Lasciatemi andare! Inutile trattenermi, non c'è più niente per me qui. Le strade che ho percorso fin da bambino sembrano monotone. Le stesse mura, le stesse case, gli stessi negozi, sembrano un qualcosa d'antiquato.
Piango. No, non credo, ho smesso, non che sia da deboli, ma ho imparato a piangere dentro, ed ogni qual volta che avviene, sento dei brividi scorrere all'interno, brividi che poi scarico sui fogli.
Invidio Leopardi adesso, ed il suo ermo colle, e la sua siepe, che lo costringe ad immaginarsi il suo infinito. Rifletto sulla mia esistenza ed a quella degli uomini tutti. Buio totale.
Immaginare il proprio destino è come incamminarsi bendati per strada.
Non so neanche io cosa scrivere, c'è un cosi intricato intreccio di emozioni che a fatica riesco a parafrasare. E' sera. Penso a Foscolo ed ai grandi poeti. A D'Annunzio, alla sua Ermione, ai loro volti silvani....
Siamo veloci pulsioni che scemano col tempo, destinati a terminare ed a non lasciare alcun segno, ma solo un ricordo che sbiadisce col tempo; si, proprio il tempo...Come vola veloce, sembra un treno che vorresti a volte accelerare,altre volte fermare, e che trascina dietro di sè tutti i tuoi ricordi e molte persone. Mentre tu lo guardi impotente dalla banchina di una sudicia stazione di periferia,per poi girarti ed incamminarti a testa bassa nell'oscurità.
"Chi vuol essere lieto sia,del doman non v'è certezza" diceva DeMedici, e penso che questa frase riassuma il tutto.
Informazioni personali
martedì 3 novembre 2009
lunedì 2 novembre 2009
Piove sulla Città
Eterno Scrosciare. Cade. Solo acqua si vede; solo acqua si sente. Scorre. Lesta, lavando via tutto e donando alla città un volto nuovo, luminoso.
Le luci delle auto sembrano brillantini che rotolano, mentre il cielo buio e piangente, chiude la città in una sfera. Le strade sono deserte, tranne qualche uccello che vola smarrito verso qualche pianta per ripararsi. Dai balconi le lenzuola svolazzano inermi dai fili in balia del vento e della pioggia, mentre lo scroscio d'acqua aumenta d'intensità per poi scemare.
Aumenta. Diminuisce. Aumenta. Diminuisce, lasciando sotto di sè ogni cosa bagnata. Tra le nuvole appare il tuo volto, di pioggia fatto, che sorride, ma non a me; guardi al di là. Ed intanto la mia penna accenna a rallentare sul foglio umido, proprio seguendo il ritmo della pioggia, le cui gocce risuonano di mille melodie a seconda dell'oggetto su cui rimbalzano; ora è l'asfalto, ora i tetti, ora le macchine.
Sta finendo, lo sento, sta terminando, e in cuor mio so che quel che c'era da scrivere è già stato scritto.
Il mio pensiero si posa su Leopardi, immaginando che cosa facesse lui in queste sere. Ma un oggetto svolazzante passa davanti la mia finestra. Il lenzuolo liberatosi dal balcone con una folata di vento vola via, libero, come un'anima che lascia il corpo e va verso il cielo dal quale cadono le ultime lacrime, che scendono suonando come note finali che chiudono la melodia.
Le luci delle auto sembrano brillantini che rotolano, mentre il cielo buio e piangente, chiude la città in una sfera. Le strade sono deserte, tranne qualche uccello che vola smarrito verso qualche pianta per ripararsi. Dai balconi le lenzuola svolazzano inermi dai fili in balia del vento e della pioggia, mentre lo scroscio d'acqua aumenta d'intensità per poi scemare.
Aumenta. Diminuisce. Aumenta. Diminuisce, lasciando sotto di sè ogni cosa bagnata. Tra le nuvole appare il tuo volto, di pioggia fatto, che sorride, ma non a me; guardi al di là. Ed intanto la mia penna accenna a rallentare sul foglio umido, proprio seguendo il ritmo della pioggia, le cui gocce risuonano di mille melodie a seconda dell'oggetto su cui rimbalzano; ora è l'asfalto, ora i tetti, ora le macchine.
Sta finendo, lo sento, sta terminando, e in cuor mio so che quel che c'era da scrivere è già stato scritto.
Il mio pensiero si posa su Leopardi, immaginando che cosa facesse lui in queste sere. Ma un oggetto svolazzante passa davanti la mia finestra. Il lenzuolo liberatosi dal balcone con una folata di vento vola via, libero, come un'anima che lascia il corpo e va verso il cielo dal quale cadono le ultime lacrime, che scendono suonando come note finali che chiudono la melodia.
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