A volte mi piace immaginare lo scalpitio degli zoccoli di un cavallo, che magari trotta per i vicoli di una qualche cittadina con strade lastricate, circondate da mura antiche ricoperte di edera arrampicante che incornicia la finestra della casa di un qualche poeta, avvolto di scartoffie e fogli, penne e libri...ma soprattutto circondato e tormentato da fantasmi e pensieri, che lo prendono per i capelli e lo obbligano, piegandogli il volto sul foglio, a scrivere ciò che dettano, sussurrandogli nelle orecchie parole sommesse e striscianti.
A volte mi piace immaginare la risacca, che lenta ed inesorabile si gonfia e si smorza sull'arenile. E' l'inconfondibile respiro del mare. Però poi mi ritrovo di notte, disteso sulla sabbia, e davanti a me un'immenso volto d'acqua che fischia e urla, spruzza e ringhia verso di me; sento il freddo che sale dai piedi fino alla testa, e questo vento che sembra voglia portarmi con sè; ma quello che più mi fa inorridire, che più scava le viscere, è l'orrenda visione di quel groviglio d'acqua che si alza fino al cielo e che nel turbinio della tempesta mi indica e mi urla nelle orecchie.
E non so dirvi, davvero, come faccio a ritrovarmi nella mia camera, tanto è vera la finzione che la realtà mette nella mia mente. Ma vi giuro, che l'indomani mattina sento il sapore della salsedine in bocca, e le mani piene di sabbia, e le orecchie piene di vento.
Altre volte invece sento solo un gran fragore e vengo sommerso da pareti d'acqua, da scrosci improvvisi che mi rivoltano e mi sollevano, finchè non riaffioro ed inorridisco.....è notte e mi ritrovo in quello spicchio d'acqua striato dalla luce della luna.
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