora
alto alto inizia ad accendersi di una luce perlacea e rilassante. Melodica,
armoniosa e morbida, sinistra e silenziosa. Sembra una luna. Allora mi siedo,
mi guardo le mani e sento l’odore pungente del sale che monta dalle onde
furiose. Chiudo gli occhi. Qualche poeta ha detto che il guerriero medita, non
resta passivo a pensare. Mi lascio cullare dalla cornice in cui mi trovo. Entro
in un anfiteatro in cui vedo rincorrersi a bordo delle bighe tutto ciò che mi
appartiene. Vedo speranze e ricordi gareggiare. Vedo il coraggio e i miei
fantasmi scambiarsi un ultimo sguardo e avventarsi l’uno contro l’altro.
E resto fermo. Pervaso dal sale e dal mare, dal cielo, dal
sasso luminoso, dal sole che mi guarda obliquo mentre protegge da me le proprie
stelle. Guardo quelle sensazioni darsi battaglia e ad ogni ferimento avverto
dolore.
Il fragore dei tuoni si aggiunge a quello scenario surreale.
I fari delle macchine ora cominciano ad alternarsi quasi fossero mille lucciole
frettolose, correndo verso chissà dove.
La sensazione sempre più onnipresente che si condensa nell’immagine
di un pianoforte che musica brani celebri ed inediti, ma ai cui tasti non c’è
nessuno, ed il primo stronzo che vi si siede si prende il merito di cosi tanta
genialità.
Mi trovo tra due tramonti e sinceramente non so quale
guardare, sono stanco del sole e della sua smania di mostrare le cose, di illuminare
le spade con cui mi sono ferito e l’assenza dei volti a me cari.
Però poi, quando sono attorniato dall’ombra, lo cerco e lo
invoco. E mi ritrovo a dover fare i conti con me stesso. Certi pensieri non li
posso scacciare, come pure le illusioni; li ospito tutti nella mia camera e la
sera ci parlo; spesso sono talmente tanti che mi soffocano. Ecco. Da qui vedo meglio e c’è più silenzio. Il sole
non è poi cosi molesto e la luna e le stelle mi accompagnano quasi sempre. Sto
in alto, sulla montagna. Quando poi vedo le navi che lasciano il porto e allora
mi precipito. Vedo tanti uomini che passando li per
caso si imbarcano senza fare domande. Gente con ancora la busta della spesa,
con in tasca i soldi dati dalla moglie per comprare il pane. Questa gente ha bisogno
solo di una bottiglia e di un coltello. Questa è gente che chiama fratello
l'individuo con cui ha appena incrociato lo sguardo sulla nave. E' gente che
non sa come è fatto ilsuolo perchè ha sempre vissuto con lo sguardo rivolto al
cielo, riempiendosi gli occhi di stelle.
Quindi si spiegano le
vele e le navi salpano. Vedo la riva farsi sempre più piccola, sento il mare
gonfiarsi ed inglobare l'imbarcazione. Ormai la terra è solo un puntino. I ricordi mi
stanno inseguendo ma li vedo affogare. Eppure, uno rimane a galla, ha il tuo
volto enigmatico e pericoloso. Sorrido amareggiato e mi volto….”avrò in mano
sempre un tuo capello”, pensai.
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