lunedì 29 marzo 2010

Alba e Notte

Come il cervo che all'alba alza la testa destatosi dal sonno, il mare sussulta e parla, togliendosi di dosso il manto nero della notte.
Il vento porta alle orecchie parole nuove, che si insinuano nelle orecchie come degli spifferi.
Chissà. Chissà se, quando vedrò il MIO tramonto, riuscirò a sorridere ricordando le cose belle che ho vissuto.
Chissà se sentirò ancora il suono del mare, l'odore dell'erba appena tagliata, il lento e riposante respirare delle montagne.
Come un neonato che con gli occhi chiusi dorme sul ventre materno, io stesso mi attaccherò alla vita, perchè questa è il solo mezzo che ho per morire. Morire per vivere. Io non sono come quei morti viventi, che vivono sprecando la loro possibilità, io muoio per affermare la mia identità, per gridare e graffiare i volti di chi mi deride.
Sarò come un masso che, staccatosi da una montagna, rotola dalla cima al fondo, e nel rotolare attira altri massi a sè, creando una frana, un insieme scalpitante di massi che travolge ogni cosa.
Il sole irradia ogni giorno, persino quello che sembra più buio......... la notte nera cela ogni cosa, portando pensieri e teorie, che prendono forma e vengono scritte, ma spesso non vengon mai rivelate, poichè il sole mattutino le costringe a nascondersi.

mercoledì 17 marzo 2010

Un Giorno

Un giorno, mi siederò nella vecchia baita sui monti. Prenderò la mia penna d'oca e con lo sguardo perso all'esterno guardando dalla finestra ed osservando le aquile che volteggiano in aria, le nubi fisse come quadri attaccati al muro e il cielo finto come un velo, inizierò a vivere per davvero.
Ci sarà forse la mia lei che canterà con i suoi capelli dorati,
ci sarà il lento scorrere del tempo scandito dalla pioggia che cadrà sulle montagne circostanti, cambiando suono a seconda della superificie sulla quale si infrangeranno,
ci saranno gli ululati che mi faranno addormentare la notte,
ci sarà il mio fratello lupo con il quale piangerò implorando la luna piena,
ci saranno sossurri e sospiri che entreranno nella baita di notte, giungendo alle mie orecchie.
Ascolterò le voci delle montagne, eterne fonti di saggezza ed equilibrio.
Saprò, un giorno, addormentarmi sotto un'enorme quercia, pensando ai tempi d'oro e alle arpe sonanti, agli scudi infranti e alle grida dei guerrieri simili a squilli di trombe nei giorni di festa;
Brucerò, un giorno, sulle pire ardenti, colpevole di aver sognato troppo.

lunedì 15 marzo 2010

Amore Canino

Dietro quel muso canino ti invidio un pò sai amico? Ti invidio perchè tu non hai pensieri, o forse si.
Tu non hai pene d'amore
tu sei nobile, sei un animale gentile, meglio di molti cristiani.
Sai, il tuo silenzio mi mette a mio agio, sento che capisci, che assorbi le mie pene.
Forse sarà da folle parlare con il mio cane, ma tu sei mio fratello.
E proprio quando tutti dormono o hanno da fare, tu dal tappeto alzi la testa e mi ascolti. Aggrotti persino la fronte a seconda delle cose che dico.
Sospiri addirittura alcune volte, mentre se il racconto è proprio deprimente mi sali sopra, posando l'orecchio sul mio petto, all'altezza del mio cuore, e ne ascolti il canto, il lungo ed incompreso lamento, chiudendo gli occhi.
Dormi.
Il tuo muso languido riflette in pieno i miei sentimenti, quasi fossi uno specchio.
E' come nei grandi spettacoli, quando il sipario cala e le rose piovono sul palcoscenico. Ma qui, caro amico, non siamo nè a teatro nè al cinema. Qui tutti salutano, tutti vogliono bene, ma poi ci ritroviamo io e te, come sempre, a cenare insieme, a pranzare, a giocare, a ridere, a parlare.
Sono tutti bravi a fare il viso dolce, a fare i comprensivi, ma inizio a pensare che il vero affetto è questo tuo. Mi sostieni in silenzio.
Eppure sento il nervoso che si aggrappa dall'ombelico fino alla gola, stuzzicando con le sue dita sudicie gli occhi, dai quali si riversano lacrime amare, che ucciderebbero al solo contatto con la lingua.
Sai penso che non mi abbiano dato le istruzioni per vivere, non ho trovato alcuna indicazione, non sono stato fortunato in niente, fino adesso. Non c'è alcuna lei che mi vada bene.
Non parlo in pubblico perchè non mi capiscono, non parlo in pubblico perchè non ho il ritmo adatto, non parlo in pubblico perchè.....dimmelo te.
Mi sento come un guerriero reduce di una battaglia persa, mi sento intrappolato nelle sabbie mobili e affondo in balia degli eventi, davanti i volti di mille persone del presente, del passato e del futuro.
Il cielo nero mi avvolge, quasi fossi invisibile. D'altronde sento di pagare lo scotto di una colpa che non ho commesso. A far del bene ci si rimette, se non è vero, io sono l'eccezione.
Tutto ciò che è verde, a me diventa rosso. Tutto ciò che è facile per me diventa difficile. Tutto ciò che è raggiungibile per me diventa irraggiungibile.
E mi ritrovo qui, ogni sera, solo, a parlarti come un disperato chiedendoti aiuto. Grido in silenzio, digrignando i denti e osservando l'esterno......è notte.
Corro nel labirinto delle sensazioni da solo.....LEI è irraggiungibile.....

L'Uomo della Pioggia


Con il passo irregolare e il busto curvo, l'uomo della pioggia cammina spesso sotto casa mia.

Il volto inespressivo, la bocca chiusa, gli occhi vuoti, rivolti verso un mondo interiore.

Lo sdegno per la realtà era dipinto nei suoi gesti e nella sua riluttanza a comunicare.

Gli zigomi non si increspavano quasi mai in un sorriso.

Perchè? Cosa c'era da essere felici? Cosa valeva la pena ricordare, cosa valeva la pena fissarsi nella mente.

Come un cieco che cerca la sua luce, l'uomo della pioggia viveva nel suo mondo, chiudendo ermeticamente ogni via di entrata alla realtà, quasi avesse paura di venire contagiato.

Ben presto mi affrettavo alla finestra, nel buio, ad osservarlo camminare, ad osservarlo claudicante, in quel nido di serpi quale è la realtà. Ma non batteva ciglio, ripeteva tra sè e sè le sue parole, insensate ma cosi significative. Sapeva che gli sguardi dei più indugiavano su di lui spesso, che le risa pungenti gli piovevano addosso, ma lui niente, quasi fosse sordo e privo di sentimenti.


sabato 13 marzo 2010

Viaggio di Mezzanotte

Aspetto ancora un pò, ma sai, non nego che vorrei partire.
Andare via lontano e perdermi, perdere una parte di me, smaltire quel frastuono che ho nel petto, nella mente.
Anche le cose che sembrano eterne finiscono subito; mi sono stufato di farmi torturare, sono stanco delle avversità, stanco di ubbidire.
Non se ne accorgerebbe nessuno della mia assenza, andrò via come il lento respirare di un neonato in grembo la sua mamma.
Me ne andrò in un silenzio impetuoso e che non ammette repliche. Andrò via come una barca a vela sul mare calmo al tramonto, che riga le acque delicatamente per poi perdersi all'orizzonte e incerta se tornerà o meno.
D'altronde niente è per sempre. Sono finiti i tempi delle promesse, anche se io ne ho fatte poche, anzi pochissime.
Penso che le cose non accadono per caso, e penso che io sto bene anche da solo, anche perchè ho sempre incontrato gente che era vincolata e non poteva venire via con me. Bè, alla fine non è facile starmi dietro, io sono come l'ululato del lupo, affascinante e lontano, penetrante e inquietante......magico?
Per il viaggio penso mi occorrano pochi oggetti: chiuderò nella valigia i miei sogni.
Preferirei andarmene nel cuore della notte, dove tutti sono alle prese con i loro di sogni, dove chi si vuol bene dorme abbracciato. Non ci sarà nessuno che avvertirà la mia presenza svanire, poco male.
Non voglio esser ricordato, perchè non c'è nessuno che merita di ricordarmi. Ma non è un delirio di onnipotenza e presunzione, no, semplicemente perchè non mi conosce nessuno bene, nemmeno chi lo pensa. Nessuno mi ha mai messo una mano sul petto chiudendo gli occhi e si è fermato ad ascoltare i battiti del mio cuore, e mai nessuno penso lo farà.
La luna forse sarà la mia unica donna. Che mi saprà far fermare il cuore, mi saprà far piangere senza motivo, mi cullerà sull'amaca dell'eternità nella foresta nera, in solitaria compagnia, in un vortice di immagini sfocate. Non ci sarà alcuna donna reale, forse, che mi saprà rubare il cuore.
No, sarò condannato ad un amore stilnovista, ad un amore gratuito, ad un amare infame e snervante.
Sarò come la fiamma di una candela consumata, nella quale ormai la cenere è colata tutta e non c'è più nulla da assaporare, non c'è più alcun calore da vivere....
Credo proprio che partirò, tanto qui..sono solo...anche non volendolo...è assurdo.