mercoledì 29 dicembre 2010

Capita di pensare......

E poi perdersi in nuvole di fumo che rispecchiano i ricordi. Veder tramontare il sole di un mondo antico che lascia il silenzio della sua assenza simile alla calma che segue un esplosione. Che la vita sia un eterno affastellarsi di sogni e immaginazioni che si dissolvono sotto i colpi della realtà ce ne siamo accorti. Ma rifiuto di pensare che sia tutto qui, che siamo illusi di aver in mano il nostro futuro, che tutto quello per cui uno vive sia destinato poi a sparire insieme a lui. E' strano ma vivo ancora nel passato, con la sensazione di aver lasciato qualcosa, di aver recitato il copione a metà.
Forse tra quelle tende e quella camera cosi profumata di ricordi, quel profumo cosi delicato che districa tutti i ricordi impicciati e nascosti, quei volti e quelle voci una volta immortali che ora non ci sono più vedo l'ingranaggio maledetto della vita. Vorrei rimanere in quel limbo di memorie a lungo, per poi uscire dalla casa dei ricordi e vedere il sole stanco e rosso andarsi a rinfrescare nel mare, lasciando noi poveri illusi al buio, in attesa di un altro giorno di finte speranze e di gioie dolorose, che si perderanno in un giorno di novembre sotto una coltre di polvere che ricopre un enorme albero nero illuminato dal sole che sembrerà un ceppo ardente nel camino, quando fuori il tempo è agitato e il freddo spinge tutti dentro casa.

giovedì 2 dicembre 2010

A Mario Monicelli

I rulli delle pellicole che strisciano graffianti sulle bobine. I fantasmi del passato che gravitano su di te la notte....quella fissazione, quell'arte da riversare sullo schermo, quella paura della staticità, quel continuo creare personaggi....quel continuo rappresentare sogni che si insinuano di notte nel letto, che entrano socchiudendo la porta e vi rimangono, come una folata di aria calda nel gelo dell'inverno. Immaginazione e realtà erano unite, impossibile scinderle. Alzarsi dal letto e chiedersi perchè non si interrompe la scena, vedere morire i tuoi cari e chiedersi perchè è impossibile riavvolgere il nastro. I decenni son volati, gli amici, gli eroi dello schermo sono svaniti, è rimasta solo un'impressione animata su di una pellicola. Quella paura di vedere i titoli di coda del film, di raggiungere troppo presto la fine e di dover sopportarlo ancora cosi a lungo. Il cinema è vuoto e tu sei seduto, di fronte lo schermo enorme, ad osservare con sguardo critico lo svolgimento della storia, ad approvare con smorfie del viso i momenti vissuti, rammaricandosi di non averli saputi girare in un modo diverso, rimanendo estasiato della lunghezza di tutti quegli eventi passati ma che non ricordi nemmeno bene. Sarà il volo dell'aquila che ti saluterà scendendo in picchiata, con il vento che fischia nelle orecchie e girando l'ultimo chack della tua vita, perchè cosi è; quando con la voce ferma e il sorriso griderai:"Stop!" La pellicola finirà e il sole illuminerà il tuo volo scolpendo col fuoco il tuo nome nella storia.

domenica 21 novembre 2010

Come Adesso

Correre mentre il tempo viene scandito dalle lancette di un orologio, in una camera vuota di emozioni passate. Tra i brividi di freddo di una vita incandescente, tra la distanza, la fugacità degli attimi e i giorni lucidi; dietro parole sospese nel cielo.
Inutile che piangi. Tra le tue lacrime vedo un faro che di notte richiama le navi, ora richiama i ricordi che naufragano dentro il tuo mare melmoso. Ti sembrerà di morire ancor prima di aver vissuto, di aver buttato te stessa nello specchio in cui ti osservi ogni mattina. Ripenserai alle serate spese in giro, quando tornavi stanca e ti chiedevi dove andasse a finire il vento che ti soffiava nei capelli mentre ti sussurava alle orecchie le parole che sibilavo tra me e me, seduto sul vortice della mia mente, a districare le trecce che mi immobilizzano.
E sembrerà di volare ma staremo solo cadendo, sembrerà di nuotare ma staremo solo affogando; ma so, che se apro gli occhi, mi accorgerò che starò solo in mezzo al mare, al buio, come un pellegrino nel deserto che accende il fuoco con le fiamme del suo cuore, che parla strano e rimane in silenzio mentre il destino del mondo si compie. Forse questi viaggi mentali ti sembreranno strani, eppure ogni giorno vengo richiamato alla realtà proprio mentre salgo sul mio aereo.
E' il folgore del tuono che si avvicina. La minima goccia di pioggia rimbomba come un eco violento. Ma tu, non la vedrai, starai dall'altra parte, al sole, mentre io ti osservo dall'ombra, come un esiliato, come adesso, seduto sul vortice dei miei pensieri a districare le trecce che mi immobilizzano.

mercoledì 17 novembre 2010

Anche lo spirito si ribella

Dalla cima più alta alla valle più verde, dal bosco più fitto al prato più secco, dal ghiacciaio più alto al lago più basso, il grido si espande.
Non per collera, sembra più un raptus, una follia pura. Eccolo, il nero mantello svolazza dalla cima mentre l'uomo urla.
Le mani piegate sulla testa, gli occhi carichi di follia, la bocca aperta in un sorriso deformato. Eran quegli occhi a incutere timore, un timore carico di fanatismo, di perfetta malvagità, che accoglieva la vita, quella nuova, mentre irrideva quella passata guardandola dall'alto del monte.
L'urlo ora si andava incastrando nella gola, tranciando l'aria che aveva intorno, quasi a schiaffeggiare la città sottostante, presa nelle sue follie, nel suo esaurimento quotidiano, nei suoi complessi adolescenziali.
Le vene affioravano sulla pelle del viso, lo sforzo dell'uomo mentre urlava era intenso........quasi vomitasse la sua anima dannata, come un indemoniato che fugge l'acqua santa.
Era il segno dell'essenza umana che moriva nell'industria, nel lavoro e nell'economia; era l'abbrutimento dello spirito che si perdeva, che disconosceva la vita, che volava libero, puro, guardando poi l'inferno dall'alto e disperandosi per i morti che vi rimanevano.

martedì 2 novembre 2010

Di Notte.....

Vedo benissimo attraverso il buio e la luce intermittente dei lampi.
Sento un icebearg crescere nello stomaco e gelare tutto. Gelare i pensieri bollenti come lava,
gelare i ricordi densi come fumo vulcanico.
Il vulcano è in eruzione e tutti scappano, io solo ci vado incontro per affacciarmi nel cratere, e vedere se veramente quel fumo e quella lava, quella paura e quel terrore sono giustificati.
Che noi, che lo spirito che ci aleggia dentro è come un gioco tra innamorati; è un eterno inseguirsi ed evitarsi, un eterno stupirsi e picchiarsi, un eterno odiarsi e un eterno amarsi.
Ora che guardo la notte irradiata dai lampi, il cielo nero rigato dai rivoli di luce, dall'elettricità del mondo, dalla rabbia innata che scricchiola come un mobile vecchio, come le assi sconnesse di un pavimento di legno; desidero camminare sotto la pioggia da solo, tornare come per incanto indietro, viaggiare nel passato e ricucire quei fili che si sono strappati, rispolverare quei quadri impolverati abbandonati chissà dove.....
Sono come la luce flebile di una candela che danza sotto il ritmo del tuo sospiro, sotto il ritmo del tempo che consuma la cera e la spegne, sollevando un sottile filo di fumo bianco che si espande nella casa. Ora è buio e piove, gli occhi inermi nell'oblio lasciano vedere alla mente, accecata di tanti sogni e troppe illusioni.

lunedì 4 ottobre 2010

Ricordi

Sono proprio i ricordi che dopo un pò vanno eliminati. Questi si ammassano nel cuore e nella mente, si arpionano allo stomaco con migliaia di ganci, e appena vengono risvegliati da profumi o parole, come una scintilla incendia una polveriera, questi risalgono con uno strattone, trascinando con sè tutto ciò a cui erano arpionati, scalfendo e graffiando il cuore.
Sono piccole foto di un album ormai perduto, mille voci che formano un coro ormai lontano e indistinto, una luce lontana che galleggia nel mare di notte.
Tutte le parole del mondo non basterebbero per definire i ricordi più cari. Quelli fanno parte di un mondo che non c'è, appartengono a determinati equilibri ormai rotti e sepolti.
Ma perchè mentre tutto cambia e cresce, ancora non mi abituo al mutamento? E' come il primo giorno di scuola; Vecchie strade ormai scomparse, piazze trasformate, muretti che non ci son più.
A volte cammino ancora tra quelle rovine, echi di tempi ormai tramontati......
Scende la notte, fa freddo ora.....è l'estremo saluto, ormai il ricordo è quasi sbiadito. Sento un rombo che cresce dall'interno, sono pagine di un libro perduto......meglio tornare a casa....il futuro incombe, il presente è gia passato.

mercoledì 29 settembre 2010

Fiamme della Ragione

Una fiammella che si accende nella notte non si accende per caso. Scocca da un'entità nascosta. Dai sensi ardenti e dagli animi concitati. Se la fiammella si accende di giorno non si nota, si penserà che non ci sia niente di strano, che tutto si svolge secondo abitudine. Ma rimane pur sempre un' avvisaglia di qualcosa, seppur piccola. Questo l'uomo ancora non l'ha capito; spesso da una fiammella isolata riesce a far scaturire un incendio dirompente.
E' l'inibizione dei sensi che non fa cogliere quello scintillio alle persone. Eppure di scintille ce ne sono a volontà, ma non le vedono!
Un cane che osserva, un tuono che rimbomba, il vento che porta sussurri.....un tramonto rosa.
Forse è proprio perchè sono cosi accecati dal buio nero pece che non riescono a scorgere la luce.
Forse è la mancanza di vita che li rende così opachi, è il veloce scorrere del tempo che lascia tutti disarmati, ignari di quale sia la luce o il buio, di cosa sia il bene e il male;
Tempo perso inutilmente a scrivere.
La maggior parte delle fiammelle ora vacilla, svariate sono spente.
E' come quando si scrive una poesia e poi per vergogna o irritazione di ciò che si è scritto, si strappa il foglio, rimanendo imbronciati con lo sguardo fisso fuori dalla finestra a domandarsi:
"Possibile che le fiamme della ragione le veda solo io?"

domenica 19 settembre 2010

Ad Ambrogio Fogar



Lasciatemi volare nel cielo azzurro e nel mare blu; Ho un appuntamento che non può essere rimandato. Sono l'uomo che fugge la vita e va a passeggio con la morte, sono l'essenza mortale dell'avventura, dell'estremo, del naufragare solo nell'Oceano nero.
Tra la vita e le sue incomprensioni, le sue insignificanti paranoie, il suo stress conformista,
io scalo la parete ghiacciata del monte più alto. Parlo con animali che mi ascoltano e mi seguono fino alla fine.
E chissà, chissà se alla fine il veleno della realtà, l'invidia dei vili in mezzo a quella sabbia mi abbia voluto spezzare.
Spezzare le ali ad un uccello che compie il suo ordinario volo, strappare i sogni di un bambino.
Chissà se quella macchina non si fosse ribaltata e la mia spina dorsale fosse ancora integra, chissà se davvero sarei arrivato in braccio a Dio, a irridermi di lui dopo aver varcato la nuvola più alta,
dopo aver attraversato fuoco e acqua, per dimostrare che le ali di un sognatore non si perdono mai.
Ma i sognatori, si sà, sono presi in giro, e spesso vengono sbalzati da cavallo violentemente come fossero cowboyes in un rodeo.
Mi resta l'amaro in bocca, osservo quel monte dalla mia sedia a rotelle con rabbia e impotenza.
Non respiro più, non vivo più, ma presto volerò verso quelle vette, quei mari, quei ghiacciaci che mi appartengono.
Già ti vedo io, che sali l'ultima roccia e affannato, ti togli gli occhiali da sole e dalle nuvole osservi noi, povere formiche, che viviamo frenetici, troppo impegnati per sollevare la testa.

martedì 14 settembre 2010

Ritratto

Occhi nel buio osservano. Dalla vecchia casina sperduta sulle montagne si intravede salire un filo di fumo nero. La tormenta di neve è iniziata. Perfino i lupi restano nelle loro tane al caldo. Nella stanza poco illuminata un vecchio con barba bianca e capigliatura canuta scrive sulla sua pergamena. La legna sibila nel camino, le fiamme emanano la luce che cozza con il buio, formando così una penombra innaturale. Il fischio del vento che viene da fuori sembra accompagnare le parole che scrive l'anziano sulla pergamena.
"Se è vero che il tempo cancella i dolori, per me sembra non passare mai. L'aria mi pare sempre più rarefatta, sento di stare in una clessidra, ma la sabbia che mi scorre striscia fastidiosamente sulle mie ferite, infettandole e facendole risanguinare. Nella mi vita ho vissuto in posti sbagliati.
Sentivo il bisogno di spostarmi perchè il mio posto ideale è qui, tra le vette amiche e i cani fedeli, nei boschi silenti e i gufi cantanti, tra i cervi dormienti e i lupi amanti.
Libero dalle chiacchiere della gente, dai falsi eroi, dai maestri di vita, dai morti viventi che camminano nelle strade.
Qui scambio le notti per i giorni, i lupi per agnelli, gli animali per le persone, la solitudine per la compagnia, il silenzio per una piacevole chiacchierata.
Sento il mio cuore parlare agli alberi ed urlare al vento.
Raccolgo mele mai viste prima, bevo acqua che più buona non c'è.
Mi sento leggero come un sospiro di malinconia, mi libro nel cielo blu baciato dal sole.
Una volta avevo intorno a me persone che facevano domande inutili e poco affidabili, ora ho vicino a me lupi che non parlano, ma che piangono insieme a me di notte, e parlano con me di giorno e mangiano con me, e ridono con me....
Sono riuscito a piangere pensando ad un animale in fin di vita e vedendo un uccello volare via al tramonto, in fuga dall'inverno. Ho imparato cosa vuol dire vivere, vivere e sognare, tanto che a stento distinguo la differenza tra le due cose.
Ho visto mille albe e mille tramonti, tutti diversi tra loro; Ho visto piogge e fulmini, ho visto demoni e angeli, ho visto Aquile e falchi..... Ma mai ho sentito i miei polmoni gonfiarsi d'aria, mai il mio cuore battere così regolarmente e il vento passare tra i miei capelli, dandomi l'impressione di venire accarezzato da una mano invisibile, come adesso!
Eppure, in autunno ho visto i miei amici morire. Gli alberi mi salutarono con un promessa, per poi appassirsi; gli orsi mi abbracciarono e andarono a dormire; Gli scoiattoli cinguettarono qualcosa e si scavarono un buco nel tronco di una quercia; I cervi migrarono a est; Le Aquile risalirono il crinale; I fiumi si ghiacciarono lasciandomi con un sorriso; Ma i lupi mi tennero sveglio di notte, e mi fecero compagnia di giorno; Se nevicava troppo mi portavano delle carcasse di carne....
Ma ora, sento di dovermene andare, il mio tempo qui è finito. Me ne andrò in punta di piedi, in silenzio, spegnendo con un soffio la candela e chiudendo piano la porta."

Qui termina lo scritto. Del vecchio non si seppe più nulla, sparì tra la tormenta a notte fonda, dopo aver baciato i suoi adorati lupi; questi ultimi lo videro incamminarsi verso la montagna più alta, poi più nulla. I lupi iniziarono ad ululare per tutta la notte, e in estate, alcun animale fece ritorno, gli alberi non rifiorirono, gli scoiattoli non uscirono dai tronchi, e gli orsi non tornarono. I ruscelli si prosciugarono e i cervi rimasero ad est.


sabato 11 settembre 2010

Vorrei

Vorrei afferrare il silenzio e conservarlo per i momenti di confusione.
Vorrei nuotare nel sangue che lava il mio cuore, vorrei mettere la testa sotto terra e gridare ai morti.
Vorrei incendiare la mia passione, vorrei distruggere il mio rancore, vorrei legare il mio amore.
Vorrei fotografare questo attimo, vorrei scendere alla prossima fermata.
Vorrei parlare con il mio cane, e capirlo ogni volta che i nostri occhi si incrociano.
Vorrei correre come un cavallo indomito nelle praterie a picco sulle scogliere.
Vorrei ascoltare l'arpa magica delle muse.
Vorrei stare solo, seduto sulla grande rupe, guardando in faccia la luna piena mentre viene corteggiata dall'ululato malinconico dei lupi.
La sicurezza che cresce cozza contro il dolore mandandolo in mille pezzi, come il vetro che si infrange sotto i colpi rancorosi di due amanti, come la paura che si respira prima di combattere.
Vorrei osservare l'alba dal monte più alto, vorrei urlare nel vuoto e sentire se qualcuno risponde.
Vorrei fermare l'eco di mille ricordi.
Vorrei volteggiare nell'aria assieme ai miei pensieri e districarli uno per uno.
Vorrei vivere su una nuvola, in modo da non dover sopportare il grigiore, in modo da osservare sempre il sole!

martedì 7 settembre 2010

Tormento D'Amore

Sotto il cielo nero e la pioggia battente sono dentro una casa, agonizzante.
Il camino è acceso e il fuoco arde, come il mio cuore che urla nel petto dietro un muro di odio.
Sento il calore salire dai piedi, sento la maledetta voglia esplodere. La mia furia è pronta ad abbattersi come mille Aquile nobili che vanno ad arpionare le loro prede, come le frecce scagliate dagli arceri, come un lupo che fiuta il nemico nell'ombra.
Il letto sembra una lastra di marmo, non fa che accentuare le mie sensazioni. Inutile stare fermi. Le dita scorrono frenetiche sulla tastiera.
Sono un lupo e tu sei la mia luna, il mio tormento, la mia dannazione.
Sei come la vetta agognata per gli scalatori, sei la meta ambita da viaggiatori.
Troppe mani su di te, troppi occhi ti hanno osservato, troppe labbra ti han baciato. Vorrei coglierti come una rosa ma ho paura di essere punto dalle tue spine, vorrei metterti il mio cuore in mano e farti sentire come si agita sentendoti vicina.

giovedì 26 agosto 2010

Sara'

Immobile al buio. La bocca asciutta e il cuore ansante. L'apatia è tale da voler correre via.
Sembra di essere prigioniero dentro uno squallido dipinto. la smania e l'incertezza mi corrodon l'animo. Se mi affaccio dalla finestra sento la grandeza del mondo e tutto il suo peso, se sto dentro sono come sepolto vivo sotto una coltre spessa di sabbia.
Una macchina sfreccia sull'autostrada, una donna rientra a casa, un bambino guarda la tv mentre la mamma si prepara per andare a letto, un cane sbadiglia dentro la sua cuccia: VITA. Mille sfaccettature e mille modi di vivere differenti; le immaggini mi invadono la mente come tanti tessere di un mosaico. Ma io non sono qui, sotto questo cielo nerastro, in questa città monotona.
Io sono nel bosco, ora su una montagna, ora immerso nel mare blu sulla scia increspata di luce che lascia la luna riflettendosi dentro la distesa d'acqua. Un contadino che vive del suo lavoro, un giovane che sente il suo cuore invece di dar retta ai moralisti: miracolo della vita.
L'artista vive una vita afflitta. La sua felicità è come una fiammella, basta una piccola sensazione, un piccolo movimento che traballa e rischia di spegnersi, proprio quando il lume vien scosso dal vento.
Mi immagino un gabbiano che si staglia sull'orizzonte mentre si tuffa verso il mare irradiato dal sole in cerca di pesce; mi immagino lo scoiattolo che trotterella sui tronchi degli alberi nel fitto del bosco; sarà un lamento che si perderà nella notte, sarà un bacio negato, sarà il gioco di sguardi che finisce quando quella ragazza scenderà dalla metro. Sarà l'arrivo di un nuovo capodanno, sarà l'abbandono di un cane sull'autostrada, o sarà semplicemente la fine.

venerdì 20 agosto 2010

Tra Sogno e Realtà

Sembra un gioco infinito. Una biglia che corre veloce su uno scivolo, che acquistando velocità, diventa irrefrenabile.
Il suono lontano di un frullatore; l'odore del bucato appena steso; il rumore di un pallone che rimbalza;
La luce del sole che invade la casa. C'è una strana fissazione nella mente, quel lobo del cervello che vorrebbe mantenere le cose come stanno. L'uomo vive nel passato e sogna nel presente. Ripensa a come erano le cose e tira le somme confrontandole, tra passato e presente. Si scervella a come potevano andare, a come poteva tenere a bada tutto, a quanto sarebbe stato meglio se non avesse compiuto certe azioni.
La mia vita sembra un racconto incompiuto, senza colpi di scena e con la trama confusa. Sembra un racconto di Kafka; temo abbia il terribile finale del 1984 di Orwell.
L'aria è calda ma a me sembra di respirare una brezza fredda di inizio autunno, quando i comignoli delle case fumano, e liberano nell'aria quell'odore di fuliggine che rimanda ad una cucina illuminata dal fuoco, con una vecchina su una sedia a dondolo che osserva le fiamme con gli occhi chiusi, al riparo dalla tormenta di neve che schiaffeggia la sua casa.
Un lupo osserva dal bosco una casa illuminata......ho proprio sbagliato epoca.

Santa Lucia

Il cielo non è più lo stesso; n'è l'aria, n'è il suo odore. Le enormi montagne sembrano aver lasciato un vuoto. Sento ancora il loro peso addosso, sento ancora l'odore dell'erba ricoperta dall'umidità della notte; non sento il silenzio dolce e mortale del giorno, non sento il suolo irregolare sotto i miei piedi, non sento più l'odore della casa appena sveglio.
E poi le notti, e poi i giorni, le albe e la pace, i ricordi e le speranze.
Le stelle brillavano così tanto che bisognava osservarle con gli occhiali.
I giorni si perdevano, il cervello usciva dalla testa e andava a riposarsi. Il verde che i miei occhi hanno guardato così a lungo, ancora rimane impresso nell'iride, nel cuore.
Con rammarico penso all'inverno, alla neve candida che ricoprirà il tutto. Alla solitudine che si abbatterà sul paese.
Immagino com'era cinque anni fa e ripenso alle persone che non ci sono più, alle cose andate perdute e che, ormai ne ho la certezza, non ritorneranno più, perse per sempre, come gli orecchini che cadono dall'orecchio mentre si balla.
Il paesaggio cambia, i vecchi immortali muoiono, e gli alberi spariscono. La panchina ahimè è sempre più vuota, i volti sorridenti ora mutano la smorfia in un'espressione seria.
I suoi occhi ci osservano mentre sudati la solleviamo: è la nostra penitenza, la nostra epurazione! la nostra protezione!

martedì 27 luglio 2010

Possibilità

Non penso avremo una seconda possibilità. Si dovrebbe imparare a vivere prima di farlo;
Imparare a crescere, a capire, a superare le sofferenze, a non spaventarsi di fronte all ritmo incalzante del tempo, al suo fiato sul collo.
Servirebbe qualcuno che dica, "questa è la donna.....il tuo veleno....la cosa che può farti fermare il cuore".
Servirebbe qualcuno che ti aiuti in quelle notti nelle quali non dormi e pensi a lei; nei giorni in cui ti immagini la vita insieme a lei, ma soprattutto quando non è tua ma di un'altro.
Servirebbe una mano sulla spalla e un sibilo rassicurante vicino all'orecchio.
Ma questa è la vita, la fregatura e la gioia più grande. Il posto più silenzioso del mondo. L'unico spazio in cui non s'ode risposta alle domande poste.
Ho paura di guardare avanti ed indietro; sento i lamenti infiniti del mio cuore di fronte alle ingiustizie, al tempo, ai ricordi che incidono la carne come tante sanguisughe.
Temo di non poter alzarmi dalla sedia e correre via; temo di buttare tutto all'aria all'improvviso.
Temo di avere fine in silenzio, in un modo inglorioso. Temo di dover abbandonare la mia coscienza, temo di dover vedermi morire dinanzi le persone a me care.
Come un cane rabbioso ringhio davanti a Dio, e al suo artificio.
Senti come batte, tutto per te! Muovi gli occhi verso i miei, non sei sua. Solleva la mano sul mio cuore, ascolta il ritmo. Tendi una mano verso di me, perchè io possa afferrarla e attrarti a me......forse un giorno.....forse mai.......forse quando starò per andare via.

martedì 20 luglio 2010

Faccio come Baudelaire

Sono l'unico che riflette quando vede un uccello che vola nel cielo, alto e solo, ignaro sulla destinazione.
Sono l'unico a vivere tra due universi, uno fatto di macchine, morte, dolore, impegni, stress...
l'altro fatto di boschi e mari, prati e colline, montagne e lupi....aquile persino e un'amaca che ondeggia nell'universo, sopra le nuvole delle montagne.
Mentre cammino per strada, mentre vado in metro, quando sono al mare, le vedo! Le querce enormi della Norvegia, i cervi che mangiano guardinghi. I biondi guerrieri. Vedo la vita passata, sento le pagine sfogliate giorno dopo giorno di questo libro che arriverà alla fine, dopo la quale verrà chiuso e verrà sommerso da una spessa coltre di polvere. Cadrà nel dimenticatoio, lasciando posto ad altri miliardi di libri.
Sento la lama lenta e fredda del rimorso, sento il brivido febbricitante della vita, sento la rabbia dell'insoddisfazione, del tormento amoroso, dell'immagine onnipresente di lei.
Un'altra stupida poesia, un'altro stupido sfogo.
Mi riempie di tristezza vedere il tempo andare avanti, vedere le immagini sbiadirmi davanti, vedere il lento declino, la rottura degli equilibri, i rapporti altilenanti.
La quotidianità mi fa vomitare, laa schiavitù mi spaventa, la realtà non mi appartiene.
Io vivo come un lupo dinanzi un branco di iene, che irridono e infamano.
Nella realtà sono un pesce fuor d'acqua, sono un muto che non può esprimere la sua essenza, sono l'uomo invisibile.
Torno alle mie cose, ai miei sogni, al mio mondo. Torno nell'universo che mi si addice, ma con un'orecchio teso verso di voi......non sia mai che venissi interpellato.

mercoledì 7 luglio 2010

Penso che....

Io penso. Penso che i giorni voleranno d'ora in poi.

Penso che sono cresciuto, e questo mi fa guardare il passato con nostalgia, perchè la pellicola della vita scorre, e insieme alla mia anche quella di chi mi stai intorno.

Penso che la malinconia sia un nodo che sale all'improvviso, che sia vitale all'uomo, che sia il peso delle nostre passioni.

Penso che quelle serate grige sui mezzi mi mancheranno,

penso che tutto ciò che ho patito fino ad oggi sia stato utile,

penso che non ci sia musica più bella dell'ululato del lupo.

Penso che non ci sia donna più bella della luna.

Penso che in amore dovrò patire e cercarla all'infinito.

Penso che ciò che sto scrivendo in questo momento non verrà compreso appieno da chi lo leggerà (sempre se qualcuno lo leggerà).

Penso che la vita sia il più grande e doloroso dono che l'uomo possa concepire.

Penso che la morte sia solo un appuntamento già segnato sull'agenda, ma che per una svista non vogliamo e non possiamo vedere.
Penso che la mamma sia la donna che ci lascerà un vuoto enorme dentro quando se ne andrà.
Penso che sono fortunato di come sono,
Penso che nella vita bisogna farsi male, rifiutando ogni sorta di tranquillità.
Penso che dovrò immagazzinare ogni singolo momento, ogni singola particolarità che incontro quotidianamente.....perchè le cose che ho vissuto e che sembravano immortali ora sono tristemente lontane e opache, come un quadro che si mette in soffitta coperto da un telo, come una casa venduta che viene chiusa a chiave e dalla cui porta sentiamo i ricordi e le esperienze passatevi dentro che bussano violentemente alla porta.
Penso che l'uomo è oggetto dei capricci e delle infamità del destino.
Penso che ognuno può costruirsi il proprio futuro, a patto che non venga disarcionato a cavallo dell'esistenza.
Penso che Vasco abbia centrato in pieno ciò che dico,"Voglio una vita di quelle che non si sa mai...."
Penso che questo magone e questo bruciore al cuore che ho dentro in questi giorni sia, come sempre, destinato a scemare e a ferire il mio cuore, poichè non troverà sollievo.
Penso che lei non sarà mai mia,
Penso che ora sarebbe bello dare fuoco a tutte le macchine del mondo e ridere di fronte alla modernità.
Penso che nella seconda guerra io sarei morto fucilato sputando sui partigiani,
Penso che oltre all'amore per le donne, il mio cuore sia costantemente e per sempre tormentato dal Disperato Amore della politica sana, del fascismo, e dell'anticonformismo.
Penso che non so immaginarmi la mia fine, e che mi pare assurdo che tutto ciò che sto facendo debba in qualche modo finire.
Penso che sia assurdo non vedere più i miei cari, non riuscire più a correre, non festeggiare più il natale in famiglia.........penso che ognuno di noi avrà per sempre dei conti in sospeso, dei sogni da realizzare ma che per forza di cose non riusciremo mai più a compierli.
Penso che ora ho sempre lei in testa, lei e la sua situazione,
Penso che io non sia normale, che sia diverso dagli altri,
Penso, e mentre penso si compie tutto ciò che penso, i giorni scorrono, il tempo passa, lei è lontana.......e io penso.


Penso che io sarò

lunedì 28 giugno 2010

In balia della Modernità

Dove sono la carrozza e lo stalliere
dov'è la fresca aria profumata d'erba
non sento più gli uccelli cantare di nuvole e sole,
non sento i cani parlare di pace e quiete,
sento solo il lamento della terra che viene violentata,
solo il lento battito del suo cuore che rallenta
sotto i colpi violenti dell'uomo,
sotto la sua stupidità e avarizia,
sotto la sua insulsa esistenza,
sotto le sue viscide mani cone le quali
deturpa, abbatte, uccide, la natura stessa,
diventando così causa della fine della sua esistenza.

mercoledì 16 giugno 2010

L' Assalto


Stringi l'elmetto in testa e sdraiati contro la parete della trincea. Osserva per l'ultima volta quella prigione marrone, ripensa a quando hai preso il treno carico di speranze verso la terra di nessuno.

Hai lasciato la tua donna per la guerra,

hai lasciato la tua famiglia per la guerra,

hai lasciato il tuo cane per la guerra.

Assenza di suoni e ordini urlati preavvisano l'inevitabile. I mortai vengono accantonati, persino l'artigliere spolvera il fucile e fissa la baionetta sulla canna.

Osserva gli occhi privi di vita degli altri, sembran tutti buoi prima del macello, bestie col destino segnato che aspettano il coltello.

Senti? Persino il fango sotto gli scarponi sembra sciogliersi.

Silenzio. La trincea irta di baionette nascoste agli occhi nemici, pare un fosso abbandonato.

Guarda la faccia piena di terra dei tuoi camerati, perchè sarà l'unica immagine familiare che vedrai; la tua famiglia, il tuo cane, la tua donna, ormai son ricordi che non centrano nulla con la guerra.

All'assalto amico, all'assalto si deve andare, per non arrugginirsi, per non farsi risparmiare.

All'assalto fratello caro, in avanti la baionetta, stretta sul fucile.....LA MORTE CI ASPETTA.

venerdì 7 maggio 2010

Il mio Tempo

Sarà segnato dal vento, come l'acqua che segna i piloni del ponte sotto il quale scorre.
Verrà ricamato sui vessilli, quando le fila saranno schierate e le trombe suoneranno la carica.
Volerà come i capelli al vento dei guerrieri biondi che aspettano dall'alto delle rupi, di scendere a cavallo verso le lance nemiche.
Scintillerà come le spade dei guerrieri d'Europa.
Si sentirà nel tempo come la risacca del mare, che a volte sembra fermarsi, ma che ritorna di continuo.
I giorni passano, e la terra compie i suoi giri.
La grande clessidra scorre, misurando ogni granello di sabbia che rappresenta ogni nostro gesto.
Scorre e non si ferma mai, qualsiasi sia il tentativo che facciamo per interromperla.
La vita ci scorre davanti, e noi impotenti la guardiamo.

giovedì 1 aprile 2010

La Primavera

Arriva come un velo che vien tolto da un dipinto ormai terminato, del quale si scorge la bellezza, ma non può essere ancora apprezzata.
Leggera e penetrante, si posa sui fiori, svegliandoli da un lungo letargo, versandogli dentro qualche goccia di sole, che li fa aprire facendoli sembrare un sorriso di un bambino.
La primavera arriva a cavallo del sole, respingendo le fredde giornate dell'inverno, con colpi di profumi floreali e cascate solari.
La notte, per quanto fredda, non par nemmeno poi tanto buia.
La bella aurora, vien ancora afferrata dalle mani del freddo, il quale la lascia appena ode lo scalpiccio degli zoccoli del cavallo della primavera, che reca con se i primi raggi del sole della giornata, cosi robusti da fuggir l'ombra.
Arriva la primavera, dunque, toccando i nostri volti, seminando nell'aria odori e ricordi, sapori e sensazioni che ci svegliano dal letargo.

lunedì 29 marzo 2010

Alba e Notte

Come il cervo che all'alba alza la testa destatosi dal sonno, il mare sussulta e parla, togliendosi di dosso il manto nero della notte.
Il vento porta alle orecchie parole nuove, che si insinuano nelle orecchie come degli spifferi.
Chissà. Chissà se, quando vedrò il MIO tramonto, riuscirò a sorridere ricordando le cose belle che ho vissuto.
Chissà se sentirò ancora il suono del mare, l'odore dell'erba appena tagliata, il lento e riposante respirare delle montagne.
Come un neonato che con gli occhi chiusi dorme sul ventre materno, io stesso mi attaccherò alla vita, perchè questa è il solo mezzo che ho per morire. Morire per vivere. Io non sono come quei morti viventi, che vivono sprecando la loro possibilità, io muoio per affermare la mia identità, per gridare e graffiare i volti di chi mi deride.
Sarò come un masso che, staccatosi da una montagna, rotola dalla cima al fondo, e nel rotolare attira altri massi a sè, creando una frana, un insieme scalpitante di massi che travolge ogni cosa.
Il sole irradia ogni giorno, persino quello che sembra più buio......... la notte nera cela ogni cosa, portando pensieri e teorie, che prendono forma e vengono scritte, ma spesso non vengon mai rivelate, poichè il sole mattutino le costringe a nascondersi.

mercoledì 17 marzo 2010

Un Giorno

Un giorno, mi siederò nella vecchia baita sui monti. Prenderò la mia penna d'oca e con lo sguardo perso all'esterno guardando dalla finestra ed osservando le aquile che volteggiano in aria, le nubi fisse come quadri attaccati al muro e il cielo finto come un velo, inizierò a vivere per davvero.
Ci sarà forse la mia lei che canterà con i suoi capelli dorati,
ci sarà il lento scorrere del tempo scandito dalla pioggia che cadrà sulle montagne circostanti, cambiando suono a seconda della superificie sulla quale si infrangeranno,
ci saranno gli ululati che mi faranno addormentare la notte,
ci sarà il mio fratello lupo con il quale piangerò implorando la luna piena,
ci saranno sossurri e sospiri che entreranno nella baita di notte, giungendo alle mie orecchie.
Ascolterò le voci delle montagne, eterne fonti di saggezza ed equilibrio.
Saprò, un giorno, addormentarmi sotto un'enorme quercia, pensando ai tempi d'oro e alle arpe sonanti, agli scudi infranti e alle grida dei guerrieri simili a squilli di trombe nei giorni di festa;
Brucerò, un giorno, sulle pire ardenti, colpevole di aver sognato troppo.

lunedì 15 marzo 2010

Amore Canino

Dietro quel muso canino ti invidio un pò sai amico? Ti invidio perchè tu non hai pensieri, o forse si.
Tu non hai pene d'amore
tu sei nobile, sei un animale gentile, meglio di molti cristiani.
Sai, il tuo silenzio mi mette a mio agio, sento che capisci, che assorbi le mie pene.
Forse sarà da folle parlare con il mio cane, ma tu sei mio fratello.
E proprio quando tutti dormono o hanno da fare, tu dal tappeto alzi la testa e mi ascolti. Aggrotti persino la fronte a seconda delle cose che dico.
Sospiri addirittura alcune volte, mentre se il racconto è proprio deprimente mi sali sopra, posando l'orecchio sul mio petto, all'altezza del mio cuore, e ne ascolti il canto, il lungo ed incompreso lamento, chiudendo gli occhi.
Dormi.
Il tuo muso languido riflette in pieno i miei sentimenti, quasi fossi uno specchio.
E' come nei grandi spettacoli, quando il sipario cala e le rose piovono sul palcoscenico. Ma qui, caro amico, non siamo nè a teatro nè al cinema. Qui tutti salutano, tutti vogliono bene, ma poi ci ritroviamo io e te, come sempre, a cenare insieme, a pranzare, a giocare, a ridere, a parlare.
Sono tutti bravi a fare il viso dolce, a fare i comprensivi, ma inizio a pensare che il vero affetto è questo tuo. Mi sostieni in silenzio.
Eppure sento il nervoso che si aggrappa dall'ombelico fino alla gola, stuzzicando con le sue dita sudicie gli occhi, dai quali si riversano lacrime amare, che ucciderebbero al solo contatto con la lingua.
Sai penso che non mi abbiano dato le istruzioni per vivere, non ho trovato alcuna indicazione, non sono stato fortunato in niente, fino adesso. Non c'è alcuna lei che mi vada bene.
Non parlo in pubblico perchè non mi capiscono, non parlo in pubblico perchè non ho il ritmo adatto, non parlo in pubblico perchè.....dimmelo te.
Mi sento come un guerriero reduce di una battaglia persa, mi sento intrappolato nelle sabbie mobili e affondo in balia degli eventi, davanti i volti di mille persone del presente, del passato e del futuro.
Il cielo nero mi avvolge, quasi fossi invisibile. D'altronde sento di pagare lo scotto di una colpa che non ho commesso. A far del bene ci si rimette, se non è vero, io sono l'eccezione.
Tutto ciò che è verde, a me diventa rosso. Tutto ciò che è facile per me diventa difficile. Tutto ciò che è raggiungibile per me diventa irraggiungibile.
E mi ritrovo qui, ogni sera, solo, a parlarti come un disperato chiedendoti aiuto. Grido in silenzio, digrignando i denti e osservando l'esterno......è notte.
Corro nel labirinto delle sensazioni da solo.....LEI è irraggiungibile.....

L'Uomo della Pioggia


Con il passo irregolare e il busto curvo, l'uomo della pioggia cammina spesso sotto casa mia.

Il volto inespressivo, la bocca chiusa, gli occhi vuoti, rivolti verso un mondo interiore.

Lo sdegno per la realtà era dipinto nei suoi gesti e nella sua riluttanza a comunicare.

Gli zigomi non si increspavano quasi mai in un sorriso.

Perchè? Cosa c'era da essere felici? Cosa valeva la pena ricordare, cosa valeva la pena fissarsi nella mente.

Come un cieco che cerca la sua luce, l'uomo della pioggia viveva nel suo mondo, chiudendo ermeticamente ogni via di entrata alla realtà, quasi avesse paura di venire contagiato.

Ben presto mi affrettavo alla finestra, nel buio, ad osservarlo camminare, ad osservarlo claudicante, in quel nido di serpi quale è la realtà. Ma non batteva ciglio, ripeteva tra sè e sè le sue parole, insensate ma cosi significative. Sapeva che gli sguardi dei più indugiavano su di lui spesso, che le risa pungenti gli piovevano addosso, ma lui niente, quasi fosse sordo e privo di sentimenti.


sabato 13 marzo 2010

Viaggio di Mezzanotte

Aspetto ancora un pò, ma sai, non nego che vorrei partire.
Andare via lontano e perdermi, perdere una parte di me, smaltire quel frastuono che ho nel petto, nella mente.
Anche le cose che sembrano eterne finiscono subito; mi sono stufato di farmi torturare, sono stanco delle avversità, stanco di ubbidire.
Non se ne accorgerebbe nessuno della mia assenza, andrò via come il lento respirare di un neonato in grembo la sua mamma.
Me ne andrò in un silenzio impetuoso e che non ammette repliche. Andrò via come una barca a vela sul mare calmo al tramonto, che riga le acque delicatamente per poi perdersi all'orizzonte e incerta se tornerà o meno.
D'altronde niente è per sempre. Sono finiti i tempi delle promesse, anche se io ne ho fatte poche, anzi pochissime.
Penso che le cose non accadono per caso, e penso che io sto bene anche da solo, anche perchè ho sempre incontrato gente che era vincolata e non poteva venire via con me. Bè, alla fine non è facile starmi dietro, io sono come l'ululato del lupo, affascinante e lontano, penetrante e inquietante......magico?
Per il viaggio penso mi occorrano pochi oggetti: chiuderò nella valigia i miei sogni.
Preferirei andarmene nel cuore della notte, dove tutti sono alle prese con i loro di sogni, dove chi si vuol bene dorme abbracciato. Non ci sarà nessuno che avvertirà la mia presenza svanire, poco male.
Non voglio esser ricordato, perchè non c'è nessuno che merita di ricordarmi. Ma non è un delirio di onnipotenza e presunzione, no, semplicemente perchè non mi conosce nessuno bene, nemmeno chi lo pensa. Nessuno mi ha mai messo una mano sul petto chiudendo gli occhi e si è fermato ad ascoltare i battiti del mio cuore, e mai nessuno penso lo farà.
La luna forse sarà la mia unica donna. Che mi saprà far fermare il cuore, mi saprà far piangere senza motivo, mi cullerà sull'amaca dell'eternità nella foresta nera, in solitaria compagnia, in un vortice di immagini sfocate. Non ci sarà alcuna donna reale, forse, che mi saprà rubare il cuore.
No, sarò condannato ad un amore stilnovista, ad un amore gratuito, ad un amare infame e snervante.
Sarò come la fiamma di una candela consumata, nella quale ormai la cenere è colata tutta e non c'è più nulla da assaporare, non c'è più alcun calore da vivere....
Credo proprio che partirò, tanto qui..sono solo...anche non volendolo...è assurdo.

sabato 20 febbraio 2010

martedì 16 febbraio 2010

Il Lupo


Sotto la luna splendente l'amico fraterno ululava con gli occhi chiusi e il muso alzato verso il globo cristallino.

Amore ed Odio c'erano nei suo lamenti, ululati lenti e altilenanti, ora forti ora deboli, così deboli da sembrar uggiolii canini.

Immobile e maestoso, tenebroso, eterno angelo nero del mondo. Il folto pelo ombrato lo ricopre, rendendolo alto e rbousto.

Esempio per gli uomini, guardiano della famiglia e del branco, condottiero notturno.

Il canto della creatura squarcia la radura e le foreste, fin su la cima dei monti, avvolgendo il cielo con una cortina di ombre, intimando alla natura di immobilizzarsi e di prestare attenzione alla sua esibizione, prolungando il suono gutturale che riecheggia nell'aria, e che viene trasportato dal vento. La nebbia si assottiglia, gli scoiattoli si rintanano nei tronchi arborei tremando, i cervi corrono via, persino il più prode dei guerrieri stringe l'ascia sentendo il richiamo notturno, il grido alla coscienza, l'invito che l'animale rivolge all'ambiente.

L'oscura creatura osserva la Luna, provando un amore rancoroso, che rivera su di lei, con il suo ululato, sconvolgendo la natura e l'uomo, affermando la sua figura e la sua magia, la sua grandezza e il suo dominio nelle tenebre.

sabato 30 gennaio 2010

Lettera ad una Amica

Che è notte lo vedi da te, affacciata dalla finestra della tua camera mentre osservi le lucide stelle.
Ma la notte, cara amica, è come un confessionale a cui non si può sfuggire, perchè ti blocca e capisce tutto dal silenzio. Tortura con dei pensieri che affliggono l'animo e il cuore, crea illusioni e false speranze, rimpinsa le persone di paradossi e concetti inimmaginabili.
Eppure cara amica, non spengi la luce della stanza, ma non pretendo che la mia immagine ti venga in mente o che addirittura affligga il tuo cuore, spero solo che la tua voce e il tuo cuore, i tuoi occhi e le tue mani, smettano di tormentarmi, ma quando ciò sarà, camminerei sotto la tua finestra, per cercarli nuovamente.
No cara amica, non piangere, altri giorni ed altri tempi meritano di vedere il tuo sorriso.
No cara amica, la tua fragilità sarà solo il riflesso della tua anima, e a me resterà soltanto quello.
Dopo aver vissuto diciotto anni negli stessi posti desidero rivederli come erano quando avevo dieci anni di meno, sperando che tutto questo tempo non sia passato cosi velocemente, come la celerità di un tornado che attraversa la prateria, come la soddisfazione di quando si gusta un gelato in un giorno di torbida estate.
Di anno in anno ho calpestato lo stesso suolo con idee ed intenzioni diversi, con convinzioni e sofferenze, con gioie e con problemi differenti.
Sai amica, penso che il film è iniziato, ormai è inutile fermarlo, bisogna accettare colpi di scena e innamoramenti, omicidi e tradimenti. E finchè la pellicola non finirà e il cinema non chiuderà e gli inservienti non avranno finito di pulire, dovremmo guardarlo tutto.
Sai amica non nascondo una certa commozione e frustrazione nel scriverti queste parole. Commozione innata, immotivata. Frustrazione perchè so che mi perderò alcuni pezzi, e piango per quelli gia persi, piango per il destino degli uomini, cosi beffardo e indomabile; piango per i giorni che passano e che saranno irripetibili, piango per le amicizie e per gli affetti stroncati.
Ma sai amica, il mio cuore pulsa come la testa in preda ad emicranie, e scrivo ciò di getto, come per sfogare lo tsunami che ho dentro, per alimentare quella fiamma di speranza che ora si attenua, per cercarti e per fare miei i tuoi occhi, le tue mani, il tuo sorriso, e nasconderli in un posto che solo io conosco.
Scusami amica ma non vorrei disturbarti ancora,ma la luce è ancora accesa, hai paura a farti tormentare dalla notte sinistra, e spero che ti coinvolga la mia immagine.
Ti dico ancora amica, infine, che non troverai mai nessuno che ti scriverà e piangerà come sto facendo io. Non conoscerai nessuno che parla con il cuore, non parlerai con nessuno che coglie la vita dal suo lato più odiato e meraviglioso. Io considero la vita un dolce dolore.
Ma ora basta, dormi amica, e se non ti disturbo, resterò a guardare le tue labbra, i tuoi occhi, le tue mani; annuserò i tuoi capelli, pensando di volare e di svegliarmi un giorno qualunque, per poter ancora osservarti e annusarti.
Ciao cara amica.

venerdì 29 gennaio 2010

Ululato,Fuoco,Pensieri

Lento e sommesso l'ululato scandisce il flusso dei pensieri nella mia mente.
Le fiamme del camino catturano l'attenzione degli occhi aprendo porte su mondi mai visti.
Verdi colline e foreste sacre, laghi cristallini e melodie dolci. Silenzio e quiete.
E come il sonno che ci proietta lo sguardo verso un mondo che vediamo ogni notte, ma che non sappiamo raccontare, il calore e le fiamme del fuoco avvolgono i sogni, bruciandoli ed incenerendoli, conservandoli in eterno.
Lento e sommesso l'ululato scandisce il flusso dei pensieri nella mia mente.

venerdì 22 gennaio 2010

A MIO NONNO

E mentre si sedeva sulla sedia sospirava come reduce da una grande fatica.
Il peso degli anni si sente, soprattutto per chi, come te, s'è fatto "nu mazz tant".
La fronte tua dice tutto: quante sofferenze hai patito, quante preoccupazioni ti hanno fatto oscillare, quanto freddo e quanto caldo, quanti sogni e quanti incubi hai provato.
Che Dinastia che hai creato! Quanti sacrifici per mantenere cinque figli più signora, senza pensare che lavoravi solo tu, e che lavoro!
I capelli canuti testimoniano l'esperienza e la saggezza che questi anni ti hanno dato.
E nella penombra della cucina, il punto rosso della immancabile sigaretta, si specchia negli occhi calmi e tranquilli, come di un'orso che giunto l'inverno, si rintana per il letargo.
Spero che questo letargo arrivi il più tardi possibile, perchè la tua figura è una guida, è la via giusta nella perdizione, è l'ambizione di chiunque.

lunedì 11 gennaio 2010

Ti Ricordi

Ti ricordi quando....
eravamo piccoli e giocavamo a nascondino
quando pensavamo sempre a giocattoli e verdi prati
quando vivevamo fuori dai problemi, sempre sicuri che mamma e papà ci avrebbero protetto
quando la sera andavamo a letto presto
quando la mattina piangevamo perchè non volevamo andare a scuola
quando la nonna ci portava sempre a spasso
quando volevamo crescere per fare cose da grandi?

M'accorgo che quei tempi son finiti e sembravano non passare mai, con un senso di rabbia e impotenza capisco che non posso tenermi per sempre affetti e persone vicino a me, così guardo la cima alta e mi incammino.

Ora però, voglio tornare piccolo e giocare a nascondino
voglio pensare sempre ai giocattoli e ai verdi prati
voglio vivere fuori dai problemi, sempre sicuro che mamma e papà mi proteggeranno
voglio andare a letto presto la sera
e mettermi a piangere la mattina perchè non voglio andare a scuola
voglio che la nonna mi riporti a spasso ancora una volta
voglio crescere per fare cose da grandi.

martedì 5 gennaio 2010

L'Infinito

Volo via dal mondo, non c'è più posto qui per me. Il sipario cala su questa vita. Mi sfugge ogni cosa di mano, sono invisibile agli occhi dei più.
Il mio posto è nell'infinito, eterno volare ed ondeggiare in un oblio nero pece, sentendo e vedendo suoni ed immagini dei tempi che furono. La grande giostra sta chiudendo, risa e viaggi che non torneranno mai più. E scivolo rigido in questo infinito oblio, parallelo alla realtà, intrappolato.
Osservo di nuovo i gesti fatti un'era fa, ma da questa angolazione sembrano inutili e futili.
Se solo avessi saputo che sarei andato nell'Infinito! Avrei risparmiato molto, mi sarei dannato di meno. E continuo in questo ondeggiare, oscillare, volare.
Mondo di riflessioni che nell'altra vita nemmeno esistono. Volo solo e rigido, intrappolato, in questo infinito che pur mi piace.