martedì 6 ottobre 2009

Una notte alla corte

L'arpa magica suonava nella corte in un turbinio di suoni fatati e afrodisiaci,capaci di far uscire l'anima dai corpi dei cortigiani e persino del re. Il fuoco danzava al centro del piazzale,mentre dinanzi ad esso stava il cantore,con gli occhi chiusi,illuminato ad intermittenza dalle fiamme ballerine,mentre pizzicava le corde esili dello strumento. Pareva che il tempo si fosse fermato,che gli astri si fossero fissati in cielo,come se quel momento fosse destinato a durare nei secoli. I cortigiani ascoltavano incantati il cantore il quale in una sorta di trance divino,cantava ridendo,piangendo,lamentando le gesta e i tempi che furono. Tutto l'ambiente era fermo e silenzioso,perfino l'eco della guerra e la paura erano lontani,esclusi da quell'atmosfera, pervasa dalla musica del cantore,e dalla magia del mistero. Il cappuccio marroncino sovrastava il capo del poeta,mentre dalla sua bocca uscivano parole nebulose,futuriste,ardite,vigliacche,vittoriose,perdenti.... La qualità delle sue parole variava a seconda della tipologia di uomo e di periodo che narrava, ma nel suo cuore soffriva, per quella sensazione di nostalgia di un passato non molto ben definito ed astruso.
I tempi fuggivano come cani impazziti,gli uomini perivano,i piccoli crescevano. E l'arpa suonava,illuminata dalle fiamme,che sembrava un oggetto magico testimone del tempo,mentre il cantore lamentava le gesta di eroi e guerrieri dei tempi che furono,delle guerre gloriose,di scudi frantumati,finchè la melodia scemò,le persone si destarono da quell'excursus magico,e l'arpa rimasse si addormentò.

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