martedì 20 luglio 2010

Faccio come Baudelaire

Sono l'unico che riflette quando vede un uccello che vola nel cielo, alto e solo, ignaro sulla destinazione.
Sono l'unico a vivere tra due universi, uno fatto di macchine, morte, dolore, impegni, stress...
l'altro fatto di boschi e mari, prati e colline, montagne e lupi....aquile persino e un'amaca che ondeggia nell'universo, sopra le nuvole delle montagne.
Mentre cammino per strada, mentre vado in metro, quando sono al mare, le vedo! Le querce enormi della Norvegia, i cervi che mangiano guardinghi. I biondi guerrieri. Vedo la vita passata, sento le pagine sfogliate giorno dopo giorno di questo libro che arriverà alla fine, dopo la quale verrà chiuso e verrà sommerso da una spessa coltre di polvere. Cadrà nel dimenticatoio, lasciando posto ad altri miliardi di libri.
Sento la lama lenta e fredda del rimorso, sento il brivido febbricitante della vita, sento la rabbia dell'insoddisfazione, del tormento amoroso, dell'immagine onnipresente di lei.
Un'altra stupida poesia, un'altro stupido sfogo.
Mi riempie di tristezza vedere il tempo andare avanti, vedere le immagini sbiadirmi davanti, vedere il lento declino, la rottura degli equilibri, i rapporti altilenanti.
La quotidianità mi fa vomitare, laa schiavitù mi spaventa, la realtà non mi appartiene.
Io vivo come un lupo dinanzi un branco di iene, che irridono e infamano.
Nella realtà sono un pesce fuor d'acqua, sono un muto che non può esprimere la sua essenza, sono l'uomo invisibile.
Torno alle mie cose, ai miei sogni, al mio mondo. Torno nell'universo che mi si addice, ma con un'orecchio teso verso di voi......non sia mai che venissi interpellato.

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