martedì 27 novembre 2012

Lascio a voi il compito di porre un titolo.

Lascio a voi il compito di porre un titolo.
Lascio a voi la responsabilità di innalzare uno steccato, una cornice impermeabile, capace di svalorizzare un'intera opera.
Lascio a voi il compito di ricalcare dai versi un concetto omogeneo che traspare dall'elaborato.
Chissà se le vostre menti riusciranno a penetrare l'artificiosità ermetica delle parole. A scivolare sui cunei appuntiti delle lettere. A carpire l'essenza semantica.
Lascio i vostri occhi vagare tra le granate e le nebbie fitte del poeta. Tra i suoi rami intricati, e le trame del pensiero cosi contorte da sembrare uno stormo di uccelli in continue evoluzioni.
Ma non potete non osservare la vita. Io ci riesco perfino guardando attraverso un bicchiere da caffè.
Il cielo è cosi piccolo che posso scansarlo con le dita.  Sono un gigante con un lungo capello rosso in mano.

mercoledì 7 novembre 2012

Ostaggio della "Perfida Albione"



Ho parlato e riparlato con me stesso, ho strappato dal petto quello che ho dentro e l’ho visto fuoriuscire con le lacrime.  Mi rifiuto di lasciare il fuoco incustodito. Ogni mattina è come cadere, come fare uno scivolone all’indietro, colpa dei miei passi incerti o colpa dei miei occhi pieni di te che non mi fanno vedere tutto il resto. Ho provato a camminare dritto, a far finta che sotto di me non ci sia il vuoto. Ma poi  aprivo gli occhi e dovevo camminare attaccato al muro perché stavo sul bordo di un vulcano. E non sai che significa guardarsi allo specchio e vedere riflesso il tuo volto e i giorni cosi lunghi che mi ricordano che non ci sei. Cerco di trovare un senso, di capire, ma sei troppo lontana per cercare di fare progetti e pensieri.
Mi chiudo nel cantuccio affollato di ricordi che fanno un gran vociare, ma quando mi richiudo la porta alle spalle si zittiscono, mi guardano come fossero studenti e io fossi il professore, prendono posto, ed uno alla volta parlano, iniziano a recitarmi davanti quei momenti;
La vita fa malissimo, ma la cosa che più mi fa male è che non riesco a reagire. Spesso sono cosi sopraffatto che mi manca il respiro, e mi sdoppio, mi vedo frignare e scuoto la testa con le braccia incrociate, vorrei picchiarmi, farmi male, vorrei cercarti e trascinarti qui, mettendoti il cuore in mano, indicandoti il cielo e rivelarti che ciò che porti al dito viene da li, piovuto chissà da dove,  lì dove si ama sinceramente, lì dove corro sempre disperato a cercarti, a cercare conferme, in un posto che somiglia tanto ai tuoi occhi. Un posto dove si vedono i pianeti girare all’impazzata, ed il cielo ed il mare sono un tutt’uno, si alternano, scivolano l’uno dentro l’altro. Un posto in cui ciò che penso prende forma, e le migliaia di parole che rovescio sui fogli si uniscono dando forma al tuo profilo.
Cosi mi ritrovo a farti segnali sbracciandomi, mentre vai avanti persa nella tua vita. Cosi cerco di scuoterti, di parlarti nell’orecchio…mi illudo di poter incidere il tuo cuore, di ricavarmi un posto.
E le parole che dico vorrei farti sentire quanto pesano.
E cerco un senso a ciò che faccio o dico, ma è dura realizzare che la risposta sei tu. E’ dura, perché sei lontana, e sento di avere uno squarcio nel cuore profondo come la distanza che ci separa. 
E' un sentimento nuovo ed irripetibile, perfetto nelle sue contraddizioni, intenso nella sua essenza, nella sua capacità di stravolgermi e farmi sedere sulla cima della montagna ed aspettare la mia luna piena.