
Lasciatemi volare nel cielo azzurro e nel mare blu; Ho un appuntamento che non può essere rimandato. Sono l'uomo che fugge la vita e va a passeggio con la morte, sono l'essenza mortale dell'avventura, dell'estremo, del naufragare solo nell'Oceano nero.
Tra la vita e le sue incomprensioni, le sue insignificanti paranoie, il suo stress conformista,
io scalo la parete ghiacciata del monte più alto. Parlo con animali che mi ascoltano e mi seguono fino alla fine.
E chissà, chissà se alla fine il veleno della realtà, l'invidia dei vili in mezzo a quella sabbia mi abbia voluto spezzare.
Spezzare le ali ad un uccello che compie il suo ordinario volo, strappare i sogni di un bambino.
Chissà se quella macchina non si fosse ribaltata e la mia spina dorsale fosse ancora integra, chissà se davvero sarei arrivato in braccio a Dio, a irridermi di lui dopo aver varcato la nuvola più alta,
dopo aver attraversato fuoco e acqua, per dimostrare che le ali di un sognatore non si perdono mai.
Ma i sognatori, si sà, sono presi in giro, e spesso vengono sbalzati da cavallo violentemente come fossero cowboyes in un rodeo.
Mi resta l'amaro in bocca, osservo quel monte dalla mia sedia a rotelle con rabbia e impotenza.
Non respiro più, non vivo più, ma presto volerò verso quelle vette, quei mari, quei ghiacciaci che mi appartengono.
Già ti vedo io, che sali l'ultima roccia e affannato, ti togli gli occhiali da sole e dalle nuvole osservi noi, povere formiche, che viviamo frenetici, troppo impegnati per sollevare la testa.
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