mercoledì 17 marzo 2010

Un Giorno

Un giorno, mi siederò nella vecchia baita sui monti. Prenderò la mia penna d'oca e con lo sguardo perso all'esterno guardando dalla finestra ed osservando le aquile che volteggiano in aria, le nubi fisse come quadri attaccati al muro e il cielo finto come un velo, inizierò a vivere per davvero.
Ci sarà forse la mia lei che canterà con i suoi capelli dorati,
ci sarà il lento scorrere del tempo scandito dalla pioggia che cadrà sulle montagne circostanti, cambiando suono a seconda della superificie sulla quale si infrangeranno,
ci saranno gli ululati che mi faranno addormentare la notte,
ci sarà il mio fratello lupo con il quale piangerò implorando la luna piena,
ci saranno sossurri e sospiri che entreranno nella baita di notte, giungendo alle mie orecchie.
Ascolterò le voci delle montagne, eterne fonti di saggezza ed equilibrio.
Saprò, un giorno, addormentarmi sotto un'enorme quercia, pensando ai tempi d'oro e alle arpe sonanti, agli scudi infranti e alle grida dei guerrieri simili a squilli di trombe nei giorni di festa;
Brucerò, un giorno, sulle pire ardenti, colpevole di aver sognato troppo.

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