Immobile al buio. La bocca asciutta e il cuore ansante. L'apatia è tale da voler correre via.
Sembra di essere prigioniero dentro uno squallido dipinto. la smania e l'incertezza mi corrodon l'animo. Se mi affaccio dalla finestra sento la grandeza del mondo e tutto il suo peso, se sto dentro sono come sepolto vivo sotto una coltre spessa di sabbia.
Una macchina sfreccia sull'autostrada, una donna rientra a casa, un bambino guarda la tv mentre la mamma si prepara per andare a letto, un cane sbadiglia dentro la sua cuccia: VITA. Mille sfaccettature e mille modi di vivere differenti; le immaggini mi invadono la mente come tanti tessere di un mosaico. Ma io non sono qui, sotto questo cielo nerastro, in questa città monotona.
Io sono nel bosco, ora su una montagna, ora immerso nel mare blu sulla scia increspata di luce che lascia la luna riflettendosi dentro la distesa d'acqua. Un contadino che vive del suo lavoro, un giovane che sente il suo cuore invece di dar retta ai moralisti: miracolo della vita.
L'artista vive una vita afflitta. La sua felicità è come una fiammella, basta una piccola sensazione, un piccolo movimento che traballa e rischia di spegnersi, proprio quando il lume vien scosso dal vento.
Mi immagino un gabbiano che si staglia sull'orizzonte mentre si tuffa verso il mare irradiato dal sole in cerca di pesce; mi immagino lo scoiattolo che trotterella sui tronchi degli alberi nel fitto del bosco; sarà un lamento che si perderà nella notte, sarà un bacio negato, sarà il gioco di sguardi che finisce quando quella ragazza scenderà dalla metro. Sarà l'arrivo di un nuovo capodanno, sarà l'abbandono di un cane sull'autostrada, o sarà semplicemente la fine.
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giovedì 26 agosto 2010
Sara'
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venerdì 20 agosto 2010
Tra Sogno e Realtà
Sembra un gioco infinito. Una biglia che corre veloce su uno scivolo, che acquistando velocità, diventa irrefrenabile.
Il suono lontano di un frullatore; l'odore del bucato appena steso; il rumore di un pallone che rimbalza;
La luce del sole che invade la casa. C'è una strana fissazione nella mente, quel lobo del cervello che vorrebbe mantenere le cose come stanno. L'uomo vive nel passato e sogna nel presente. Ripensa a come erano le cose e tira le somme confrontandole, tra passato e presente. Si scervella a come potevano andare, a come poteva tenere a bada tutto, a quanto sarebbe stato meglio se non avesse compiuto certe azioni.
La mia vita sembra un racconto incompiuto, senza colpi di scena e con la trama confusa. Sembra un racconto di Kafka; temo abbia il terribile finale del 1984 di Orwell.
L'aria è calda ma a me sembra di respirare una brezza fredda di inizio autunno, quando i comignoli delle case fumano, e liberano nell'aria quell'odore di fuliggine che rimanda ad una cucina illuminata dal fuoco, con una vecchina su una sedia a dondolo che osserva le fiamme con gli occhi chiusi, al riparo dalla tormenta di neve che schiaffeggia la sua casa.
Un lupo osserva dal bosco una casa illuminata......ho proprio sbagliato epoca.
Il suono lontano di un frullatore; l'odore del bucato appena steso; il rumore di un pallone che rimbalza;
La luce del sole che invade la casa. C'è una strana fissazione nella mente, quel lobo del cervello che vorrebbe mantenere le cose come stanno. L'uomo vive nel passato e sogna nel presente. Ripensa a come erano le cose e tira le somme confrontandole, tra passato e presente. Si scervella a come potevano andare, a come poteva tenere a bada tutto, a quanto sarebbe stato meglio se non avesse compiuto certe azioni.
La mia vita sembra un racconto incompiuto, senza colpi di scena e con la trama confusa. Sembra un racconto di Kafka; temo abbia il terribile finale del 1984 di Orwell.
L'aria è calda ma a me sembra di respirare una brezza fredda di inizio autunno, quando i comignoli delle case fumano, e liberano nell'aria quell'odore di fuliggine che rimanda ad una cucina illuminata dal fuoco, con una vecchina su una sedia a dondolo che osserva le fiamme con gli occhi chiusi, al riparo dalla tormenta di neve che schiaffeggia la sua casa.
Un lupo osserva dal bosco una casa illuminata......ho proprio sbagliato epoca.
Santa Lucia
Il cielo non è più lo stesso; n'è l'aria, n'è il suo odore. Le enormi montagne sembrano aver lasciato un vuoto. Sento ancora il loro peso addosso, sento ancora l'odore dell'erba ricoperta dall'umidità della notte; non sento il silenzio dolce e mortale del giorno, non sento il suolo irregolare sotto i miei piedi, non sento più l'odore della casa appena sveglio.
E poi le notti, e poi i giorni, le albe e la pace, i ricordi e le speranze.
Le stelle brillavano così tanto che bisognava osservarle con gli occhiali.
I giorni si perdevano, il cervello usciva dalla testa e andava a riposarsi. Il verde che i miei occhi hanno guardato così a lungo, ancora rimane impresso nell'iride, nel cuore.
Con rammarico penso all'inverno, alla neve candida che ricoprirà il tutto. Alla solitudine che si abbatterà sul paese.
Immagino com'era cinque anni fa e ripenso alle persone che non ci sono più, alle cose andate perdute e che, ormai ne ho la certezza, non ritorneranno più, perse per sempre, come gli orecchini che cadono dall'orecchio mentre si balla.
Il paesaggio cambia, i vecchi immortali muoiono, e gli alberi spariscono. La panchina ahimè è sempre più vuota, i volti sorridenti ora mutano la smorfia in un'espressione seria.
I suoi occhi ci osservano mentre sudati la solleviamo: è la nostra penitenza, la nostra epurazione! la nostra protezione!
E poi le notti, e poi i giorni, le albe e la pace, i ricordi e le speranze.
Le stelle brillavano così tanto che bisognava osservarle con gli occhiali.
I giorni si perdevano, il cervello usciva dalla testa e andava a riposarsi. Il verde che i miei occhi hanno guardato così a lungo, ancora rimane impresso nell'iride, nel cuore.
Con rammarico penso all'inverno, alla neve candida che ricoprirà il tutto. Alla solitudine che si abbatterà sul paese.
Immagino com'era cinque anni fa e ripenso alle persone che non ci sono più, alle cose andate perdute e che, ormai ne ho la certezza, non ritorneranno più, perse per sempre, come gli orecchini che cadono dall'orecchio mentre si balla.
Il paesaggio cambia, i vecchi immortali muoiono, e gli alberi spariscono. La panchina ahimè è sempre più vuota, i volti sorridenti ora mutano la smorfia in un'espressione seria.
I suoi occhi ci osservano mentre sudati la solleviamo: è la nostra penitenza, la nostra epurazione! la nostra protezione!
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