mercoledì 23 dicembre 2009

Beati e Perduti

Beato chi si estranea da questo mondo, perchè non verrà contagiato.
Beato chi si interessa delle cose nascoste, in lui c'è della saggezza.
Beato chi non osserva lo sfarzo e l'apparenza, perchè è umile.
Beato chi lotta per la propria idea, perchè capisce che questo mondo non va bene.
Beato chi sogna e ride, perchè non si fa annichilire dalle sofferenze.
Perduto sarà chi si inserisce nella massa.
Perduto sarà chi sorride e piange a comando.
Perduto sarà chi non sa amare.
Perduto sarà chi non avrà speranza.
Perduto saraà chi non avrà voglia di lottare.

lunedì 21 dicembre 2009

Manchi Tu

Chissà se riecheggia nell'aria questo mio pensiero. Eppure è pesante, sento che abbandona
il mio petto e vola via. Vola verso un posto caldo, magari cercando il tuo sguardo.
La vita scorre normale, ma manca un pezzo del puzzle, manca quel pezzo che ricopre una
parte importante della figura, manca l'affetto di cui si nutre un neonato, manca la neve sui monti a dicembre, mancano le passeggiate nelle giornate di sole sui prati verdi, manca la cioccolata calda nelle notti fredde e piovose, quando il mondo sembra voler addormentarsi per sempre.
Ma sento di essermi perso qualche cosa. I pianeti compiono il loro giro, i giorni sembrano eternità, e la speranza di aveti non diminuisce, anzi, divampa come i fuochi di emergenza, come la forza di un bambino nel momento in cui cerca di issarsi sulle sue gambe per la prima volta.
Vedi? Il sole scende, la gente torna a casa, ed io mi incammino solo verso la solita strada.
Domani è un altro giorno.

giovedì 17 dicembre 2009

Notte Tormentata

Al di la della finestra mi osservano. Rimangon fissi a guardarmi.
La luna illumina i loro volti irradiando quei visi scavati e scarni.
Bianche! Bianche pupille mi guardano splendendo come perle
alla luce lunare.
Mi indicano, puntando un dito putrido contro di me.
Paure. Mi osservano e ghignano vedendomi tremare.
Urla taciute, lamenti silenziosi.
Senti?
La luna sussurra cose, galleggia tra le nubi.
Non dormo eppur sogno. Dove inizia la realtà?

martedì 15 dicembre 2009

Uomo Romano

Aravi i campi ogni giorno, certo che il tuo lavoro avrebbe sostenuto la tua famiglia.
Libero passeggiavi nelle verdi distese di quell'impero che ancor oggi riecheggia.
Eri innamorato di una donna che aveva conquistato i cuori di tutto il mondo,
aveva piegato al suo volere intere città ed aveva spezzato qualsiasi lama o scudo che le si fossero contrapposti.
Diverso da tutti gli altri, Uomo Romano eri. Perchè qualunque cuore se strappato dal petto e posto su un piatto di argento avrebbe tremato, mentre il tuo sarebbe stato inerme ed immobile, fermo, calmo, poichè sapeva che si era immolato per la sua eterna Roma.
Contadino per natura ma eterno guerriero, brandivi la falce con una mano e il gladio con l'altra.
Uomo Pio, portatore di civiltà le tue impronte ancora compaiono nel fango di Cartagine e nel suolo della Dacia, ed in gran parte del mondo.
Costretto ad abbandonare il tuo campo e la tua famiglia, per proteggere la Vergine Roma dalle orde oscure che volevano profanarla e distruggere il faro della civiltà, la luce che spiccava nel buio e che molte terre e molti uomini ha salvato dall'oblio.

martedì 1 dicembre 2009

Eterno sognare

E poi più nulla. Eterno sognare.
Turbinio di emozioni. Senti?
Dormono ancora. Paura. Solitudine.

Riflesso nel cielo vedo il destino di ognuno
che si espande nella manna blu come gocce
di olio nell'acqua, andando poi a morire

Ascolta! La marcia finale risuona nel mondo
lenti e sommessi gocciolano, pensieri che volano.
Eterno sognare.

martedì 3 novembre 2009

IO E IL TUTTO

Lasciatemi andare! Inutile trattenermi, non c'è più niente per me qui. Le strade che ho percorso fin da bambino sembrano monotone. Le stesse mura, le stesse case, gli stessi negozi, sembrano un qualcosa d'antiquato.
Piango. No, non credo, ho smesso, non che sia da deboli, ma ho imparato a piangere dentro, ed ogni qual volta che avviene, sento dei brividi scorrere all'interno, brividi che poi scarico sui fogli.
Invidio Leopardi adesso, ed il suo ermo colle, e la sua siepe, che lo costringe ad immaginarsi il suo infinito. Rifletto sulla mia esistenza ed a quella degli uomini tutti. Buio totale.
Immaginare il proprio destino è come incamminarsi bendati per strada.
Non so neanche io cosa scrivere, c'è un cosi intricato intreccio di emozioni che a fatica riesco a parafrasare. E' sera. Penso a Foscolo ed ai grandi poeti. A D'Annunzio, alla sua Ermione, ai loro volti silvani....
Siamo veloci pulsioni che scemano col tempo, destinati a terminare ed a non lasciare alcun segno, ma solo un ricordo che sbiadisce col tempo; si, proprio il tempo...Come vola veloce, sembra un treno che vorresti a volte accelerare,altre volte fermare, e che trascina dietro di sè tutti i tuoi ricordi e molte persone. Mentre tu lo guardi impotente dalla banchina di una sudicia stazione di periferia,per poi girarti ed incamminarti a testa bassa nell'oscurità.
"Chi vuol essere lieto sia,del doman non v'è certezza" diceva DeMedici, e penso che questa frase riassuma il tutto.

lunedì 2 novembre 2009

Piove sulla Città

Eterno Scrosciare. Cade. Solo acqua si vede; solo acqua si sente. Scorre. Lesta, lavando via tutto e donando alla città un volto nuovo, luminoso.
Le luci delle auto sembrano brillantini che rotolano, mentre il cielo buio e piangente, chiude la città in una sfera. Le strade sono deserte, tranne qualche uccello che vola smarrito verso qualche pianta per ripararsi. Dai balconi le lenzuola svolazzano inermi dai fili in balia del vento e della pioggia, mentre lo scroscio d'acqua aumenta d'intensità per poi scemare.
Aumenta. Diminuisce. Aumenta. Diminuisce, lasciando sotto di sè ogni cosa bagnata. Tra le nuvole appare il tuo volto, di pioggia fatto, che sorride, ma non a me; guardi al di là. Ed intanto la mia penna accenna a rallentare sul foglio umido, proprio seguendo il ritmo della pioggia, le cui gocce risuonano di mille melodie a seconda dell'oggetto su cui rimbalzano; ora è l'asfalto, ora i tetti, ora le macchine.
Sta finendo, lo sento, sta terminando, e in cuor mio so che quel che c'era da scrivere è già stato scritto.
Il mio pensiero si posa su Leopardi, immaginando che cosa facesse lui in queste sere. Ma un oggetto svolazzante passa davanti la mia finestra. Il lenzuolo liberatosi dal balcone con una folata di vento vola via, libero, come un'anima che lascia il corpo e va verso il cielo dal quale cadono le ultime lacrime, che scendono suonando come note finali che chiudono la melodia.

sabato 31 ottobre 2009

A STEFANO CUCCHI

Forse aveva sbagliato,forse non era un santo,forse meritava di pagare,ma non doveva essere scempiato e torturato.
Perchè quando si sbaglia si deve dare la possibilità a tutti di rimediare,e anche perchè se uno sbaglia è giusto che paghi,ma in questo paese,proprio in questi ultimi tempi, si fa molto riferimento a ciò che è costituzionale e non,bene,la Costituzione dice che anche in caso di reclusione o fermo giudiziario i diritti umani devono essere rispettati,e che noi abbiamo diritto all'integrità fisica. Probabilmente hanno visto un ragazzo che non voleva piegarsi,un ragazzo che non era proprio un criminale,un ragazzo che aveva sbagliato e che magari aveva deciso di tagliare con quel genere di vita,ma purtroppo a tagliargli la vita sono stati altri.
Chissà se aveva messo in preventivo che avrebbe fatto quella fine,io penso proprio di no;per poi dove morire,In carcere! In mezzo a funzionari di ordine pubblico e statali che dovrebbero scongiurare quel che è successo; vabbè,ma d'altronde stanno rinchiusi giorno e notte nelle segrete di Regine Coeli,ed annoiandosi hanno trovato il loro passatempo.
Caro Stefano,chissà cosa penserai mentre osservi il tuo cadavere martoriato. Chissà il rammarico che attanaglierà i tuoi cari,realizzando che la tua giovane e unica vita è stata falciata via in modo cosi inutile,che è durata come un battito d'ali di un colibrì,e che ormai non ci sei più. Chissà il vuoto e l'incredulità che serpeggeranno dentro la tua casa,insieme a loro,vittime come te di un così occulto ed efferato omicidio. Domani verrai ricordato come un nome e un ragazzo che è morto in carcere solo dopo aver visto inconsapevolmente per l'ultima volta i tuoi familiari magari uscendo di casa e dicendo la rassicurante frase,"Ci vediamo più tardi".

mercoledì 28 ottobre 2009

La Pioggia Nel Pineto


(G.D'Annunzio)


Taci. Su le sogliedel bosco non odoparole che diciumane; ma odoparole più nuoveche parlano gocciole e foglielontane.Ascolta. Piovedalle nuvole sparse.Piove su le tamericisalmastre ed arse,piove su i piniscagliosi ed irti,piove su i mirtidivini,su le ginestre fulgentidi fiori accolti,su i ginepri foltidi coccole aulenti,piove su i nostri voltisilvani,piove su le nostre maniignude,su i nostri vestimentileggieri,su i freschi pensieriche l'anima schiudenovella,su la favola bellache ierit'illuse, che oggi m'illude,o Ermione.Odi? La pioggia cadesu la solitariaverduracon un crepitío che durae varia nell'ariasecondo le frondepiù rade, men rade.Ascolta. Rispondeal pianto il cantodelle cicaleche il pianto australenon impaura,nè il ciel cinerino.E il pinoha un suono, e il mirtoaltro suono, e il gineproaltro ancóra, stromentidiversisotto innumerevoli dita.E immersinoi siam nello spirtosilvestre,d'arborea vita viventi;e il tuo volto ebroè molle di pioggiacome una foglia,e le tue chiomeauliscono comele chiare ginestre,o creatura terrestreche hai nome Ermione.Ascolta, ascolta. L'accordodelle aeree cicale a poco a poco più sordo si fa sotto il pianto che cresce;ma un canto vi si mescepiù rocoche di laggiù sale,dall'umida ombra remota.Più sordo e più fiocos'allenta, si spegne.Sola una nota ancor trema, si spegne,risorge, trema, si spegne.Non s'ode voce del mare.Or s'ode su tutta la frondacrosciare l'argentea pioggia che monda,il croscio che variasecondo la frondapiù folta, men folta.Ascolta.La figlia dell'ariaè muta; ma la figlia del limo lontana,la rana,canta nell'ombra più fonda,chi sa dove, chi sa dove!E piove su le tue ciglia,Ermione.Piove su le tue ciglia neresìche par tu piangama di piacere; non biancama quasi fatta virente,par da scorza tu esca.E tutta la vita è in noi frescaaulente,il cuor nel petto è come pescaintatta,tra le pàlpebre gli occhison come polle tra l'erbe,i denti negli alvèolicon come mandorle acerbe.E andiam di fratta in fratta,or congiunti or disciolti(e il verde vigor rude ci allaccia i mallèoli c'intrica i ginocchi)chi sa dove, chi sa dove!E piove su i nostri vólti silvani,piove su le nostre mani ignude,su i nostri vestimenti leggieri,su i freschi pensieri che l'anima schiude novella,su la favola bella che ieri m'illuse, che oggi t'illude,o Ermione.

martedì 20 ottobre 2009

Cadi...

E questa vita scivola via mentre cerchi un appiglio.Cadi.
Cadi,come una piuma che oscilla alle diverse correnti d'aria,in balia degli eventi.
Cadi,fluttuando nel vuoto nero pece,sentendo dentro di te che sei al capolinea.
I bar chiudono,la gente si affretta,in strada non c'è più nessuno;
finiti quei giorni in cui ridevi,in cui piangevi,in cui VIVEVI.
Nessun canto,nessun sorriso,nessun fiore,solo un sommesso e triste funerale.
E rimarrai solo,abbandonato. Passerano giorni,mesi,anni,cadranno foglie sul tuo marmo bianco,
le incisioni una volta vive sbiadiranno,tutto di quello che hai fatto probabilmente morirà con te,o saranno i posteri a ricordarlo.
E Cadi,cadi sempre più,le immagini ti passano accanto,mentre tendi la mano verso di esse per cercare di portarle con te,ma esse sono inafferrabili.
Ed ecco che sei in mezzo una folla di persone,eppure sei solo,la tua teca di cristallo ti tiene a distanza.
Ed ora sei solo, nella tua teca,mentre vedi lei,che possiede la chiave per entrare e toccarti,ridonandoti quel senso della vita che questa malsana voglia di vivere ha estirpato.

venerdì 16 ottobre 2009




Dove sono cavallo e cavaliere? Dov'è il corno dal suono violento? Dove sono l'elmo e lo scudiero, e la fulgida capigliatura al vento? Dov'è la mano sull'arpa, e il rosso fuoco ardente? Dov'è la primavera e la messe, ed il biondo grano crescente? Son passati come pioggia sulla montagna, come raffiche di vento in campagna; I giorni scompaiono ad ovest, dietro i colli che un mare d'ombra bagna. Chi riunirà il fumo del legno morto incandescente? Chi tornerà dal Mare e potrà mirare il tempo lungo e fuggente? (J.R.R TOLKIEN)

mercoledì 14 ottobre 2009

Speranza

Corro. Le fiamme dietro di me serpeggiano come rettili minacciosi.
Piango,non odo parole familiari e affettuose,ma grida,colpi di spada,fratelli che abbandonano la via.
Cado.Le forze scemano,l'ombra quasi mi ricopre,sto per soccombere.
Ansimo.Ormai non posso più fuggire,n'è gridare,qualcosa lo impedisce,lentamente quella lama gelida che si chiama rassegnazione penetra il mio petto,e le gambe che prima tentavano di drizzarsi ora restano al suolo,come serpenti incantati dal flauto.
E' buio,ho freddo,solitario resto sull'erba umida che odora di morte.
La mia bandiera brucia,e con lei brucio anch'io,vedendo morire ciò che mi cullò da piccolo e mi fece innamorare da grande.
La Lupa Roma mi guarda dall'alto,mentre io abbasso lo sguardo provando vergogna nell'essere vivo ancora e nell'assistere alla sua profanazione.
Il corpo mi duole,non per le ferite,ma per lo sguardo fisso e deluso che lei usa per torturarmi.
Mille grida strazianti assalgono le mie orecchie,le quali copro con le mani chiudendo gli occhi dal tormento,Perchè non muoio ancora?
Speranza. Parola che nella mia mente buia,risuona come un lampo in una notte burrascosa.
Tolgo le mani dalle orecchie,la maestosa lupa ora mi parla:Speranza. Sibila nel mio orecchio,Speranza. Parola dolce come il seno materno.
Speranza,ancora ripete,Speranza....Io ridevo.
Speranza gridai correndo contro l'orda oscura.
Ormai era giorno,la lupa ululava dietro di me mentre mi precipitavo verso gli immondi barbari,il gladio brandivo come chiave di un nuovo impero,come compito da lasciare ai miei fratelli,il mio sangue di li a poco avrebbe ridonato vita al terreno contaminato e arido.
Speranza gridai al mio ultimo assalto,quando finalmente la luce divenne più forte,il petto mi si scuarciò e caddi supino,assaporando quella sensazione di pace. Speranza,rantolavo mentre osservavo piangendo il mio sangue che rinvigoriva le radici di una nuova gioventù. Speranza, i miei fratelli cacciavano le iene nelle rupi ombrose,mentre la Lupa mi accompagnava nei campi elisi,dai quali osservavo la nuova ed imponente Roma che nasceva.

martedì 13 ottobre 2009

IO,ESTRANEO

In punta di piedi esco dalla scena,mi defilo dalla folla,mi allontano dal frastuono.
L’oscurità,si,l’oscurità sarà mia amica,la solitudine condividerò con me stesso,poiché solo di lui mi fido. L’eco delle chiacchiere futili,delle grida isteriche,degli odi feroci si sente appena. Lento e veloce cammino nel buio,incerto su dove andare,disperato su dove non andare. Per strada non c’è nessuno,nei vicoli bui qualche gatto miagola sinistro. Le luci all’interno delle case sono accese,le famigliole sono riunite. Lo schiocco dei sassi calpestati dalle scarpe risuonano nell’aria,umida ed infame. Non un’anima gira,forse sono tutti nel loro nido di caos,tessendo la loro tela come ragni,costretti,purtroppo per loro,a passare senza far accorgere nessuno della loro presenza come tutte le persone,come tutti quei morti che camminano,che non pensano ad altro che all’apparire,al “divertirsi”. Ma che cosa ne sarà del loro passato? Del loro operato? Del loro ridere e gioire per le cose stupide,del loro lavorare? Nulla… Nulla… Nulla che riecheggi nell’eternità,nulla tranne il ricordo impresso nei loro cari,ma è giusto vivere per rimanere impressi solo nelle menti di chi ci vuole bene? Ed in che modo poi? Come verranno ricordati? Forse per essere stati dei genitori premurosi? Per aver fatto dei bei regali alle festività?
Non signore,continuerò a defilarmi,per lasciare integro ed incontaminato il mio IO illuminato.

martedì 6 ottobre 2009

Una notte alla corte

L'arpa magica suonava nella corte in un turbinio di suoni fatati e afrodisiaci,capaci di far uscire l'anima dai corpi dei cortigiani e persino del re. Il fuoco danzava al centro del piazzale,mentre dinanzi ad esso stava il cantore,con gli occhi chiusi,illuminato ad intermittenza dalle fiamme ballerine,mentre pizzicava le corde esili dello strumento. Pareva che il tempo si fosse fermato,che gli astri si fossero fissati in cielo,come se quel momento fosse destinato a durare nei secoli. I cortigiani ascoltavano incantati il cantore il quale in una sorta di trance divino,cantava ridendo,piangendo,lamentando le gesta e i tempi che furono. Tutto l'ambiente era fermo e silenzioso,perfino l'eco della guerra e la paura erano lontani,esclusi da quell'atmosfera, pervasa dalla musica del cantore,e dalla magia del mistero. Il cappuccio marroncino sovrastava il capo del poeta,mentre dalla sua bocca uscivano parole nebulose,futuriste,ardite,vigliacche,vittoriose,perdenti.... La qualità delle sue parole variava a seconda della tipologia di uomo e di periodo che narrava, ma nel suo cuore soffriva, per quella sensazione di nostalgia di un passato non molto ben definito ed astruso.
I tempi fuggivano come cani impazziti,gli uomini perivano,i piccoli crescevano. E l'arpa suonava,illuminata dalle fiamme,che sembrava un oggetto magico testimone del tempo,mentre il cantore lamentava le gesta di eroi e guerrieri dei tempi che furono,delle guerre gloriose,di scudi frantumati,finchè la melodia scemò,le persone si destarono da quell'excursus magico,e l'arpa rimasse si addormentò.

martedì 22 settembre 2009

PENSIERI

Ora c’è silenzio. La confusione è passata. I bar chiudono,per strada non c’è più nessuno.
La pioggia scende rada al suolo,nemmeno i cani randagi si vedono. Credevi di voler vivere tra quella gente,tra discoteche e feste mondane. Ma vedendoti ora,camminare curvo sotto le gocce con gli indumenti puntinati di acqua,gli occhi rivolti verso il basso,senti che qualcosa manca. Tutte le persone sono in casa,a vedere la televisione dopo una pesante giornata di lavoro,e tu,cammini e cammini ancora,con le mani nelle tasche,pensando freddamente e con un po’ di paura, che a casa non ci sarà nessuno ad aspettarti. Non ci sarà lei,che con il suo sorriso e il suo piccolo neo sul suo altrettanto piccolo naso ti verrà incontro ridendo, con il suo sorriso imbiancato dai denti che risaltano contro la sua scura carnagione.
E’ proprio quando giri la chiave nella toppa e senti il chiavistello che si sposta dal muro verso l’interno della porta che qualsiasi speranza di trovare qualcuno a casa svanisce. Come al solito entrerai in casa, getterai il cappotto sul divano,e sbattendo la fronte sul vetro picchiettato dal diluvio,penserai e ripenserai.
Sono tante le cose che ti chiedi; cosa ti impedisce di averla,ma sarai destinato a chiedertelo per sempre,forse,mentre lei sceglierà sempre i peggiori(perlomeno ai tuoi occhi).
La tua teca di cristallo si irrobustisce,diventa ermetica,non fa filtrare nemmeno l’aria che respirano tutti gli uomini e che perciò è infetta; tu sei illuminato,è la realtà,la tua concezione di vita va al di là di quella degli altri. I tuoi programmi preferiti non sono “Uomini e Donne” o “L’isola dei famosi”.

martedì 8 settembre 2009

Pensieri di un Guerriero

Affrettati,ormai è il crepuscolo, si fa buio,la tua bella ti aspetta.
Corri! La battaglia è finita,le ferite dolgono ora,le gambe cedono. La testa risuona di canti,di risa,di urla,di lamenti,di metallo,di sangue,di nero. La luna troneggia sui campi appena seminati. L'estate cessa,l'autunno incombe,le rondini emigrano,gli animali si rintanano, e tu,osservi l'orizzonte reso rosso dal tramonto,mentre raccogli l'ascia e cammini verso casa. Gli alberi come tanti uomini osservano il tuo cammino,fermi,con le loro chiome verdi. Solitudine è libertà,concentrazione,pausa,sollievo,terrore,felicità.
Ormai è buio,le tenebre regnano, e tu, nella tua fortezza di vetro,rimani nella foresta, a pensare alle cose che furono,quelle che saranno, e quelle che forse non saranno mai.

sabato 5 settembre 2009

"IL GRANDE SOGNO" di M. Placido

Il grande sogno di Michele Placido,non è in realtà che una grande bugia. Come si fa a prendere d'esempio un fenomeno come il '68 che ha rappresentato la più grande dispersione valoriale del nostro paese. Come si può fare un film su un anno in cui in Italia i comunisti la facevano da padroni ed in cui non era possibile manifestare od esporre idee un pò troppo "fasciste". Come si può celebrare un film su di un periodo che ha segnato la nostra società,la nostra cultura, il nostro sistema scuola in negativo? Perchè ancora adesso questo sottopotere di sinistra è ancora all'opera e non si può nemmeno attaccare un film che si riferisce al '68? Forse perchè si tocca il nerbo di questo potere occulto che da troppo tempo domina le scuole,la magistratura e in gran parte l'informazione in Italia?
Ha ragione Berlusconi quando si lamenta dell'informazione e dice:"Povera Italia".

La Ninna Nanna della Guerra

Ninna nanna, nanna ninna,er pupetto vò la zinna:dormi, dormi, cocco bello,sennò chiamo FarfarelloFarfarello e Gujermoneche se mette a pecorone,Gujermone e Ceccopeppeche se regge co le zeppe,co le zeppe d'un imperomezzo giallo e mezzo nero.Ninna nanna, pija sonnoché se dormi nun vedraitante infamie e tanti guaiche succedeno ner monnofra le spade e li fucilide li popoli civiliNinna nanna, tu nun sentili sospiri e li lamentide la gente che se scannaper un matto che commanna;che se scanna e che s'ammazzaa vantaggio de la razzao a vantaggio d'una fedeper un Dio che nun se vede,ma che serve da riparoar Sovrano macellaro.Chè quer covo d'assassiniche c'insanguina la terrasa benone che la guerraè un gran giro de quatriniche prepara le risorsepe li ladri de le Borse.Fa la ninna, cocco bello,finchè dura sto macello:fa la ninna, chè domanirivedremo li sovraniche se scambieno la stimaboni amichi come prima.So cuggini e fra parentinun se fanno comprimenti:torneranno più cordialili rapporti personali.E riuniti fra de lorosenza l'ombra d'un rimorso,ce faranno un ber discorsosu la Pace e sul Lavorope quer popolo cojonerisparmiato dar cannone!

(Trilussa).

giovedì 27 agosto 2009

PENSIERI A CASO

Ci sono dei momenti in cui non sai cosa vuoi. Forseè colpa del fancazzismo che ti da tempo di fare questi pensieri o di sentire queste sensazioni, o sarà che si ha bisogno di una donna, ma dopotutto E' UN INNATO SENSO DI ALLERGIAAAAAAA!!!!!!!!

mercoledì 26 agosto 2009

FIGHT CLUB

UN GRANDE COLOSSAL ED UN MIO FILM GUIDA.

da wikiquot.

Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodiché c'è Tyler che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire. Per molto tempo però io e Tyler siamo stati culo e camicia. La gente sempre a chiedermi se sapevo o no di Tyler Durden.Con la canna della pistola schiacciata in fondo alla gola Tyler dice: «Non moriremo sul serio>

Questa è la tua vita e va finendo un minuto alla volta. (cap. 3)
Le cose che una volta possedevi, ora possiedono te. (cap. 5)
La prima regola del fight club è che non si parla del fight club. (ricorrente, cap. 6)
La seconda regola del fight club è che non si parla del fight club. (ricorrente, cap. 6)
Questa è la terza regola del fight club, quando qualcuno dice basta o non reagisce più, anche se sta solo facendo finta, il combattimento è finito. (cap. 6)
Quella che vedi al fight club è una generazione di uomini cresciuti da donne. (cap. 6)
Tyler sotto l'unica luce nell'oscurità del dopo mezzanotte in uno scantinato pieno di uomini, Tyler che snocciola le altre regole: due uomini per combattimento, un combattimento per volta, niente scarpe niente camicia, il combattimento dura finché vogliono i combattenti. (cap. 6)
La settima regola [...] è che se questa è la vostra prima sera al fight club, dovete combattere. (cap. 6)
Forse l'automiglioramento non è la risposta. [...] Forse la risposta è l'autodistruzione. (cap. 6)
Sono un ragazzo trentenne e mi domando se un'altra donna è davvero la risposta che mi occorre. (cap. 6)
No dico io, tutto a posto. Puntami una pistola alla testa e pittura le pareti con le mie cervella. Strepitoso, dico io, davvero. (cap. 7)
La scarpetta di vetro della nostra generazione è il preservativo. Te la infili quando incontri uno sconosciuto. Balli tutta notte, poi lo butti via. Il preservativo, voglio dire. Non lo sconosciuto. (Marla Singer, cap. 8)
Non è perché ti ficchi penne nel culo che diventi una gallina. (Tyler Durden, cap. 8)
È solo dopo che hai perso tutto [...] che sei libero di fare qualunque cosa. (Tyler Durden, cap. 8)
La terza regola del fight club è due uomini per combattimento. (cap. 12)
La quarta regola del fight club [...] è un combattimento alla volta. (cap. 12)
La quinta regola è niente scarpe, [...] niente camicia durante il combattimento. (cap. 12)
Solo distruggendo me stesso posso scoprire il più elevato potere del mio spirito. (cap. 14)
Per questo amo tanto i gruppi di sostegno, se la gente pensa che stai morendo, ti presta tutta la sua attenzione. Se questa può essere l'ultima volta che ti vedono, ti vedono davvero. Tutto il resto finisce fuori della finestra, il conto in rosso e le canzoni alla radio e i capelli in disordine. Hai la loro piena attenzione. La gente ti ascolta invece di aspettare il suo turno per parlare. (cap. 14)
Non c'è niente di statico. Tutto va a pezzi. (cap. 14)[1]
Io sono immondizia e merda e follia per te e questo piccolo mondo del cazzo [...] a te non importa dove vivo o come mi sento o che cosa mangio o che cosa do da mangiare ai miei bambini o come pago il dottore se sto male, sì, io sono stupido e stufo e debole, ma sono sempre e ancore una tua responsabiltà. (cap. 15)
Quello che dice Tyler dell'essere una merda e gli schiavi della storia, così mi sentivo. Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto. Bruciare le foreste dell'Amazzonia. Pompare clorofluoroidrocarburi in cielo a mangiarsi l'ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piattaforme petrolifere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comprare e annerire le spaggie della Costa Azzurra che non avrei mai visto. Volevo che il mondo intero toccasse il fondo. (cap. 16)
Tu non sei un delicato e irripetibile fiocco di neve. Tu sei la stessa materia organica deperibile di chiunque altro e noi tutti siamo parte dello stesso cumulo in decomposizione. (cap. 17)
Quello che devi considerare [...] è la possibilità che a Dio tu non sia simpatico. Potrebbe essere che Dio ti odi. Non è la cosa peggiore che può capitare. (Tyler Durden, cap. 18)
Se il figliol prodigo non avesse mai lasciato casa sua [...] il vitello grasso sarebbe ancora vivo.[2] (cap. 18)
La pubblicità ha spinto questa gente ad affannarsi per automobili e vestiti di cui non hanno bisogno. Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per comperare cose di cui non hanno veramente bisogno. (cap. 19)
Dobbiamo mostrare la libertà a questi uomini e a queste donne rendendoli schiavi e mostrare loro il coraggio spaventandoli. (cap. 19)
Napoleone si vantava di poter addestrare uomini a sacrificare la vita per un nastrino. (cap. 19)
Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rockstar, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto. (Tyler Durden, cap. 22)
Io sono la merda canterina e ballerina del mondo. (cap. 23)
Io sono il sottoprodotto tossico della creazione di Dio. (cap. 23)
Il suo nome è Robert Paulson[3] e ha quarantotto anni. Il suo nome è Robert Paulson e Robert Paulson avrà quarantotto anni per sempre. (cap. 24)
Dato un lasso di tempo abbastanza lungo, per tutti la percentuale di sopravvivenza precipita a zero. (cap. 24)
Noi non siamo speciali. Non siamo nemmeno merda o immondizia. Noi siamo. Noi siamo soltanto e quello che succede succede soltanto. (cap. 30)

martedì 25 agosto 2009

LA FIGURA DEL LUPO

Da un pò di tempo la figura del lupo mi appassiona. Forse perchè mi riconosco un pò in lui per la sua concezione della famiglia in quanto vive in branco,o perchè è simbolo di amicizia,ma anche perchè ha un non so che di misterioso. Ecco degli appunti presi da internet:

Il lupo incarna la doppia veste di bestia selvaggia portatrice di morte e distruzione, e al tempo stesso iniziatore e portatore di conoscenzaAnimale iperboreo, rappresenta la luce primordiale originale e lo si ritrova infatti al centro di tutte le antiche tradizioni nordiche: è l’animale che vede la notte e i suoi occhi al buio sono luminosissimi.Ma il lupo è anche uno degli animali totemici più importanti delle antiche civiltà nomadi; un archetipo che incarna motivi sessuali ancestrali, ancor più paurosi della sua stessa animalitàNelle regioni siberiani esso rappresenta la fecondità. (Marte, il fallo). Per i Mongoli, ad esempio, è l’antenato del conquistatore Gengis Khan: il lupo celeste è il compagno della cerva bianca, che rappresenta la terra da cui nascono eroi e capi di alto lignaggio.La forza e l'ardore in combattimento fanno del lupo un'allegoria guerriera per molti popoli: "Io sono il lupo solitario, mi aggiro in paesi diversi" recita un canto di guerra degli indiani d'America. Il lupo bianco, Fenris fu associato, nei paesi scandinavi arcaici, al dio della vittoria Tyr, ed alla di lui runa Taiwaz.Nella tradizione italiana ci sono tanti "detti popolari" che lo vedono protagonista, sempre nella sua veste spaventosa ("tempo da lupi", "fame da lupi"), oppure ne sottolineano l'aspetto pericoloso ("In bocca al lupo!"), o per la sua istintuale aggressività ("Il lupo perde il pelo ma non il vizio") e molti altri ancora che sembrano metterne in luce la selvatichezza e l'indomabilità quali caratteristiche solo negative. Ma come tutti i simboli, anche il lupo ha una natura ambivalente: la sua gola è la caverna, l'inferno, la notte, l'antro pericoloso il cui passaggio, tuttavia, è necessario poichè porta alla liberazione. Quanto alla sua similarità con il cane che, anche geneticamente è suo antenato, il lupo è anch'esso psicopompo e sorveglia l'entrata del regno dei defunti. Nei musei di Perugia e Volterra sono conservati dei vasi funerari etruschi raffiguranti il lupo che si affaccia dalla caverna in comunicazione con l'altro mondo. Le sue stesse fauci sono simbolo di quell'antro da cui non si fa ritorno… Spirito minaccioso, dunque, ma dotato di grande fascinazione per la potenza che, nel bene e nel male, suscita nella coscienza: come la luce esce dall'ombra, il lupo esce dalla tana e dal bosco. Nella mitologia greca, come incarnazione di Marte, rapresentava il lato distruttore, mentre gli era attribuito un ruolo solare quando era simbolo di Apollo. Il bosco sacro che circondava il suo tempio era chiamato lukaion o regno del lupo; Aristotele vi teneva le sue lezioni: ecco l'origine della parola LICEO.Il lupo è dunque tramite e portatore di una conoscenza che viene dalle tenebre e dal regno delle ombre, per questo è pericoloso: evoca un'idea di forza a stento contenuta, è forse simbolo dell'esperienza archetipica con il numen, che, per definizione, è fuori dal tempo e non è assimilabile ad alcuna altra esperienza precedente. Ed è così profondamente radicato all'inconscio da costituire il ruolo di iniziatore, riscontrabile anche nelle aree dell'Europa del Nord che hanno sviluppato dei miti in proposito. In molte civiltà appare come genitore e fondatore e, in quanto tale, è associato all'idea di fecondità. Una delle leggende a noi più vicine è quella di Romolo e Remo, i gemelli fondatori della città che diverrà il cuore stesso di tutta la Cristianità. Anche i Turchi affermavano di essere stati allevati da lupe - la mitica ASENA, la lupa grigia - e Aristotele racconta che la lupa Leto partorì i gemelli Apollo e Artemide.Altre leggende particolari, anch'esse molto antiche, sono quelle che riguardano la licantropia, ovvero la metamorfosi, nelle notti di plenilunio, degli esseri umani in lupi.