Hanno coperto il cielo di spicchi di luce velenosa. Mi sento
il petto pesante e ad ogni mio movimento sento la sostanza che lo riempie
rimbalzare contro le pareti del mio corpo, quasi fossi una bottiglia piena d’acqua.
Il vento forte fischia. Spazza il cielo e schiaffeggia il
mare, facendolo schiumare di una rabbia bianca, tanto che riversa il suo grido
sulla spiaggia, trascinando con sé tutto ciò che incontra.
Dalla strada vedo i suoi denti aguzzi che mangiano le dune
di sabbia, e le piante inermi venir sommerse. E due cani che rincorrono quella
furia, spensierati ma sicuramente più saggi di noi.
Lasciano tante impronte sul bagnasciuga, che vengono subito
cancellate dall’acqua. D’improvviso divento triste, con quanta facilità si
cancellano le cose? Vorrei riversare tutto l’odio che ho nel petto e regalarlo
al mare. Allora prendo un sasso e lo scaglio dalla strada verso le fauci umide
e fagocitanti dell’acqua, ma ecco che la pietra si blocca in aria davanti i
miei occhi.
Il vento si placa, e la piccola roccia inizia a roteare su sé
stessa, si illumina perfino, e vola in alto, cozza contro il sole e lo scansa,
spegnendolo ed offendendolo. Allora ecco il buio. E il freddo. Sono atterrito, il
mare urla e impreca davanti a me, i cani guaiscono e corrono, e il sole m’abbandona.
Le stelle stanno dietro di lui e mi guardano ferite e
deluse. Non mi illumina più niente, se non l’ira, il sasso scagliato che ora
alto alto inizia ad accendersi di una luce perlacea e rilassante. Melodica,
armoniosa e morbida, sinistra e silenziosa. Sembra una luna. Allora mi siedo,
mi guardo le mani e sento l’odore pungente del sale che monta dalle onde
furiose. Chiudo gli occhi. Qualche poeta ha detto che il guerriero medita, non
resta passivo a pensare. Mi lascio cullare dalla cornice in cui mi trovo. Entro
in un anfiteatro in cui vedo rincorrersi a bordo delle bighe tutto ciò che mi
appartiene. Vedo speranze e ricordi gareggiare. Vedo il coraggio e i miei
fantasmi scambiarsi un ultimo sguardo e avventarsi l’uno contro l’altro.
E resto fermo. Pervaso dal sale e dal mare, dal cielo, dal
sasso luminoso, dal sole che mi guarda obliquo mentre protegge da me le proprie
stelle. Guardo quelle sensazioni darsi battaglia e ad ogni ferimento avverto
dolore.
Il fragore dei tuoni si aggiunge a quello scenario surreale.
I fari delle macchine ora cominciano ad alternarsi quasi fossero mille lucciole
frettolose, correndo verso chissà dove.
La sensazione sempre più onnipresente che si condensa nell’immagine
di un pianoforte che musica brani celebri ed inediti, ma ai cui tasti non c’è
nessuno, ed il primo stronzo che vi si siede si prende il merito di cosi tanta
genialità.
Mi trovo tra due tramonti e sinceramente non so quale
guardare, sono stanco del sole e della sua smania di mostrare le cose, di illuminare
le spade con cui mi sono ferito e l’assenza dei volti a me cari.
Però poi, quando sono attorniato dall’ombra, lo cerco e lo
invoco. E mi ritrovo a dover fare i conti con me stesso. Certi pensieri non li
posso scacciare, come pure le illusioni; li ospito tutti nella mia camera e la
sera ci parlo; spesso sono talmente tanti che mi soffocano. Ecco. Da qui vedo meglio e c’è più silenzio. Il sole
non è poi cosi molesto e la luna e le stelle mi accompagnano quasi sempre. Sto
in alto, sulla montagna. Quando poi vedo le navi che lasciano il porto e allora
mi precipito. Vedo tanti uomini che passando li per
caso si imbarcano senza fare domande. Gente con ancora la busta della spesa,
con in tasca i soldi dati dalla moglie per comprare il pane. Questa gente ha bisogno
solo di una bottiglia e di un coltello. Questa è gente che chiama fratello
l'individuo con cui ha appena incrociato lo sguardo sulla nave. E' gente che
non sa come è fatto ilsuolo perchè ha sempre vissuto con lo sguardo rivolto al
cielo, riempiendosi gli occhi di stelle.
Quindi si spiegano le
vele e le navi salpano. Vedo la riva farsi sempre più piccola, sento il mare
gonfiarsi ed inglobare l'imbarcazione. Ormai la terra è solo un puntino. I ricordi mi
stanno inseguendo ma li vedo affogare. Eppure, uno rimane a galla, ha il tuo
volto enigmatico e pericoloso. Sorrido amareggiato e mi volto….”avrò in mano
sempre un tuo capello”, pensai.