Dalla cima più alta alla valle più verde, dal bosco più fitto al prato più secco, dal ghiacciaio più alto al lago più basso, il grido si espande.
Non per collera, sembra più un raptus, una follia pura. Eccolo, il nero mantello svolazza dalla cima mentre l'uomo urla.
Le mani piegate sulla testa, gli occhi carichi di follia, la bocca aperta in un sorriso deformato. Eran quegli occhi a incutere timore, un timore carico di fanatismo, di perfetta malvagità, che accoglieva la vita, quella nuova, mentre irrideva quella passata guardandola dall'alto del monte.
L'urlo ora si andava incastrando nella gola, tranciando l'aria che aveva intorno, quasi a schiaffeggiare la città sottostante, presa nelle sue follie, nel suo esaurimento quotidiano, nei suoi complessi adolescenziali.
Le vene affioravano sulla pelle del viso, lo sforzo dell'uomo mentre urlava era intenso........quasi vomitasse la sua anima dannata, come un indemoniato che fugge l'acqua santa.
Era il segno dell'essenza umana che moriva nell'industria, nel lavoro e nell'economia; era l'abbrutimento dello spirito che si perdeva, che disconosceva la vita, che volava libero, puro, guardando poi l'inferno dall'alto e disperandosi per i morti che vi rimanevano.
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mercoledì 17 novembre 2010
Anche lo spirito si ribella
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