lunedì 3 settembre 2012

Cercare


Hanno coperto il cielo di spicchi di luce velenosa. Mi sento il petto pesante e ad ogni mio movimento sento la sostanza che lo riempie rimbalzare contro le pareti del mio corpo, quasi fossi una bottiglia piena d’acqua.
Il vento forte fischia. Spazza il cielo e schiaffeggia il mare, facendolo schiumare di una rabbia bianca, tanto che riversa il suo grido sulla spiaggia, trascinando con sé tutto ciò che incontra.
Dalla strada vedo i suoi denti aguzzi che mangiano le dune di sabbia, e le piante inermi venir sommerse. E due cani che rincorrono quella furia, spensierati ma sicuramente più saggi di noi.
Lasciano tante impronte sul bagnasciuga, che vengono subito cancellate dall’acqua. D’improvviso divento triste, con quanta facilità si cancellano le cose? Vorrei riversare tutto l’odio che ho nel petto e regalarlo al mare. Allora prendo un sasso e lo scaglio dalla strada verso le fauci umide e fagocitanti dell’acqua, ma ecco che la pietra si blocca in aria davanti i miei occhi.
Il vento si placa, e la piccola roccia inizia a roteare su sé stessa, si illumina perfino, e vola in alto, cozza contro il sole e lo scansa, spegnendolo ed offendendolo. Allora ecco il buio. E il freddo. Sono atterrito, il mare urla e impreca davanti a me, i cani guaiscono e corrono, e il sole m’abbandona.
Le stelle stanno dietro di lui e mi guardano ferite e deluse. Non mi illumina più niente, se non l’ira, il sasso scagliato che ora alto alto inizia ad accendersi di una luce perlacea e rilassante. Melodica, armoniosa e morbida, sinistra e silenziosa. Sembra una luna. Allora mi siedo, mi guardo le mani e sento l’odore pungente del sale che monta dalle onde furiose. Chiudo gli occhi. Qualche poeta ha detto che il guerriero medita, non resta passivo a pensare. Mi lascio cullare dalla cornice in cui mi trovo. Entro in un anfiteatro in cui vedo rincorrersi a bordo delle bighe tutto ciò che mi appartiene. Vedo speranze e ricordi gareggiare. Vedo il coraggio e i miei fantasmi scambiarsi un ultimo sguardo e avventarsi l’uno contro l’altro.
E resto fermo. Pervaso dal sale e dal mare, dal cielo, dal sasso luminoso, dal sole che mi guarda obliquo mentre protegge da me le proprie stelle. Guardo quelle sensazioni darsi battaglia e ad ogni ferimento avverto dolore.
Il fragore dei tuoni si aggiunge a quello scenario surreale. I fari delle macchine ora cominciano ad alternarsi quasi fossero mille lucciole frettolose, correndo verso chissà dove.
La sensazione sempre più onnipresente che si condensa nell’immagine di un pianoforte che musica brani celebri ed inediti, ma ai cui tasti non c’è nessuno, ed il primo stronzo che vi si siede si prende il merito di cosi tanta genialità.
Mi trovo tra due tramonti e sinceramente non so quale guardare, sono stanco del sole e della sua smania di mostrare le cose, di illuminare le spade con cui mi sono ferito e l’assenza dei volti a me cari.
Però poi, quando sono attorniato dall’ombra, lo cerco e lo invoco. E mi ritrovo a dover fare i conti con me stesso. Certi pensieri non li posso scacciare, come pure le illusioni; li ospito tutti nella mia camera e la sera ci parlo; spesso sono talmente tanti che mi soffocano. Ecco. Da qui vedo meglio e c’è più silenzio. Il sole non è poi cosi molesto e la luna e le stelle mi accompagnano quasi sempre. Sto in alto, sulla montagna. Quando poi vedo le navi che lasciano il porto e allora mi precipito. Vedo tanti uomini che passando li per caso si imbarcano senza fare domande. Gente con ancora la busta della spesa, con in tasca i soldi dati dalla moglie per comprare il pane. Questa gente ha bisogno solo di una bottiglia e di un coltello. Questa è gente che chiama fratello l'individuo con cui ha appena incrociato lo sguardo sulla nave. E' gente che non sa come è fatto ilsuolo perchè ha sempre vissuto con lo sguardo rivolto al cielo, riempiendosi gli occhi di stelle.
 Quindi si spiegano le vele e le navi salpano. Vedo la riva farsi sempre più piccola, sento il mare gonfiarsi ed inglobare l'imbarcazione. Ormai la terra è solo un puntino. I ricordi mi stanno inseguendo ma li vedo affogare. Eppure, uno rimane a galla, ha il tuo volto enigmatico e pericoloso. Sorrido amareggiato e mi volto….”avrò in mano sempre un tuo capello”, pensai.

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