
Con i giorni che corrono, le notti che saltano, i muri sempre più anneriti e la mente ancora indietro di 1 anno.
Non si può toccare un'aeroplano mentre vola; lo si può guardare che plana, che rivolge il muso all'infinito l'attimo del decollo, ma poi, è distante. Una distanza incolmabile, che ti rimane addosso, sulle spalle.
E poi, come potresti seguirlo, nemmeno con lo sguardo ci riesci. Non gli piace essere guardato, si rifugia tra le nuvole e scappa dietro il sole.
Gli uccelli sembrano diffidare, volano lontano da lui e confabulano tra loro, indicandolo.
Così, con la distanza ormai smisurata e passato il fragore dei motori, si vede solo una scia bianca dietro di se'....Scia bianca che pare una cicatrice, la stessa che si forma sul cuore, quando il nostro aereo personale prende il volo....e porta via con se' qualche cosa a cui teniamo.
E poi non devi far altro che tenerti lo scombussolamento nello stomaco, sorridere amareggiato e andare via...Per esempio mi immagino una strada, di notte, piena di lampioni; poi vedo palazzi, case, luci accese, un signore che porta a spasso il cane; un'ape volteggia. La porta è aperta, entro.