Lascio a voi il compito di porre un titolo.
Lascio a voi la responsabilità di innalzare uno steccato, una cornice impermeabile, capace di svalorizzare un'intera opera.
Lascio a voi il compito di ricalcare dai versi un concetto omogeneo che traspare dall'elaborato.
Chissà se le vostre menti riusciranno a penetrare l'artificiosità ermetica delle parole. A scivolare sui cunei appuntiti delle lettere. A carpire l'essenza semantica.
Lascio i vostri occhi vagare tra le granate e le nebbie fitte del poeta. Tra i suoi rami intricati, e le trame del pensiero cosi contorte da sembrare uno stormo di uccelli in continue evoluzioni.
Ma non potete non osservare la vita. Io ci riesco perfino guardando attraverso un bicchiere da caffè.
Il cielo è cosi piccolo che posso scansarlo con le dita. Sono un gigante con un lungo capello rosso in mano.
Informazioni personali
martedì 27 novembre 2012
mercoledì 7 novembre 2012
Ostaggio della "Perfida Albione"
Ho parlato e riparlato con me stesso, ho strappato dal petto
quello che ho dentro e l’ho visto fuoriuscire con le lacrime. Mi rifiuto di lasciare il fuoco incustodito.
Ogni mattina è come cadere, come fare uno scivolone all’indietro, colpa dei
miei passi incerti o colpa dei miei occhi pieni di te che non mi fanno vedere
tutto il resto. Ho provato a camminare dritto, a far finta che sotto di me non
ci sia il vuoto. Ma poi aprivo gli occhi
e dovevo camminare attaccato al muro perché stavo sul bordo di un vulcano. E
non sai che significa guardarsi allo specchio e vedere riflesso il tuo volto e
i giorni cosi lunghi che mi ricordano che non ci sei. Cerco di trovare un
senso, di capire, ma sei troppo lontana per cercare di fare progetti e
pensieri.
Mi chiudo nel cantuccio affollato di ricordi che fanno un
gran vociare, ma quando mi richiudo la porta alle spalle si zittiscono, mi
guardano come fossero studenti e io fossi il professore, prendono posto, ed uno
alla volta parlano, iniziano a recitarmi davanti quei momenti;
La vita fa malissimo, ma la cosa che più mi fa male è che
non riesco a reagire. Spesso sono cosi sopraffatto che mi manca il respiro, e
mi sdoppio, mi vedo frignare e scuoto la testa con le braccia incrociate,
vorrei picchiarmi, farmi male, vorrei cercarti e trascinarti qui, mettendoti il
cuore in mano, indicandoti il cielo e rivelarti che ciò che porti al dito viene
da li, piovuto chissà da dove, lì dove
si ama sinceramente, lì dove corro sempre disperato a cercarti, a cercare
conferme, in un posto che somiglia tanto ai tuoi occhi. Un posto dove si vedono
i pianeti girare all’impazzata, ed il cielo ed il mare sono un tutt’uno, si
alternano, scivolano l’uno dentro l’altro. Un posto in cui ciò che penso prende
forma, e le migliaia di parole che rovescio sui fogli si uniscono dando forma
al tuo profilo.
Cosi mi ritrovo a farti segnali sbracciandomi, mentre vai
avanti persa nella tua vita. Cosi cerco di scuoterti, di parlarti nell’orecchio…mi
illudo di poter incidere il tuo cuore, di ricavarmi un posto.
E le parole che dico vorrei farti sentire quanto pesano.
E cerco un senso a ciò che faccio o dico, ma è dura
realizzare che la risposta sei tu. E’ dura, perché sei lontana, e sento di
avere uno squarcio nel cuore profondo come la distanza che ci separa.
E' un sentimento nuovo ed irripetibile, perfetto nelle sue contraddizioni, intenso nella sua essenza, nella sua capacità di stravolgermi e farmi sedere sulla cima della montagna ed aspettare la mia luna piena.
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lunedì 3 settembre 2012
Cercare
Hanno coperto il cielo di spicchi di luce velenosa. Mi sento
il petto pesante e ad ogni mio movimento sento la sostanza che lo riempie
rimbalzare contro le pareti del mio corpo, quasi fossi una bottiglia piena d’acqua.
Il vento forte fischia. Spazza il cielo e schiaffeggia il
mare, facendolo schiumare di una rabbia bianca, tanto che riversa il suo grido
sulla spiaggia, trascinando con sé tutto ciò che incontra.
Dalla strada vedo i suoi denti aguzzi che mangiano le dune
di sabbia, e le piante inermi venir sommerse. E due cani che rincorrono quella
furia, spensierati ma sicuramente più saggi di noi.
Lasciano tante impronte sul bagnasciuga, che vengono subito
cancellate dall’acqua. D’improvviso divento triste, con quanta facilità si
cancellano le cose? Vorrei riversare tutto l’odio che ho nel petto e regalarlo
al mare. Allora prendo un sasso e lo scaglio dalla strada verso le fauci umide
e fagocitanti dell’acqua, ma ecco che la pietra si blocca in aria davanti i
miei occhi.
Il vento si placa, e la piccola roccia inizia a roteare su sé
stessa, si illumina perfino, e vola in alto, cozza contro il sole e lo scansa,
spegnendolo ed offendendolo. Allora ecco il buio. E il freddo. Sono atterrito, il
mare urla e impreca davanti a me, i cani guaiscono e corrono, e il sole m’abbandona.
Le stelle stanno dietro di lui e mi guardano ferite e
deluse. Non mi illumina più niente, se non l’ira, il sasso scagliato che ora
alto alto inizia ad accendersi di una luce perlacea e rilassante. Melodica,
armoniosa e morbida, sinistra e silenziosa. Sembra una luna. Allora mi siedo,
mi guardo le mani e sento l’odore pungente del sale che monta dalle onde
furiose. Chiudo gli occhi. Qualche poeta ha detto che il guerriero medita, non
resta passivo a pensare. Mi lascio cullare dalla cornice in cui mi trovo. Entro
in un anfiteatro in cui vedo rincorrersi a bordo delle bighe tutto ciò che mi
appartiene. Vedo speranze e ricordi gareggiare. Vedo il coraggio e i miei
fantasmi scambiarsi un ultimo sguardo e avventarsi l’uno contro l’altro.
E resto fermo. Pervaso dal sale e dal mare, dal cielo, dal
sasso luminoso, dal sole che mi guarda obliquo mentre protegge da me le proprie
stelle. Guardo quelle sensazioni darsi battaglia e ad ogni ferimento avverto
dolore.
Il fragore dei tuoni si aggiunge a quello scenario surreale.
I fari delle macchine ora cominciano ad alternarsi quasi fossero mille lucciole
frettolose, correndo verso chissà dove.
La sensazione sempre più onnipresente che si condensa nell’immagine
di un pianoforte che musica brani celebri ed inediti, ma ai cui tasti non c’è
nessuno, ed il primo stronzo che vi si siede si prende il merito di cosi tanta
genialità.
Mi trovo tra due tramonti e sinceramente non so quale
guardare, sono stanco del sole e della sua smania di mostrare le cose, di illuminare
le spade con cui mi sono ferito e l’assenza dei volti a me cari.
Però poi, quando sono attorniato dall’ombra, lo cerco e lo
invoco. E mi ritrovo a dover fare i conti con me stesso. Certi pensieri non li
posso scacciare, come pure le illusioni; li ospito tutti nella mia camera e la
sera ci parlo; spesso sono talmente tanti che mi soffocano. Ecco. Da qui vedo meglio e c’è più silenzio. Il sole
non è poi cosi molesto e la luna e le stelle mi accompagnano quasi sempre. Sto
in alto, sulla montagna. Quando poi vedo le navi che lasciano il porto e allora
mi precipito. Vedo tanti uomini che passando li per
caso si imbarcano senza fare domande. Gente con ancora la busta della spesa,
con in tasca i soldi dati dalla moglie per comprare il pane. Questa gente ha bisogno
solo di una bottiglia e di un coltello. Questa è gente che chiama fratello
l'individuo con cui ha appena incrociato lo sguardo sulla nave. E' gente che
non sa come è fatto ilsuolo perchè ha sempre vissuto con lo sguardo rivolto al
cielo, riempiendosi gli occhi di stelle.
Quindi si spiegano le
vele e le navi salpano. Vedo la riva farsi sempre più piccola, sento il mare
gonfiarsi ed inglobare l'imbarcazione. Ormai la terra è solo un puntino. I ricordi mi
stanno inseguendo ma li vedo affogare. Eppure, uno rimane a galla, ha il tuo
volto enigmatico e pericoloso. Sorrido amareggiato e mi volto….”avrò in mano
sempre un tuo capello”, pensai.
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mercoledì 4 luglio 2012
Moon
Quando si è in serata ogni cosa può parlarti. Persino dei segni sul muro fatti chissà da chi, vecchi chissà quanto, potrebbero insegnarti qualcosa. Persino le macchie di caffè impresse su un foglio, ti guardano e sorridono. E le foto, ti salutano, ti osservano e forse dentro pensano: "non ti preoccupare."
Si impara da ogni cosa. Dal respiro lento e stanco di tuo padre, che tra poche ore dovrà rialzarsi; dai libri, che solenni ti sovrastano, e che stasera sono tutti chiusi e ti danno le spalle. E poi la luce, che ti fa vedere ma spesso rivela cose brutte; e poi il buio, che ti copre col manto, ti inabissa con il silenzio, e ti fa fantasticare; ti prende per mano e accompagna i tuoi passi in ogni dove.
Non si può nè vivere eternamente al sole, nè (ahimè) nell'ombra. Serve un equilibrio. Ma non so come tu non faccia ad ignorare questo tremore. Senti? Le case scricchiolano, le porte flettono, e l'aria che circola si insinua nelle fessure creando sibili, sossurri. E chissà, forse le correnti recan con sè le mie parole che scappano dalla finestra e si gettano leste nel vuoto, nel vortice d'aria che ora è da te.
Ma la luna è piena, e scusami ma sono troppo preso. Il suo arpione mi prende dall'ombelico e mi trascina a sè, ed allora ecco, sorrido estasiato. Sono innamorato e lei mi sorride, di rimando, abbassando lo sguardo e si nasconde il viso tra i capelli, con gli occhi grandi che mi sbirciano timidi. Non posso lasciarla andare, altrimenti dovrò aspettare un altro ciclo lunare, un altro mese, altri 28 giorni di tenebra, di notti buie ed uggiose. La desidero e la cerco, tra i palazzi alti e le case che la coprono. La luna la guardano tutti, soprattutto se piena, ma a capirla e a sentirla dentro sono solo io. Volteggio nel cielo e la osservo più da vicino...c'è impresso il tuo volto sopra, allora cerco di carezzarti, ma mentre ti sfioro casco giù, e ritorno a guardarti dal basso, mentre fuggi dal sole, stanca degli occhi penetranti, delle dita puntate e dei dubbi che ti gravitano sopra. E così, con le prime luci del mattino, abbasso gli occhi sconsolato, chiudo le finestre, e mi corico sul letto. In mano ho un tuo capello.
Si impara da ogni cosa. Dal respiro lento e stanco di tuo padre, che tra poche ore dovrà rialzarsi; dai libri, che solenni ti sovrastano, e che stasera sono tutti chiusi e ti danno le spalle. E poi la luce, che ti fa vedere ma spesso rivela cose brutte; e poi il buio, che ti copre col manto, ti inabissa con il silenzio, e ti fa fantasticare; ti prende per mano e accompagna i tuoi passi in ogni dove.
Non si può nè vivere eternamente al sole, nè (ahimè) nell'ombra. Serve un equilibrio. Ma non so come tu non faccia ad ignorare questo tremore. Senti? Le case scricchiolano, le porte flettono, e l'aria che circola si insinua nelle fessure creando sibili, sossurri. E chissà, forse le correnti recan con sè le mie parole che scappano dalla finestra e si gettano leste nel vuoto, nel vortice d'aria che ora è da te.
Ma la luna è piena, e scusami ma sono troppo preso. Il suo arpione mi prende dall'ombelico e mi trascina a sè, ed allora ecco, sorrido estasiato. Sono innamorato e lei mi sorride, di rimando, abbassando lo sguardo e si nasconde il viso tra i capelli, con gli occhi grandi che mi sbirciano timidi. Non posso lasciarla andare, altrimenti dovrò aspettare un altro ciclo lunare, un altro mese, altri 28 giorni di tenebra, di notti buie ed uggiose. La desidero e la cerco, tra i palazzi alti e le case che la coprono. La luna la guardano tutti, soprattutto se piena, ma a capirla e a sentirla dentro sono solo io. Volteggio nel cielo e la osservo più da vicino...c'è impresso il tuo volto sopra, allora cerco di carezzarti, ma mentre ti sfioro casco giù, e ritorno a guardarti dal basso, mentre fuggi dal sole, stanca degli occhi penetranti, delle dita puntate e dei dubbi che ti gravitano sopra. E così, con le prime luci del mattino, abbasso gli occhi sconsolato, chiudo le finestre, e mi corico sul letto. In mano ho un tuo capello.
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martedì 15 maggio 2012
Immaginare la realtà
A volte mi piace immaginare lo scalpitio degli zoccoli di un cavallo, che magari trotta per i vicoli di una qualche cittadina con strade lastricate, circondate da mura antiche ricoperte di edera arrampicante che incornicia la finestra della casa di un qualche poeta, avvolto di scartoffie e fogli, penne e libri...ma soprattutto circondato e tormentato da fantasmi e pensieri, che lo prendono per i capelli e lo obbligano, piegandogli il volto sul foglio, a scrivere ciò che dettano, sussurrandogli nelle orecchie parole sommesse e striscianti.
A volte mi piace immaginare la risacca, che lenta ed inesorabile si gonfia e si smorza sull'arenile. E' l'inconfondibile respiro del mare. Però poi mi ritrovo di notte, disteso sulla sabbia, e davanti a me un'immenso volto d'acqua che fischia e urla, spruzza e ringhia verso di me; sento il freddo che sale dai piedi fino alla testa, e questo vento che sembra voglia portarmi con sè; ma quello che più mi fa inorridire, che più scava le viscere, è l'orrenda visione di quel groviglio d'acqua che si alza fino al cielo e che nel turbinio della tempesta mi indica e mi urla nelle orecchie.
E non so dirvi, davvero, come faccio a ritrovarmi nella mia camera, tanto è vera la finzione che la realtà mette nella mia mente. Ma vi giuro, che l'indomani mattina sento il sapore della salsedine in bocca, e le mani piene di sabbia, e le orecchie piene di vento.
Altre volte invece sento solo un gran fragore e vengo sommerso da pareti d'acqua, da scrosci improvvisi che mi rivoltano e mi sollevano, finchè non riaffioro ed inorridisco.....è notte e mi ritrovo in quello spicchio d'acqua striato dalla luce della luna.
A volte mi piace immaginare la risacca, che lenta ed inesorabile si gonfia e si smorza sull'arenile. E' l'inconfondibile respiro del mare. Però poi mi ritrovo di notte, disteso sulla sabbia, e davanti a me un'immenso volto d'acqua che fischia e urla, spruzza e ringhia verso di me; sento il freddo che sale dai piedi fino alla testa, e questo vento che sembra voglia portarmi con sè; ma quello che più mi fa inorridire, che più scava le viscere, è l'orrenda visione di quel groviglio d'acqua che si alza fino al cielo e che nel turbinio della tempesta mi indica e mi urla nelle orecchie.
E non so dirvi, davvero, come faccio a ritrovarmi nella mia camera, tanto è vera la finzione che la realtà mette nella mia mente. Ma vi giuro, che l'indomani mattina sento il sapore della salsedine in bocca, e le mani piene di sabbia, e le orecchie piene di vento.
Altre volte invece sento solo un gran fragore e vengo sommerso da pareti d'acqua, da scrosci improvvisi che mi rivoltano e mi sollevano, finchè non riaffioro ed inorridisco.....è notte e mi ritrovo in quello spicchio d'acqua striato dalla luce della luna.
giovedì 26 gennaio 2012
Volare senza ritorno

Con i giorni che corrono, le notti che saltano, i muri sempre più anneriti e la mente ancora indietro di 1 anno.
Non si può toccare un'aeroplano mentre vola; lo si può guardare che plana, che rivolge il muso all'infinito l'attimo del decollo, ma poi, è distante. Una distanza incolmabile, che ti rimane addosso, sulle spalle.
E poi, come potresti seguirlo, nemmeno con lo sguardo ci riesci. Non gli piace essere guardato, si rifugia tra le nuvole e scappa dietro il sole.
Gli uccelli sembrano diffidare, volano lontano da lui e confabulano tra loro, indicandolo.
Così, con la distanza ormai smisurata e passato il fragore dei motori, si vede solo una scia bianca dietro di se'....Scia bianca che pare una cicatrice, la stessa che si forma sul cuore, quando il nostro aereo personale prende il volo....e porta via con se' qualche cosa a cui teniamo.
E poi non devi far altro che tenerti lo scombussolamento nello stomaco, sorridere amareggiato e andare via...Per esempio mi immagino una strada, di notte, piena di lampioni; poi vedo palazzi, case, luci accese, un signore che porta a spasso il cane; un'ape volteggia. La porta è aperta, entro.
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giovedì 19 gennaio 2012
Flusso di Pensieri
Eccolo li; vedo quell'aquilone che taglia l'aria ed oscilla da una parte all'altra.
E poi, il profumo dei prati, un turbinio di verde davanti gli occhi, come se un pittore si fosse perso la tavolozza piena di verde.
Eppure, adesso, nei disordini e sotto le spire di fumo che si levano dal mio paese, sento solo il lamento del passato. Sento solo lo sgretolarsi del marmo che fu,
sento il respiro stizzito del Padre, e lo scalpitare di mille soldati invisibili.
Ma poi penso. Vedo quel signore che cammina curvo e una vecchia in ciabatte che attraversa la strada.
Un uomo corre tra gli alberi tenendo con le mani un mantello nero. E ora quel mantello lo rivedo steso dal balcone di una palazzina squallida di due piani, dove ci abitano due anziani consunti dalla vita, ognuno preso a fare i conti della propria esistenza; l'uno che smazza le carte con la morte, l'altra che prepara il pranzo solito per i figli che ormai non tornano più per mangiare.
Avere un oceano dentro e non riuscire ad esprimerlo...Un oceano che ribolle e ringhia, che si riversa nel cielo e lo affoga...Un oceano che ha il volto di una donna che sorride e scappa. La vedo ogni notte, col mio cuore in mano che pulsa e lo mangia.
E poi, il profumo dei prati, un turbinio di verde davanti gli occhi, come se un pittore si fosse perso la tavolozza piena di verde.
Eppure, adesso, nei disordini e sotto le spire di fumo che si levano dal mio paese, sento solo il lamento del passato. Sento solo lo sgretolarsi del marmo che fu,
sento il respiro stizzito del Padre, e lo scalpitare di mille soldati invisibili.
Ma poi penso. Vedo quel signore che cammina curvo e una vecchia in ciabatte che attraversa la strada.
Un uomo corre tra gli alberi tenendo con le mani un mantello nero. E ora quel mantello lo rivedo steso dal balcone di una palazzina squallida di due piani, dove ci abitano due anziani consunti dalla vita, ognuno preso a fare i conti della propria esistenza; l'uno che smazza le carte con la morte, l'altra che prepara il pranzo solito per i figli che ormai non tornano più per mangiare.
Avere un oceano dentro e non riuscire ad esprimerlo...Un oceano che ribolle e ringhia, che si riversa nel cielo e lo affoga...Un oceano che ha il volto di una donna che sorride e scappa. La vedo ogni notte, col mio cuore in mano che pulsa e lo mangia.
martedì 3 gennaio 2012
Tra il Canto delle Sirene
E se ti dicessi che non conta nulla. Che il sole, la luna e gli astri siano solo immagini. Che l'aria che respiri soltanto non è che un fon acceso. E se scoprissi che non esiste alcuna terra, alcun mare, e che perfino questa barca sia solo una tavola di legno...Se tu stesso fossi solo un'ombra, cosa faresti?
Cosi, il marinaio, osservando il mozzo che lamentava e delirava guardando l'orizzonte rosso, mentre il mare si ingrossava e il sole si immergeva nel mare, rispose:
"Bè. Ma come può il mio corpo soffrire per nulla. Soffrire per delle pure e semplici emozioni.
Come posso ridere e piangere? Come può il mio cuore sanguinare al solo pensiero di lei.
Non te la puoi prendere con la vita. Guardaci! Circondati da muri d'acqua, alla ricerca di un fazzoletto di terra che nemmeno esiste sulle carte....Eppure gioiamo. Altre mille persone si suiciderebbero se costrette alla nostra vita....Sei in grado tu di dire se il sole esiste o è finto? Sicuramente scotta, ma chissà se anche lui dentro, nel profondo, si rabbuia e piange.
E il mare. Lo sondiamo, ma non senti come parla? Come sussulta? Come volta faccia all'improvviso? Come avverte e come invita? Non senti forse il suo respiro di notte, che ti sussurra nell'orecchio parole strane....E queste ultime poi, le parole, quale oggetto strano....da semplice nullità si trasformano in un' arma così tagliente da reciderti la testa con un sol colpo, con un sol sibilo.
Ma, fratello mio, scruta l'abisso nero, immergi la testa e ascolta, non s'ode nulla, l'aria manca e la testa scoppia di voci, ti sembrerà di morire e subito estrai la testa dall'acqua traendo un respiro profondo. Senti l'aria che entra? Ecco, ci saranno momenti in cui rimarrai incastrato; condannato a non respirare, assordato dal profondo silenzio cupo degli abissi....Desidererai essere morto piuttosto che agonizzare senza aria.
Lo senti? Questo canto soave e sinistro? Son le sirene di Ulisse, che lo tentavano, lo pregavano di tuffarsi per poi affogare lui e la sua ciurma....Ecco, amico mio, questo è l'amore, o meglio, la sua degenerazione.
Cosi, il marinaio, osservando il mozzo che lamentava e delirava guardando l'orizzonte rosso, mentre il mare si ingrossava e il sole si immergeva nel mare, rispose:
"Bè. Ma come può il mio corpo soffrire per nulla. Soffrire per delle pure e semplici emozioni.
Come posso ridere e piangere? Come può il mio cuore sanguinare al solo pensiero di lei.
Non te la puoi prendere con la vita. Guardaci! Circondati da muri d'acqua, alla ricerca di un fazzoletto di terra che nemmeno esiste sulle carte....Eppure gioiamo. Altre mille persone si suiciderebbero se costrette alla nostra vita....Sei in grado tu di dire se il sole esiste o è finto? Sicuramente scotta, ma chissà se anche lui dentro, nel profondo, si rabbuia e piange.
E il mare. Lo sondiamo, ma non senti come parla? Come sussulta? Come volta faccia all'improvviso? Come avverte e come invita? Non senti forse il suo respiro di notte, che ti sussurra nell'orecchio parole strane....E queste ultime poi, le parole, quale oggetto strano....da semplice nullità si trasformano in un' arma così tagliente da reciderti la testa con un sol colpo, con un sol sibilo.
Ma, fratello mio, scruta l'abisso nero, immergi la testa e ascolta, non s'ode nulla, l'aria manca e la testa scoppia di voci, ti sembrerà di morire e subito estrai la testa dall'acqua traendo un respiro profondo. Senti l'aria che entra? Ecco, ci saranno momenti in cui rimarrai incastrato; condannato a non respirare, assordato dal profondo silenzio cupo degli abissi....Desidererai essere morto piuttosto che agonizzare senza aria.
Lo senti? Questo canto soave e sinistro? Son le sirene di Ulisse, che lo tentavano, lo pregavano di tuffarsi per poi affogare lui e la sua ciurma....Ecco, amico mio, questo è l'amore, o meglio, la sua degenerazione.
lunedì 2 gennaio 2012
Sotto La Cortina di Luci
Ogni notte mi ritrovo davanti uno scaffale di un'immensa libreria. Ogni libro messo di traverso sembra un mattone che compone un muro di parole. Se si è in silenzio riuscite a captare perfino lo stridio delle pagine compresse tra loro, che sussultano e piangono, ridono e ardono, a seconda dell'argomento che vi è inciso sopra.
Tra i raggi di luce che filtrano nella penombra della sala, sciami di granelli di polvere svolazzano.
Qui sembra che il tempo non passi. Sembra che aleggi nell'aria una cortina, un velo svolazzante che fa rabbrividire.
Vi sembrerà strana un città al buio, così oscura e abbandonata, silente e disinteressata.
Non mi fido delle città rumorose e lucenti, queste al contrario delle prime, buie, non riescono a vedere le stelle e la luna.
Tra i raggi di luce che filtrano nella penombra della sala, sciami di granelli di polvere svolazzano.
Qui sembra che il tempo non passi. Sembra che aleggi nell'aria una cortina, un velo svolazzante che fa rabbrividire.
Vi sembrerà strana un città al buio, così oscura e abbandonata, silente e disinteressata.
Non mi fido delle città rumorose e lucenti, queste al contrario delle prime, buie, non riescono a vedere le stelle e la luna.
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