venerdì 20 agosto 2010

Santa Lucia

Il cielo non è più lo stesso; n'è l'aria, n'è il suo odore. Le enormi montagne sembrano aver lasciato un vuoto. Sento ancora il loro peso addosso, sento ancora l'odore dell'erba ricoperta dall'umidità della notte; non sento il silenzio dolce e mortale del giorno, non sento il suolo irregolare sotto i miei piedi, non sento più l'odore della casa appena sveglio.
E poi le notti, e poi i giorni, le albe e la pace, i ricordi e le speranze.
Le stelle brillavano così tanto che bisognava osservarle con gli occhiali.
I giorni si perdevano, il cervello usciva dalla testa e andava a riposarsi. Il verde che i miei occhi hanno guardato così a lungo, ancora rimane impresso nell'iride, nel cuore.
Con rammarico penso all'inverno, alla neve candida che ricoprirà il tutto. Alla solitudine che si abbatterà sul paese.
Immagino com'era cinque anni fa e ripenso alle persone che non ci sono più, alle cose andate perdute e che, ormai ne ho la certezza, non ritorneranno più, perse per sempre, come gli orecchini che cadono dall'orecchio mentre si balla.
Il paesaggio cambia, i vecchi immortali muoiono, e gli alberi spariscono. La panchina ahimè è sempre più vuota, i volti sorridenti ora mutano la smorfia in un'espressione seria.
I suoi occhi ci osservano mentre sudati la solleviamo: è la nostra penitenza, la nostra epurazione! la nostra protezione!

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