Eccolo li; vedo quell'aquilone che taglia l'aria ed oscilla da una parte all'altra.
E poi, il profumo dei prati, un turbinio di verde davanti gli occhi, come se un pittore si fosse perso la tavolozza piena di verde.
Eppure, adesso, nei disordini e sotto le spire di fumo che si levano dal mio paese, sento solo il lamento del passato. Sento solo lo sgretolarsi del marmo che fu,
sento il respiro stizzito del Padre, e lo scalpitare di mille soldati invisibili.
Ma poi penso. Vedo quel signore che cammina curvo e una vecchia in ciabatte che attraversa la strada.
Un uomo corre tra gli alberi tenendo con le mani un mantello nero. E ora quel mantello lo rivedo steso dal balcone di una palazzina squallida di due piani, dove ci abitano due anziani consunti dalla vita, ognuno preso a fare i conti della propria esistenza; l'uno che smazza le carte con la morte, l'altra che prepara il pranzo solito per i figli che ormai non tornano più per mangiare.
Avere un oceano dentro e non riuscire ad esprimerlo...Un oceano che ribolle e ringhia, che si riversa nel cielo e lo affoga...Un oceano che ha il volto di una donna che sorride e scappa. La vedo ogni notte, col mio cuore in mano che pulsa e lo mangia.
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giovedì 19 gennaio 2012
Flusso di Pensieri
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