giovedì 26 gennaio 2012

Volare senza ritorno


Con i giorni che corrono, le notti che saltano, i muri sempre più anneriti e la mente ancora indietro di 1 anno.
Non si può toccare un'aeroplano mentre vola; lo si può guardare che plana, che rivolge il muso all'infinito l'attimo del decollo, ma poi, è distante. Una distanza incolmabile, che ti rimane addosso, sulle spalle.
E poi, come potresti seguirlo, nemmeno con lo sguardo ci riesci. Non gli piace essere guardato, si rifugia tra le nuvole e scappa dietro il sole.
Gli uccelli sembrano diffidare, volano lontano da lui e confabulano tra loro, indicandolo.
Così, con la distanza ormai smisurata e passato il fragore dei motori, si vede solo una scia bianca dietro di se'....Scia bianca che pare una cicatrice, la stessa che si forma sul cuore, quando il nostro aereo personale prende il volo....e porta via con se' qualche cosa a cui teniamo.
E poi non devi far altro che tenerti lo scombussolamento nello stomaco, sorridere amareggiato e andare via...Per esempio mi immagino una strada, di notte, piena di lampioni; poi vedo palazzi, case, luci accese, un signore che porta a spasso il cane; un'ape volteggia. La porta è aperta, entro.

giovedì 19 gennaio 2012

Flusso di Pensieri

Eccolo li; vedo quell'aquilone che taglia l'aria ed oscilla da una parte all'altra.
E poi, il profumo dei prati, un turbinio di verde davanti gli occhi, come se un pittore si fosse perso la tavolozza piena di verde.
Eppure, adesso, nei disordini e sotto le spire di fumo che si levano dal mio paese, sento solo il lamento del passato. Sento solo lo sgretolarsi del marmo che fu,
sento il respiro stizzito del Padre, e lo scalpitare di mille soldati invisibili.
Ma poi penso. Vedo quel signore che cammina curvo e una vecchia in ciabatte che attraversa la strada.
Un uomo corre tra gli alberi tenendo con le mani un mantello nero. E ora quel mantello lo rivedo steso dal balcone di una palazzina squallida di due piani, dove ci abitano due anziani consunti dalla vita, ognuno preso a fare i conti della propria esistenza; l'uno che smazza le carte con la morte, l'altra che prepara il pranzo solito per i figli che ormai non tornano più per mangiare.
Avere un oceano dentro e non riuscire ad esprimerlo...Un oceano che ribolle e ringhia, che si riversa nel cielo e lo affoga...Un oceano che ha il volto di una donna che sorride e scappa. La vedo ogni notte, col mio cuore in mano che pulsa e lo mangia.

martedì 3 gennaio 2012

Tra il Canto delle Sirene

E se ti dicessi che non conta nulla. Che il sole, la luna e gli astri siano solo immagini. Che l'aria che respiri soltanto non è che un fon acceso. E se scoprissi che non esiste alcuna terra, alcun mare, e che perfino questa barca sia solo una tavola di legno...Se tu stesso fossi solo un'ombra, cosa faresti?

Cosi, il marinaio, osservando il mozzo che lamentava e delirava guardando l'orizzonte rosso, mentre il mare si ingrossava e il sole si immergeva nel mare, rispose:
"Bè. Ma come può il mio corpo soffrire per nulla. Soffrire per delle pure e semplici emozioni.
Come posso ridere e piangere? Come può il mio cuore sanguinare al solo pensiero di lei.
Non te la puoi prendere con la vita. Guardaci! Circondati da muri d'acqua, alla ricerca di un fazzoletto di terra che nemmeno esiste sulle carte....Eppure gioiamo. Altre mille persone si suiciderebbero se costrette alla nostra vita....Sei in grado tu di dire se il sole esiste o è finto? Sicuramente scotta, ma chissà se anche lui dentro, nel profondo, si rabbuia e piange.
E il mare. Lo sondiamo, ma non senti come parla? Come sussulta? Come volta faccia all'improvviso? Come avverte e come invita? Non senti forse il suo respiro di notte, che ti sussurra nell'orecchio parole strane....E queste ultime poi, le parole, quale oggetto strano....da semplice nullità si trasformano in un' arma così tagliente da reciderti la testa con un sol colpo, con un sol sibilo.
Ma, fratello mio, scruta l'abisso nero, immergi la testa e ascolta, non s'ode nulla, l'aria manca e la testa scoppia di voci, ti sembrerà di morire e subito estrai la testa dall'acqua traendo un respiro profondo. Senti l'aria che entra? Ecco, ci saranno momenti in cui rimarrai incastrato; condannato a non respirare, assordato dal profondo silenzio cupo degli abissi....Desidererai essere morto piuttosto che agonizzare senza aria.
Lo senti? Questo canto soave e sinistro? Son le sirene di Ulisse, che lo tentavano, lo pregavano di tuffarsi per poi affogare lui e la sua ciurma....Ecco, amico mio, questo è l'amore, o meglio, la sua degenerazione.

lunedì 2 gennaio 2012

Sotto La Cortina di Luci

Ogni notte mi ritrovo davanti uno scaffale di un'immensa libreria. Ogni libro messo di traverso sembra un mattone che compone un muro di parole. Se si è in silenzio riuscite a captare perfino lo stridio delle pagine compresse tra loro, che sussultano e piangono, ridono e ardono, a seconda dell'argomento che vi è inciso sopra.
Tra i raggi di luce che filtrano nella penombra della sala, sciami di granelli di polvere svolazzano.
Qui sembra che il tempo non passi. Sembra che aleggi nell'aria una cortina, un velo svolazzante che fa rabbrividire.
Vi sembrerà strana un città al buio, così oscura e abbandonata, silente e disinteressata.
Non mi fido delle città rumorose e lucenti, queste al contrario delle prime, buie, non riescono a vedere le stelle e la luna.